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Perché gli ambientalisti europei temono la diffusione dei “pericolosi” pick up Usa

L'accordo commerciale tra USA e Ue sembra favorire i costruttori di pick up statunitensi che potranno importare nel mercato comunitario i loro mezzi senza più doverli adeguare ai più rigorosi standard ambientali e di sicurezza europei

L’associazione ambientalista Transport & Environment non ha dubbi: benché confuso e pasticciato, l’accordo sui dazi sottoscritto tra Bruxelles e Washington in piena estate oltre a rappresentare una disfatta per l’orgoglio europeo riempirà le strade del vecchio continente di pick-up americani pericolosi per l’ambiente e per la salute di ciclisti e pedoni.

COSA DICE T&E SUI PICK UP USA

Questo perché mentre finora la Ue era stato un immenso mercato a sé, con regole molto più stringenti che altrove, presto si concederà un trattamento di favore agli industriali statunitensi: tra le innumerevoli concessioni all’industria a stelle e strisce si scopre infatti che l’accordo commerciale pubblicato il 21 agosto nasconde tra le proprie pieghe il fatto che Ue e Usa “intendono accettare e riconoscere reciprocamente i rispettivi standard” per le automobili.

Per i produttori europei cambierà ben poco, mentre il Vecchio continente allargherà le maglie delle proprie normative e, parallelamente, aprirà le frontiere a mezzi precedentemente vietati proprio in base alle restrizioni comunitarie. “Consentire la vendita di un numero maggiore di SUV e pick-up statunitensi con standard di sicurezza e inquinamento atmosferico molto più bassi sarebbe un tradimento nei confronti di tutti i cittadini dell’UE”, denuncia James Nix, Vehicles Policy Manager di T&E.

A COSA DOVREBBE RINUNCIARE LA UE

“La prevista capitolazione della Ue sulle norme sul commercio di veicoli è destinata a costare vite umane sulle strade europee”, il monito di ha dichiarato Nix. “Attuare questo patto disastroso – ha continuato – significherebbe abrogare le leggi europee che impongono la frenata d’emergenza, i promemoria per le cinture di sicurezza e il divieto di bordi taglienti sui veicoli. Queste sono leggi che gli Stati membri e gli eurodeputati dovrebbero ‘disfare’. Spetterà agli eurodeputati e agli Stati membri vedere se riusciranno effettivamente ad annullare 20 anni di miglioramenti della sicurezza stradale”, ha chiosato Nix di T&E.

Le norme comunitarie disciplinano in modo molto rigoroso l’altezza della parte anteriore dei veicoli come pure le loro forme, dato che non devono presentare angoli vivi che amplino le ferite all’impatto in caso di sinistri che coinvolgano pedoni. Tale pacchetto era stato ulteriormente rafforzato dal 2009 in Europa, mentre non c’è nulla di simile negli Stati Uniti in cui come si vede nei film c’è persino chi agghinda i cofani della propria auto con corna di bufalo. Per il medesimo motivo erano stati sollevati parecchi dubbi sulla possibilità per Tesla di ottenere l’omologazione dello spigolosissimo Cybertruck.

RISPARMI NOTEVOLI PER I PRODUTTORI DI PICK-UP MADE IN USA

Si comprende insomma che un produttore americano che volesse importare un pick-up nel Vecchio continente finora abbia dovuto affrontare spese non indifferenti per approntare modifiche sostanziali al mezzo, dotandolo poi della frenata automatica di emergenza (Autonomous Emergency Braking, Aeb) e dei cicalini vari per le cinture di sicurezza su tutti i sedili, tutti dispositivi che la normativa americana non impone a bordo di serie.

TUTTI I POSSIBILI DANNI DI UNA SIMILE CONCESSIONE

Il nuovo accordo commerciale tra Ue e Usa abbatte tutto ciò rendendo più economico vendere veicoli statunitensi nel mercato comunitario: secondo l’associazione ambientalista un pick-up RAM costerà 6.000 euro in meno grazie alla tariffa più bassa. Ma c’è di più perché se confermato in tali termini rischia di lasciare il fianco scoperto a un buon numero di ricorsi che potrebbero essere utilmente presentati dai costruttori di altri Paesi, a iniziare da quelli asiatici, che continueranno a essere assoggettati ai vecchi obblighi. E soprattutto col nuovo assetto si rischia di penalizzare le Case europee che dovranno comunque seguire la normativa comunitaria.

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