Mobilità

Ecco perché Brembo sgomma in Pirelli (ma Tronchetti frena sulla fusione)

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pirelli

Che cosa cambia con l’ingresso di Brembo nell’azionariato di Pirelli? E quali sono i veri obiettivi del gruppo presieduto da Bombassei? I numeri, le parole di Tronchetti Provera, il commento di Bertone e le analisi di Sole 24 Ore e Repubblica

Sprint in Borsa per Pirelli. Il gruppo dei pneumatici sgomma a Piazza Affari, in controtendenza rispetto al listino, grazie all’ingresso nel capitale di Brembo e sulla scia delle mosse dell’investitore cinese Yishun Niu.

Quali scenari si aprono? Ecco i fatti e il commento di Ugo Bertone, giornalista, editorialista ed esperto del settore, sentito da Start Magazine. 

L’INGRESSO DI BREMBO

A sorpresa Brembo, la società automotive fondata dalla famiglia Bombassei, entra in Pirelli con il 2,43%. La mossa rappresenta “un approccio non speculativo e di lungo periodo”, ha spiegato il gruppo specializzato in sistemi frenanti.

Brembo “ha deciso autonomamente di investire in Pirelli, azienda che per storia, brand, leadership e propensione all’innovazione, rappresenta come Brembo un’eccellenza particolarmente significativa nel settore di riferimento”, ha annunciato l’azienda presieduta da Alberto Bombassei.

L’AZIONARIATO DI PIRELLI

Brembo è il terzo azionista del gruppo Pirelli. La società si piazza, per numeri, dietro alla Camfin di Marco Tronchetti Provera, che possiede l’11%, e dietro ChemChina, primo socio al 45%.

PIRELLI SALE IN BORSA

Il titolo guadagna in mattinata il 4,1% a 3,4 euro, in decisa controtendenza rispetto all’andamento del listino.

LE PAROLE DI TRONCHETTI PROVERA

Non ci sono progetti di fusione tra Pirelli e Brembo. Lo ha chiarito il ceo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, nell’ambito di un appuntamento organizzato dall’Associazione stampa estera secondo quanto riportato da Reuters. Tronchetti ha precisato di aver saputo dell’investimento a posteriori e di non aver giudicato l’operazione come ostile: “Siamo contenti lo abbiano fatto”, ha dichiarato Tronchetti. A proposito della situazione delle attività industriali frenate dall’emergenza coronavirus, il ceo di Pirelli ha affermato che al momento sono operativi gli impianti cinesi mentre per resto delle attività ci potrebbe essere una ripresa graduale a partire dai giorni successivi alla Pasqua.

MOSSA CONCORDATA?

Sembrerebbe, dunque, che Pirelli avrebbe saputo del nuovo ingresso solo dalle comunicazioni ufficiali, secondo le cronache odierne. “E’ strano che Pirelli non ne sapesse nulla, ma è anche vero che la partecipazione è piccola e questo potrebbe giustificare la mossa a sorpresa. D’altronde i prezzi di Pirelli sono abbordabili e l’azionariato è in evoluzione”, dice Ugo Bertone.

ALTO VALORE STRATEGICO

“Più che un valore finanziario – continua Bertone – l’ingresso di Brembo in Pirelli ha un alto valore strategico. La società della famiglia Bombassei era impegnata, fino ad ora, in un’operazione di ricerca di nuovi partner. Ora la società è passata a una fase successiva, l’azienda si è resa conto che è necessario stringere le fila, è importante fate sistema”.

BREMBO PUNTA AI CINESI?

Entrare nell’azionariato di Pirelli, dunque, “potrebbe essere occasione per entrare in contatto con i cinesi, e con tutta la filiera. Bombassei sta cercando di stringere le fila della filiera, guardando anche all’alternativa alla tradizionale via tedesca. Il legame tra Brembo e i tedeschi non finisce qui, ma merita di essere ampliato. Il massimo, per Bombassei, sarebbe entrare in contatto con Tesla. L’entrata in Pirelli, dunque, è la prima di tante mosse che Brembo potrebbe attuare in futuro”.

FUSIONE IN VISTA?

