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Perché la Gigafactory di Italvolt non sorgerà in Campania

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Gigafactory italvolt

Che cosa succederà sulla Gigafactory di Italvolt. L’intervento di Raffaele Apetino, segretario generale Fim Cisl Campania

 

Investire nel Mezzogiorno è un impegno che sottoscrivono da sempre governi e partiti nazionali e regionali, nelle loro campagne elettorali ma che puntualmente disattendono nel momento in cui c’è da lavorare seriamente e impegnarsi fattivamente per difendere il tessuto industriale nella nostra Regione.

Ennesima beffa in ordine di tempo è quella relativa alla Italvolt, società fondata da Lars Carlstrom appositamente per realizzare la prima Gigafactory in Italia. Un impianto dedicato alla produzione e stoccaggio di batterie a ioni di litio per veicoli elettrici.

Un investimento dalla portata di circa 4 miliardi di euro da qui al 2024 che si stima darà lavoro ad oltre 4mila lavoratori e lavoratrici diretti più un indotto di piccole e medio-aziende che potrebbe creare un’occupazione di circa 13mila nuovi posti di lavoro. Il nuovo impianto con la propria produzione punterà a rispondere in maniera puntuale alla crescente domanda di batterie in Europa, in gran parte proveniente dall’industria automotive, ma anche dal settore aerospazio e ferroviario che entro il 2030 aumenterà a livello globale di 17 volte fino a circa 3.600 gigawatt, dietro solo alla Cina.

La nuova frontiera della trasformazione tecnologica verso l’elettrico che il regolatore europeo ha fissato al 2025 per il settore automotive, è un passaggio cruciale per l’industria metalmeccanica in Campania, che se non affrontata in modo controllato rischia di travolgere la nostra regione generando una emorragia di posti lavoro.

La Campania attraverso la presenza industriale di Stellantis (ex FCA) a Pomigliano, Napoli e Pratola Serra (AV) occupa circa 8000 dipendenti diretti ed oltre 15000 dell’indotto, un settore quello dell’automotive che incide per oltre il 4% del Pil della regione.

L’area industriale in Campania a partire da Pomigliano d’Arco non solo è collegata all’autostrada ma è ben collegata con l’aeroporto e il porto di Napoli e Salerno. Un elemento non di poco conto visto che il litio viene estratto in Africa e pertanto avrebbe offerto un indubbio vantaggio anche dal punto di vista logistico. Ci sono poi gli spazi, le infrastrutture e l’Università di Ingegneria della Federico II che sono stati pilastri importanti per far nascere un grande polo delle batterie in Campania.

Purtroppo, la visione miope e il silenzio generale da parte del Presidente della Regione Campania sul futuro dell’industria metalmeccanica è disarmante, ed anche i proclami e le rivendicazioni sul 30% di decontribuzione sui nuovi assunti servono a poco quando la giunta regionale a partire dal presidente De Luca non sta mettendo in campo nessuna azione strutturale in grado di arginare la desertificazione industriale e occupazionale in Campania a partire dalla vertenza Whirpool di Napoli.

Come Fim Cisl insieme alla Cisl Campania abbiamo da tempo avanzato richiesta di incontro con l’Assessorato alle attività produttive e del Lavoro per aprire un confronto su quali iniziative possiamo mettere in campo per difendere e rilanciare l’industria metalmeccanica anche in virtù dell’arrivo dei fondi europei dettati dal recovery fund.

È necessario agire subito se vogliamo salvare la nostra industria metalmeccanica e soprattutto mettere al riparo il futuro di migliaia di lavoratori e lavoratrici già profondamente colpiti dalla pandemia del Covid-19 in una regione dove ogni posto di lavoro è un presidio di legalità

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