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Perché i porti preoccupano anche Biden

Opec Biden

Le navi cariche di merci ferme ai moli dei porti americani e i depositi strapieni sono solo alcuni dei simboli della congestione della supply chain. Fatti e commenti sulla crisi della catena di approvvigionamento che attanaglia gli States

 

Scaffali dei supermercati mezzi vuoti per milioni di americani, ritardi nelle consegne dei beni di consumo quotidiani e delle materie prime per le aziende. È caos per l’intera supply chain e il sistema logistico degli Stati Uniti. Le strozzature della catena di approvvigionamento hanno già fatto aumentare i prezzi e minato la ripresa globale.

COSA TEME BIDEN

Il presidente Usa, Joe Biden, corre ai ripari contro quella che potrebbe essere la prossima crisi della sua amministrazione: la congestione della supply chain. I rallentamenti e le strozzature della catena di fornitura rischiano infatti di compromettere, insieme alla ripresa e alla fiducia dei consumatori, le festività natalizie.

Per questo Biden ha convocato un vertice con operatori portuali e autotrasportatori, sindacati e grandi aziende invocando una partenship pubblico-privata per fronteggiare l’emergenza perché, ha ricordato il Presidente, “le merci non si muoveranno da sole” ed è quindi indispensabile collaborare.

I tre colossi Walmart, FedEx e UPS, come scritto giorni fa da Start, hanno risposto alla chiamata annunciando che estenderanno anche loro gli orari lavorativi.

Squilibri tra la domanda in forte espansione e l’offerta in ritardo, carenze di manodopera, aumento nei costi e scarsità di beni e componenti rischiano di scatenare destabilizzanti spirali di inflazione.

Ma i problemi della catena di approvvigionamento sono solo una delle diverse sfide economiche che l’amministrazione Biden deve affrontare poiché anche la crescita dell’occupazione è rallentata bruscamente negli ultimi due mesi.

PERCHÉ È IN CORSO LA CRISI

Il problema, scrive Il Sole24Ore, starebbe nelle falle lungo l’intera supply chain e il sistema logistico Usa, ma anche nell’inadeguatezza dei porti americani che va dalle rigidità organizzative alla scarsa digitalizzazione. Il Container Port Performance Index, una classifica della Banca mondiale, citata dal quotidiano economico, riferisce che i porti Usa sono assenti dai primi 50 terminal internazionali.

L’amministrazione Biden non è la prima volta che cerca di affrontare i problemi della catena di approvvigionamento. Già poco dopo essere entrato in carica, Biden aveva firmato un ordine esecutivo che dava il via a un’ampia revisione dei prodotti che erano in carenza, tra cui i semiconduttori e gli ingredienti farmaceutici.

Ha quindi creato una task force durante l’estate per affrontare le carenze più urgenti e poi ha scelto un ex funzionario dei trasporti dell’amministrazione Obama, John Porcari, come nuovo “inviato dei porti” per aiutare a far fluire le merci.

PORTI SEMPRE IN ATTIVITÀ

Il porto di Los Angeles, il più trafficato della costa pacifica americana resterà aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, come ha già deciso tre settimane fa quello vicino di Long Beach.

“Questo è il primo passo chiave”, ha detto Biden, “per spostare la nostra intera catena di trasporto merci e di approvvigionamento logistico a livello nazionale verso un sistema 24/7”. Lo stesso che vige nella maggior parte dei Paesi più ricchi, ha ricordato il Presidente, aggiungendo che questo sistema non ha coinvolto gli Stati Uniti “finora”.

I due scali che rimarranno ora sempre aperti rappresentano l’ingresso del 40% dei container negli Stati Uniti, ma stanno anche affrontando il peggior collo di bottiglia del Paese con 80 navi cariche di merci ferme in attesa ai moli.

COSA PREVEDONO GLI ESPERTI

Secondo gli esperti, tuttavia, gli sforzi non basteranno a risolvere un’emergenza iniziata da mesi e destinata a durare anche nel 2022, se non addirittura per tutto il 2023.

Moody’s Analytics avverte che le interruzioni della catena di approvvigionamento prima di vedere un miglioramento continueranno a peggiorare. “I controlli alle frontiere, le restrizioni alla mobilità e la mancanza di un Green Pass globale hanno creato una tempesta perfetta in cui la produzione mondiale sarà ostacolata perché le consegne saranno in ritardo, i costi e i prezzi aumenteranno e la crescita del PIL a livello mondiale non sarà così robusta”, ha scritto Moody’s nel suo rapporto.

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha abbassato le previsioni di crescita degli Stati Uniti per il 2021 di un punto percentuale, il massimo per qualsiasi economia del G7. Il Fondo ha citato le interruzioni della catena di approvvigionamento e la diminuzione dei consumi – parzialmente causato proprio dalle strozzature della supply chain, come la mancanza di nuove auto o la carenza di microchip.

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