Il consiglio di amministrazione di Pirelli ha respinto la proposta della compagnia statale cinese Sinochem (la maggiore azionista con una quota del 34,1 per cento) di scorporare le attività sugli pneumatici intelligenti Cyber Tyre. Una manovra pensata per evitare, in teoria, di entrare in conflitto con le nuove normative statunitensi, che dalla metà di marzo vieteranno la vendita delle tecnologie cinesi per i “veicoli connessi” per ragioni di sicurezza.
L’IMPORTANZA DEI CYBER TYRE E DEL MERCATO AMERICANO PER PIRELLI
I Cyber Tyre sono degli pneumatici dotati di sensori capaci di raccogliere dati e di “dialogare” in tempo reale sia con i sistemi di bordo dell’automobile, sia con le infrastrutture stradali smart. La dirigenza di Pirelli la considera una tecnologia core, cioè centrale, e non intende separarla dal resto dell’azienda.
Al di là di questo, Pirelli sta cercando di evitare la messa al bando dei suoi prodotti negli Stati Uniti: un esito del genere potrebbe avere un impatto drammatico sui suoi conti, dato che il mercato americano vale un quinto delle entrate.
IL CDA BOCCIA LA PROPOSTA DI SINOCHEM
Giovedì 5 febbraio il consiglio di amministrazione di Pirelli ha stabilito, con nove voti favorevoli e cinque contrari, che le attività Cyber Tyre “devono continuare a essere esercitate e sviluppate in modo pienamente integrato, anche sul piano funzionale e organizzativo, con tutte le altre attività” del gruppo.
Secondo il management di Pirelli, lo scorporo del segmento Cyber Tyre, oltre a non bastare a garantire la conformità con la legge statunitense, “minerebbe in modo irreversibile il modello integrato di business, dove tecnologia e innovazione, sviluppo del prodotto, produzione e commercializzazione vivono in un costante interscambio di informazioni e dati”. Il resto del gruppo, poi, ne risulterebbe impoverito dal punto di vista tecnologico, il che ne comprometterebbe il vantaggio competitivo e la capacità innovativa. Non solo: Pirelli non potrebbe più utilizzare liberamente i brevetti dei Cyber Tyre, rimanendo così priva “del know-how strategico in piena contraddizione con i principi alla base dello statuto della società”.
L’operazione, infine, “si tradurrebbe in minori sinergie e in maggiori costi legati alla necessità di duplicare strutture operative”.
I cinque voti contrari alle valutazioni dell’amministratore delegato Andrea Casaluci sono stati quelli di Chen Aihua, Zhang Haitao, Chen Qian, Fan Xiaohua e Tang Grace.
GLI ACCORDI SU CYBER TYRE
Pirelli, si legge nel comunicato, “è stata la prima a sviluppare e a lanciare una tecnologia hardware e software, il Cyber Tyre, che dialoga in tempo reale con i sistemi dell’autovettura”. La tecnologia è stata adottata “da alcune fra le principali case auto Prestige” ed è stata l’oggetto di accordi per il monitoraggio delle reti stradali e autostradali con Anas, Movyon (parte del gruppo Autostrade per l’Italia) e la Regione Puglia.
I CONTRASTI TRA CAMFIN E SINOCHEM
A fine gennaio Camfin – cioè la holding del vicepresidente esecutivo Marco Tronchetti Provera, secondo azionista con il 25,3 per cento assieme a Mtp Spa – ha comunicato alla presidenza del Consiglio dei ministri che non rinnoverà il patto parasociale su Pirelli con Sinochem, che scadrà il prossimo 18 maggio.
Parallelamente, Sinochem – più precisamente la controllata China National Tire & Rubber – ha notificato all’esecutivo sia il mancato rinnovo del patto parasociale, sia la proposta di segregazione di Cyber Tyre in una società a parte, sia le modifiche al meccanismo di nomina dei membri del consiglio di amministrazione di Pirelli.
I contrasti tra gli azionisti hanno causato, ieri, una leggera discesa del titolo di Pirelli in borsa, dello 0,3 per cento.




