Mobilità

Ecco come e perché le regioni del nord picchiano il governo sul trasporto pubblico locale

di

Mit Conte Tpl

Che cosa succede fra regioni e governo sul trasporto pubblico locale. L’intervento di Marco Foti

 

Era ora. Lo scriviamo da sette mesi, evidenziando le diverse criticità: distanziamento fisico, offerta dei servizi, capacità di carico, regole uniche sulla pianificazione e sulla governance, economia ed efficienza dei conti, trasferimenti alle aziende.

Durante il question time del 28 ottobre alla Camera il presidente del Consiglio ha dichiarato che le Regioni hanno utilizzato solo “120 milioni dei 300” messi a disposizione per rafforzare il Tpl. Sulla stessa lunghezza d’onda la ministra De Micheli evidenziando che le Regioni “hanno confermato di aver già provveduto a incrementare i mezzi per le tratte di maggior domanda utilizzando 120 dei 300 milioni messi a disposizione dal Governo, che hanno consentito l’utilizzo, e la messa in linea, di 2mila mezzi di trasporto privati aggiuntivi. Gli enti locali hanno confermato di aver potenziato i controlli, da parte del personale, soprattutto sulle banchine, dove nella nostra attività ispettiva abbiamo verificato esserci maggiore criticità. Sono tutti consapevoli che sono ancora disponibili, da qui alla fine dell’anno, 180 milioni di euro. Credo che sia bene, prima di tutto, completare l’utilizzo delle risorse messe a disposizione per poi, nel 2021, incrementarle ulteriormente“.

Ognuno potrà pensare che tutto si è risolto. Ebbene no.

In una nota congiunta degli assessori regionali ai Trasporti di Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria e Friuli Venezia Giulia inviata agli organi di stampa il giorno successivo al question time si apprende giusto il contrario di quanto dichiarato alla Camera.

Gli assessori ai trasporti ricordano che “Al governo abbiamo più volte ribadito che i finanziamenti statali destinati al trasporto pubblico locale per l’emergenza sanitaria (500+400 milioni) non sono sufficienti per far fronte al potenziamento dei servizi e alla riduzione dei ricavi delle aziende di Tpl. Sorprende dunque che il ministro De Micheli sostenga di non aver ricevuto dalle Regioni richieste di risorse aggiuntive: la nostra posizione è stata portata all’attenzione dell’esecutivo in tutte le sedi utili comprese le riunioni formali, non ultima quello dello scorso 30 agosto, fermo restando che le Regioni chiedono al governo di affrontare seriamente il tema del Tpl da fine marzo”.

In sostanza è quanto sosteniamo noi da illo tempore.

Per cui, dove si colloca il corto circuito, sempre se vi è un corto circuito?

All’utente, che ogni mattina è impegnato nell’utilizzo del mezzo pubblico per raggiungere la propria destinazione, questo poco importa. All’utente importa che il mezzo (bus, tram, metro o treno che sia) ci sia innanzitutto, che vi siano rispettate le condizioni indicate dal Cts prima e dal Mit dopo, in termini di distanziamento fisico (e non sociale), assembramento, distributori di igienizzante e così via.

Perché purtroppo, come abbiamo già abbondantemente evidenziato, nelle ore di punta il sistema del Tpl non è facilmente accessibile in condizioni di sicurezza. Dobbiamo ricordare sempre che gli spostamenti delle persone sono tutelati dal diritto alla mobilità (art. 16 della Costituzione Italiana).

Si apprende che sarà programmata a breve una riunione al Mit con tutti i portatori di interessi. Bene, siamo certi che la ministra De Micheli saprà cogliere questa opportunità per avviare un percorso serio di riorganizzazione generale del Tpl in Italia, lasciato per troppo tempo a se stesso ed in balia degli eventi che caratterizzano il territorio italiano.

Sono finiti i tempi in cui “si deve mettere una pezza” per riparare al danno subito. Occorre una visione strategica dell’intero sistema. La pandemia probabilmente cambierà radicalmente le abitudini degli spostamenti, la domanda di mobilità subirà una significativa alterazione.

È giunto il momento di intervenire in modo strutturale e coordinato fornendo linee guida alle regioni ferme e certe per una pronta ripartenza, supportate da misure economiche adeguate alla straordinarietà del periodo storico.

Io ancora ci credo. E voi?

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