Mobilità

Perchè un robot al volante rende la guida meno sicura

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La guida assistita pregiudica la sicurezza dell’uomo al volante

Un robot dovrebbe distrarsi meno dell’uomo, essere più attento e non sentire la stanchezza, nemmeno dopo chilometri e chilometri di strada. Dovrebbe, o meglio, dovrà. Al momento tutte le auto in circolazione hanno solo guida assistita: frenata automatica, parcheggio facilitato, correzione della traiettoria quando si tende ad uscire dalla corsia, cruise control adattativo e allarme per i veicoli che transitano nel punto morto dello specchietto.

Anche se il robot non prende il posto dell’uomo completamente, dovrebbe certamente aiutare. E invece l’uomo tende a distrarsi più facilmente, mettendo a rischio la propria vita. A lanciare l’allarme è Adrian Lund, presidente dell’Insurance Institute for Highway Safety. Ma andiamo per gradi.

I sei livelli di auto a guida autonoma

Dicevamo, qualche auto a guida autonoma è già su strada. Tesla ha già installato nelle sue vetture il sistema auto-pilot che prende il controllo dell’auto sotto stretto controllo del conducente. Ma le vere driverless car non sono ancora in mano agli uomini comuni, servono nuove regole e nuove infrastrutture.

La SAE – Society of Automotive Engineers (ente internazionale di normazione nel campo dell’industria aerospaziale, automobilistica e veicolistica) ha stabilito sei livelli di guida autonoma.

guida autonomaLivello 0. Si tratta di auto dotate di sistemi di sicurezza che ci avvertono di alcuni aspetti della guida e di certe condizioni della strada, ma che in nessun caso possono prendere il controllo dell’auto.

Livello 1. In questa categoria rientrano le auto dotate almeno del sistema di mantenimento della corsia, ovvero di un sistema che interviene con piccole correzioni dello sterzo per mantenere l’auto in corsia, e di controllo della velocità adattivo.

Livello 2. Si tratta di auto dotate di sistemi che permettono al guidatore di togliere le mani dal volante momentaneamente, senza però che distolga l’attenzione dalla strada.

Livello 3. La vettura procede autonomamente, senza intervento umano, su tratti stradali mediamente controllati come autostrade e superstrade. Il sistema di guida autonoma in questo caso deve essere attivato espressamente dal guidatore, che deve prestare sempre attenzione.

Livello 4. L’auto può fare a meno dell’attenzione del guidatore, ma solo quando la vettura può contare su tutte le informazioni necessarie sull’ambiente circostante e sul percorso. Si tratta del livello dei modelli più avanzati attualmente in fase di prove, come quelli ad esempio di Google e Uber.

Livello 5. Nessun prototipo ancora di vetture di questo tipo: il veicolo non dipende in nessun caso dall’intervento umano e i passeggeri a bordo dell’auto possono disinteressarsi completamente del percorso.

I robot al volante distraggono l’uomo

La tecnologia dovrebbe aiutare. E invece, i robot che assitono la guida anziché peggiorano la sicurezza al volante. Come si legge su Detroit News, infatti, la guida assistita è uno dei principali motivi di incidenti (almeno su territorio americano).

Secondo Adrian Lund, presidente dell’Insurance Institute for Highway Safety, parte dei 40.000 decessi per incidente registratisi nel 2016 sono dovuti, non solo alla crescente congestione sulle strade e all’aumento della velocità media, ma anche e soprattutto alla distrazione da parte di chi sta al volante, certo che in casi di pericolo il robot assistente alla guida possa sostituirlo e salvarlo. Dunque, tutti quei sistemi che assistono – frenata automatica, parcheggio facilitato, correzione della traiettoria quando si tende ad uscire dalla corsia, cruise control adattativo e allarme per i veicoli che transitano nel punto morto dello specchietto- portano l’automobilista ad avere un eccesso di fiducia nei confronti della tecnologia.

“L’industria dell’auto è molto preoccupata per questi effetti indesiderati legati alla diffusione dei nuovi sistemi di bordo ed è impegnata a trovare e perfezionare modi per obbligare le persone ad essere concentrate sulla guida anziché essere incollati ai loro smartphone”, ha commentato Mark Wakefield, direttore generale e responsabile del settore automotive di AlixPartners LLP.

Le soluzioni

Le case automobiliste sanno bene che la guida assistita non è guida autonoma. Ed è per questo che stanno studiando tecnologie che impongono all’uomo di essere sempre vigile e attento (o almeno si spera). Il sistema ProPilot Assist della Nissan, per esempio, obbliga il veicolo a fermarsi se il guidatore non tiene le mani su volante per più di 30 secondi. Nelle Cadillac, invece, arriverà il Super Cruise: l’uomo può lasciare il volante, ma è obbligato a guardare la strada.

Auto a guida autonoma: dobbiamo ancora attendere (tanto)

Smettere di guidare e farsi scarrozzare da una vettura è ancora un ideale. Non solo perchè la tecnologia ci sta ancora lavorando su, ma anche perchè una guida di questo tipo necessita di nuove regole e di nuove infrastrutture che dialoghino costantemente con l’auto. Insomma, di un nuovo ambiente urbano.

Ci vorranno anni perchè l’auto a guida autonoma si diffonda. E se è vero che le prime vetture accessibili al pubblico vedranno la luce nel 2020, è vero anche che costeranno talmente tanto che è come se accessibili non lo fossero. Almeno queste sono le previsioni di Rolf Bulander, il Presidente del settore Mobility Solution di Bosch.

“Il futuro della guida autonoma è diviso in due scenari – ha spiegato – cioè quello della mobilità a bassa velocità e quello delle strade in cui ci si muove a velocità maggiori, anche elevate”. E se per il primo scenario è già pronti al debutto, per i livelli di guida autonoma più elevati si è a lavoro (insieme a Mercedes).

guida autonoma“Per funzionalità superiori al Level 3 sarà indispensabile il ricorso alla intelligenza artificiale, sui cui stiamo lavorando assieme a Nvidia. Attraverso l’A.I. l’automobile dovrà imparare a muoversi in tutte le situazioni di traffico e di ambiente esterno, esattamente come fa un giovane che deve prendere la patente e inizia con la scuola guida da condizioni semplici. I prezzi delle auto Level 4 e Level 5 saranno molto elevati per la presenza di sistemi, compresi i sensori, il cui costo è nell’ambito delle cinque cifre. Ed è questa la ragione per cui i primi clienti saranno nell’ambito business”, ha spiegato Bulander.

“Aziende come Uber, che può far operare l’auto a guida autonoma 24 ore su 24 e che può eliminare i costi degli autisti, possono far diventare profittevole l’acquisto e l’uso di un veicolo a guida autonoma”, ma per un privato il discorso è diverso. I comuni cittadini potranno aver accesso alla tecnologia solo “quando il mondo business avrà fatto diffondere le auto senza pilota”.

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