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Perché è illegittimo lo sciopero dei portuali a Trieste dal 15 ottobre

Porto Trieste

Il blocco dell’attività a oltranza che intende attuare il Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste (Clpt) è stato dichiarato illegittimo dalla Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Tutti i dettagli

Tensioni istituzionali sul porto di Trieste in vista dello sciopero indetto da una parte dei lavoratori portuali.

Il blocco dell’attività a oltranza che intende attuare il Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste (Clpt) è stato dichiarato illegittimo dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

LA DECISIONE DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA DEGLI SCIOPERI

Il blocco del porto di Trieste proclamato dal sindacato Clpt è stato dichiarato illegittimo dalla commissione di garanzia degli scioperi. Lo ha reso noto un comunicato firmato dal presidente della commissione Giuseppe Santoro Passarelli. Il sindacato di base aveva proclamato il blocco di tutte le attività portuali dal 15 al 20 ottobre. I lavoratori si oppongono all’introduzione del green pass e ne avevano chiesto la revoca. Successivamente il Clpt si è detto disposto a revocare il blocco in cambio dello slittamento di un mese dell’entrata in vigore del certificato.

Lo sciopero anti green pass proclamato a Trieste non è l’unico annunciato in queste ore in Italia con la stessa motivazione. E difatti la nota diramata dalla commissione di garanzia fa riferimento a tutti gli «scioperi generali proclamati dalla federazione Italiana Sindacati intercategoriali», quindi anche a quello proclamato nel porto del capoluogo giuliano. «con riferimento agli scioperi generali in oggetto – ecco il testo – rispetto ai quali la Commissione ha espresso una valutazione di illegittimità, si ritiene opportuno segnalare che le annunciate modalità di attuazione per la loro unicità…destano particolare preoccupazione per il possibile verificarsi , alla luce del delicato contesto sociale , di gravi comportamenti illeciti». A questo punto, come ha puntualizzato il prefetto di Trieste Valerio Valenti «Lo sciopero non è autorizzato, chi partecipa commette un reato».

LA POSIZIONE DEI SINDACATI

Il Co portuali di Trieste ha aderito allo sciopero dal 15 al 20 ottobre dei sindacati Fisi e Confsafi. Questa astensione dal lavoro, però, secondo lo stesso Clpt, non rientrerebbe tra gli scioperi dichiarati illegittimi dalla Commissione di garanzia sullo sciopero. “L’eventuale requisito della legge per l’osservazione dei servizi pubblici essenziali riguardante alcuni settori ma non quello dei portuali e non tutti dell’industria”, ha fatto sapere Alessandro Volk, componente del direttivo del Clpt, aggiungendo di aver “aderito anche allo sciopero di Al Cobas”.

CHE COSA SUCCEDE AL PORTO DI TRIESTE

Intanto, tutto tranquillo questa mattina davanti alle banchine di Riva Traiana, uno dei principali accesso al porto di Trieste, dove domani – 15 ottobre – i lavoratori coordinati dal Clpt (Coordinamento lavoratori portuali di Trieste) hanno garantito l’obbligo di tutto per protestare contro l’entrata in vigore dell’obbligo di green pass nello scalo giuliano. Lunga e interminabile nel giorno che precede questa protesta, la fila di camion, Tir e mezzi pesanti in attesa di entrare in ambito portuale e imbarcarsi a bordo dei traghetti che partiranno nelle ore e nei prossimi giorni. Proprio da Riva Traiana era passata la carovana di Tir della Formula 1 di ritorno dalle Turchia che poi, con il timore di doversi fermare per lo sciopero annunciato, ha deciso di dirottare i suoi bisonti sul porto di Marsiglia. Sul fronte del porto triestino intanto si sta assistendo ad una dura spaccatura sindacale: da una parte i lavoratori autonomi del Clpt che non ammainano la bandiera della protesta e confermano il blocco a partire da domani e dall’altra Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Usb, che ritengono un passo in avanti importante i test vaccinali proposti a spese dei datori di lavoro. L’agitazione nel porto triestino resta quindi alta, mentre il presidente Zeno D’Agostino ha confermato che se l’agitazione di domani dovrebbe proseguire “ad oltranza” – sottolineando proprio questa decisione – farebbe scattare le sue dimissioni irrevocabili.

LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE DELL’AUTORITà PORTUALE A TRIESTE

“Non c’è più nessuno che dà le dimissioni in Italia, Will dire che se la situazione non cambia le dimissioni le darò io, me ne torno a Verona da dove sono venuto nel febbraio 2015”. Così, in un’intervista al “Corriere della Sera” il presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Zeno D’Agostino, alla vigilia delle proteste annunciate per l’obbligo del Green pass al lavoro. D’Agostino poi aggiunge: “Non mi sento più legittimato. Ma che vuol dire sciopero a oltranza? Io non li capisco i miei portuali: adesso si sono fatti paladini dei diritti di tutto il mondo! Rifiutano pure i tamponi gratis. Io a Ciccio Puzzer (il leader del sindacato di base Clpt, ndr) voglio bene, se oggi mi deve chiamare alla vigilia di questo sciopero cercherei di spiegargli. Per D’Agostino c’è in ballo il futuro del porto: “Turchi e danesi, venuti a vedere la Barcolana, mi hanno già detto che si cercheranno altri porti, se quello di Trieste resta chiuso”. E sottolinea che “poi c’ altri 450 milioni. Così, rischia di andare tutto in fumo”. “Vorrei che si capisse questo – dice ancora il presidente dell’Autorità portuale – in gioco non c’è solo il Green pass, ma il futuro di tanta gente”.

ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SUI PORTI:

Arrivando sulle banchine del primo porto italiano, cioè Genova, i terminalisti non si aspettano particolari problemi coi dipendenti (alcuni offriranno tamponi gratuiti) e dalla Compagnia unica (Culmv), cioè i camalli che operano offrendo lavoro temporaneo, arrivano segnali rassicuranti. Tra l’altro, la storica Sala chiamata della Culmv, a San Benigno, ospita un hub vaccinale.

La compagnia conta circa 1.070 lavoratori; 200 di questi, pari a circa il 20%, non sono vaccinati. Ma dalle banchine della Lanterna non si profilano scioperi contro il green pass. A spiegarlo è Antonio Benvenuti, console dei camalli, che aggiunge: «Siamo a favore delle vaccinazioni ma ritengo che si debbano ascoltare anche quelli che vogliono fare il tampone. E i problemi organizzativi non mancano, perché abbiamo bisogno di poter fare tamponi tre o quattro volte la settimana. Stiamo facendo una convenzione con due farmacie per poterli offrire ai lavoratori a un costo calmierato. Abbiamo inoltre avuto rassicurazioni, dopo una riunione prefettura, che chi ha il tempone negativo certificato può accedere al lavoro anche se non ha ancora il green pass; misura necessaria perché passa poco dal momento della chiamata all’inizio del turno e non sempre il green passa arriva in tempi brevi».

Al porto della Spezia, l’80-90% dei lavoratori risulta vaccinato. E Anche sui moli livornesi la situazione appare relativamente tranquilla. «Su 170 lavoratori – dice Enzo Raugei, presidente della Compagnia portuale di Livorno – abbiamo 20 no vax che dovranno fare il tampone. Chiedono che l’azienda gli venga incontro e noi abbiamo fatto una convenzione con un laboratorio locale per averli al prezzo di 5 euro». Neppure Matteo Trumpy, amministratore dell’Agenzia per il lavoro portuale di Livorno, appare preoccupato: «Abbiamo 60 lavoratori, non sappiamo quanti sprovvisti di green pass. Per ora non ho registrato rivendicazioni di sciopero. Ma solo la richiesta che siano le aziende a pagare i tamponi». A Civitavecchia i lavoratori della Compagnia portuale sono 200, «e l’85% – dice il presidente, Patrizio Scilipoti – è vaccinato. Chi non ha fatto il vaccino, già da tempo fa i tamponi per avere il green pass, perché siamo persone responsabili. Certo le Adsp, in collaborazione con le Asl potrebbero dare i tamponi gratis». Anche a Gioia Tauro non si registrano particolari prese di posizione dei sindacati . Infine l’Ancip, l’associazione nazionale delle compagnie portuali (cui aderisce Trieste ma non Genova), «è a favore dei vaccini – afferma il direttore, Roberto Rubboli – e ha invitato gli associati a essere d’esempio. A parte Trieste, non abbiamo notizia di problematiche serie fra i portuali in Italia, anche se nel settore ci sono no vax, come in tutte le aziende».

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