E allora, l’ingresso in Pirelli è stato solo la giusta occasione di cui era in attesa Brembo da tempo? La società di Bombassei era interessata ad un salto dimensionale e negli scorsi anni è più volte circolata l’idea di una fusione proprio tra Brembo e Pirelli.

Che la mossa sia il preludio di un futuro matrimonio? “No” secondo Ugo Bertone. “Una fusione non ha più senso, perché Pirelli è cinese ed è legata al sistema cinese, seppur entro certi limiti perché non conviene perdere l’italianità dell’azienda. E se ci fosse una fusione, significherebbe che Pechino si è presa la Brembo e non sarebbe una prospettiva positiva per l’Italia. Quella di Bombassei è solo una mossa di sistema: creare legami solidi in vista di un aumento della concorrenza”.

LO SCENARIO INVOCATO DA PENATI

Diverso lo scenario che si è augurato giorni fa l’economista ed editorialista Alessandro Penati, che su Repubblica, nell’inserto Affari & Finanza, invocava Bombassei per Pirelli, come riportato da Start Magazine. Con un approccio sovranista, Penati per Pirelli auspicava nella sua rubrica sul dorso economico-finanziario del lunedì del quotidiano diretto da Carlo Verdelli la nascita di un “vero campione nazionale” con un altro grande imprenditore: “Mi viene in mente la Brembo di Bombassei, per esempio. E’ solo una mia fantasia, ma sognare non costa nulla”.

LE SINERGIE

Quali sarebbero le sinergie su costi e ricavi di una fusione? “In una fase di mercato delicato, si riequilibrerebbe la posizione finanziaria in un colpo: Brembo a fine 2019 aveva 515,2 milioni di margine operativo e solo 346,2 milioni di debito; Pirelli viceversa al netto delle componenti straordinarie, aveva 1,3 miliardi di margine e oltre 3 miliardi di passività. Le due aziende insieme ridurrebbero la leva sotto le due volte, ottimizzando i flussi di cassa in tempi in cui è indispensabile avere tutta la flessibilità possibile anche per fare nuovi investimenti”, ha scritto oggi il quotidiano Repubblica.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

L’ingresso della famiglia Bombassei, per il Sole 24 ore, dovrebbe “risponde innanzitutto a logiche finanziarie legate alla sottovalutazione del titolo. Pirelli ha registrato un sensibile calo con la capitalizzazione che oggi supera di poco i 3 miliardi contro i 4,8 miliardi del 19 febbraio scorso, prima che la pandemia Coronavius scoppiasse. Non a caso anche i soci di riferimento della società della Bicocca, ChemChina e Camfin, hanno annunciato un piano di rafforzamento legato alla sottovalutazione del titolo”

LE MOSSE DI CHEMCHINA

E in effetti, proprio con questo obiettivo, il primo azionista di Brembo, ChemChina, ha comprato 1,2 milioni di azioni della Bicocca (pari allo 0,12% del capitale), attraverso la controllata Marco Polo International Italy. E solo lo scorso 20 marzo, insime alla stessa Camfin, aveva dato via libera all’acquisto di una quota fino all’1,5% di Pirelli.

VERSO PARTNERSHIP TRA CAMFIN E LONGMARCH

Intanto, si apre la possibilità di una partnership tra Camfin, azionista di Pirelli con il 10% circa, e Longmarch dell’investitore cinese Yishun Niu. Le due società hanno sottoscritto un Memorandum d’intesa preliminare (non vincolante) per valutare una potenziale partnership strategica per nel private equity ivi incluso il settore healthcare.

La possibile partnership tra Camfin e Longmarch, la cui governance andrà a Camfin, potrebbe detenere la partecipazione in Pirelli per un totale del 10% (5,19% del capitale Pirelli e le ‘call option’ su complessive 48.900.000 azioni Pirelli, pari al 4,89%).

NESSUN COLPO DI SCENA IN VISTA

L’operazione non comporterà alcuna sorpresa nella governance di Pirelli. Nella nota in cui Camfin annuncia la partnership, Camfin sottolinea la solidità della partnership di lungo periodo avviata nel 2015 con ChemChina e la stabilità nel tempo degli attuali assetti di governance in Pirelli.

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