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Perché Pellegrini di Quattroruote tampona Gabanelli del Corriere della sera

L'ultimo Data Room di Milena Gabanelli mette nel mirino il parco macchine aziendale e i relativi sussidi - diretti e non - che secondoT&E, tra le principali associazioni europee schierate a favore dell'auto elettrica, favorirebbe quelle inquinanti. Non è d'accordo però Gian Luca Pellegrini, direttore della rivista Quattroruote, che parla di un articolo con "sembianze dell'inchiesta" ma che sarebbe in realtà "un'arringa" caratterizzata da "povertà del contraddittorio" al fine di "persuadere" l'opinione pubblica anziché "informarla". E su LinkedIn sono in molti a dargli ragione. Il dibattito sull'auto elettrica continua?

L’ultima puntata del “Data Room” di Milena Gabanelli per il Corriere della Sera dal titolo “Auto aziendali inquinanti, ogni anno 14 miliardi  di sostegni pubblici. Perché?” non è piaciuta molto al direttore editoriale di Quattroruote, Gian Luca Pellegrini (a lungo direttore della testata stessa in cui scrive dal ’77) che, anzi, attraverso il suo LinkedIn, ne cassa senza appello tanto il contenuto quanto il modo in cui viene presentato.

LE CRITICHE DI PELLEGRINI AL REPORTAGE DI GABANELLI

“La tecnica – argomenta Pellegrini – è quella che in gergo si chiama ‘pezzo a tema’. Si parte da una conclusione – in questo caso, che l’Italia sussidia scandalosamente le auto endotermiche mentre dovrebbe spingere verso l’elettrico – e si assemblano a ritroso i materiali che quella conclusione confermano. Il risultato ha le sembianze dell’inchiesta, ne adotta il lessico, ne mima la postura analitica, ma è un’altra cosa: è un’arringa con la grafica del reportage. Non perché i dati riportati siano falsi – non lo sono – ma perché la loro selezione operata a monte impedisce al lettore di accedere agli elementi che renderebbero il ragionamento davvero informativo anziché meramente persuasivo”.

Le accuse rivolte al modo in cui è stato costruito l’ultimo Data Room sono insomma importanti: non informa, persuade. Ma Pellegrini va oltre riscontrando “povertà del contraddittorio. Su una materia che vede schierate su posizioni divergenti interi comparti industriali, governi, associazioni di settore e istituzioni, il pezzo raccoglie essenzialmente due voci: Transport & Environment, che è una advocacy organization con una posizione pubblica dichiarata, e un singolo ricercatore del CNR la cui posizione sul tema è altrettanto pubblica e altrettanto orientata. Non c’è un costruttore. Non c’è un rappresentante della filiera componentistica. Non c’è un esperto di geopolitica delle materie prime. Non c’è nemmeno una seconda voce scientifica che offra una lettura diversa dei medesimi dati. Da qui derivano le argomentazioni a senso unico”.

E, ancora: “L’ibrido viene smontato con una citazione della Commissione europea e della Corte dei conti europea. I biocarburanti liquidati con una singola voce contraria, presentata come verdetto definitivo. L’idrogeno sbrigato in un inciso parentetico. Non si menziona il mix elettrico italiano, pur essendo variabile dirimente per valutare le emissioni reali di un veicolo a batteria. Non si menziona la dipendenza dalla Cina sulle batterie e sui materiali critici. Non si menziona il costo sociale della transizione per le fasce di reddito che oggi guidano utilitarie di quindici anni. Il tutto serve serve a stabilire che esista una sola tecnologia adulta e che tutte le altre sono diversivi, capricci politici, manovre dilatorie”.

Quindi Pellegrini sposta il focus delle proprie critiche direttamente su Milena Gabanelli: “Un autore può avere tutte le convinzioni che vuole sulla transizione ecologica, può auspicare l’accelerazione dell’elettrificazione, può considerare l’attuale sistema di sussidi italiano un’aberrazione. Ciò che non può fare, se vuole mantenere il patto giornalistico, è costruire un pezzo in cui le sue convinzioni diventano l’unico orizzonte possibile, in cui ogni dato converge verso la conclusione già scritta, in cui le voci che dissentono sono o assenti o caricaturali. Questo non è informare: è orientare l’opinione pubblica”.

CHI E’ D’ACCORDO E CHI NO

Scorrendo il post, sono tante le personalità del settore a supportare la tesi di Pellegrini. Scrive, per esempio, Andrea Cardinali, direttore generale della Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri: “Un articolo davvero superficiale e approssimativo, che non fa un buon servizio nemmeno alla “causa” dell’elettrico. Sono riusciti anche a riportare numeri errati attribuendoli a UNRAE…”.

Va oltre Pier Luigi del Viscovo del Centro Studi Fleet&Mobility che sostiene persino che i dati su cui poggia il Data Room del Corriere della Sera non siano corretti: “i dati sono falsi. 1. Oltre 700mila auto immatricolate ad aziende. Ma dove? Ma quando? 2. Mischia emissioni fossili con inquinamento. La CO2 NON inquina e il clima lo altera (posto che sia vero, e non lo è) dal basso del suo 1% sul totale. 3. Misura la CO2 in Italia, come se fosse una sostanza a impatto regionale, mentre lo è solo a livello globale. 4. Le sostanze inquinanti quale il PM dipende solo in minima parte dallo scarico e molto più da gomme e freni, presenti su tutte le auto, e moltissimo dalla polvere della strada sollevata”.

Tra i commenti fa capolino anche quello di Maria Leitner, storico volto della rubrica Tg2 Motori: “Quanto hai ragione Gianluca, dovresti scriverlo a chi ha fatto l’articolo, auspico un giorno un confronto vero tra parti in cui l’intermediario sia davvero non di parte”. Qua e là si solleva anche qualche voce contraria, come quella di Maurizio Maggiore, che dal suo profilo risulta aver lavorato nella Commissione europea: “Mi sembra povero il suo di argomento. Non dimostra in alcun modo in cosa sono sbagliate le posizioni di T&E e Armaroli. Spoiler: non lo sono”. Il direttore editoriale di Quattroruote a sua volta replica: ” “Non perché i dati riportati siano falsi – non lo sono -…”. Oh, c’è letteralmente scritto. Vedo che lei lavorava in Commissione: adesso capisco meglio molte cose”.

Sotto segue la solita baruffa social. Ennesima testimonianza del fatto che la transizione energetica applicata al settore dell’auto ha scisso il settore in tifoserie e non riesce a essere trattats con la serietà – e l’imparzialità – che meriterebbe data l’importanza dell’industria a livello europeo, il numero di occupati e i miliardi in ballo?

 

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