Mobilità

Il Financial Times smonta i sogni di Musk sulla Tesla

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Tesla

Produzione, incentivi fiscali, costi (ancora) troppo alti: tutti i problemi in casa Tesla, secondo il Financial Times

Qualcosa sta cambiando in casa Tesla, ma ancora tanto c’è da fare perchè il sogno del suo fondatore, Elon Musk, diventi realtà: l’auto elettrica non è ancora un’auto di massa. Nemmeno la Casa auto ha ancora (davvero) conquistato il mercato, nonostante abbia messo in listino la Model 3, che (in teoria) avrebbe avuto un costo intorno ai 35.000 dollari.

Se è vero che a non essere pronto è il mercato in sé e che Trump ha avviato negli Usa una politica anti-elettrico, è anche vero che la Casa auto ha le sue grosse responsabilità e che in tutto il 2018 ha avuto ha che fare con problemi alla produzione. Quel che è certo è che per Tesla si avvicina il momento della verità, come scrive il Financial Times. Andiamo per gradi.

I PROBLEMI DI PRODUZIONE

Nonostante vanti una capitalizzazione da record (vale più di General Motors), Tesla ha dovuto affrontare non pochi problemi di produzione e solo ad ottobre, dopo mesi di ritardo, Tesla è riuscita a raggiungere i livelli di produzione necessari per far fronte alla grande richiesta (almeno iniziale) di vetture Model 3.

Nel terzo trimestre del 2018, la Casa auto avrebbe prodotto fra le 50 e le 55mila Model 3, centrando i suoi ambiziosi obiettivi: la settimana più produttiva sarebbe stata quella della seconda metà del mese di settembre, in cui è stata raggiunta la produzione di circa 1.100 Model 3 per 4 giorni della settimana in questione, e circa 800 per gli altri tre modelli, per un totale di oltre 6.700 veicoli in soli sette giorni.

CONSEGNE ANCORA BASSE

Il quarto trimestre, dunque, si sarebbe dovuto chiudere con un grande successo per la casa auto. Così, però, non è stato e le consegne sono state molto più basse del previsto.

Tesla ha consegnato 90.700 veicoli, l’8% in più del record messo a segno nei tre mesi precedenti, ma la cifra si ferma ben al di sotto dei 92mila veicoli che speravano gli analisti. Anche i numeri relativi alla Model 3 sono stati inferiori alle attese: nell’ultimo trimestre 2018 sono state consegnate solo 63.150 unità, sotto quota 64.900 attesa dal mercato.

INCENTIVI FEDERALI TAGLIATI

Ai problemi interni si aggiungono anche quelli provocati dalla politica di Trump. Come spiega il Financial Times, infatti, i sussidi federali per le vetture a batteria scenderanno da 7.500 dollari a 3.750, per diminuire ancora nel secondo semestre.

Tesla avrebbe in mente di tagliare il costo delle vetture di 2.000 dollari, in modo da assorbire (in parte) il taglio agli incentivi. Nel terzo trimestre, la società ha realizzato un utile netto di soli $ 3.000 per ogni veicolo consegnato. Utile che si abbasserebbe a 1.000 nel caso di un taglio dei prezzi.

COSTI TROPPO ALTI?

Il problema costi, in realtà, è molto più complesso. Tesla, infatti, ha lanciato sul mercato la Model 3, l’auto che avrebbe dovuto rivoluzionare la mobilità, offrendo una vettura elettrica di lusso per “soli” 35.000 dollari.

Le premesse erano buone. Qualcuno, prendendo in considerazione il credito d’imposta federale e gli incentivi extra offerti da molti stati degli Stati Uniti – come un rimborso di $ 2.500 in California – pensavano di poter acquistare l’auto per 25.000 dollari. Gli ordini erano numerosissimi e Musk era abbastanza fiducioso e speranzoso. Ma gli ordini non erano ordini effettivi: si trattava solo di un deposito di 1.000 dollari completamente rimborsabile per prenotare un’auto elettrica a basso costo che ancora, però, doveva arrivare.
La vettura a batteria marchiata Tesla, infatti, aveva un prezzo di listino pari a 49.000 dollari nel terzo trimestre 2018.

IL MOMENTO DELLA VERITA’

Tra problemi, costi fittizzi e riduzione degli incentivi federali è arrivato il momento della verità: la casa auto dovrà abbassare i costi di produzione (e quelli finali) pur mantenendo i ritmi conquistati e provando ad aumentarli. Non sarà facile, però, ottenere grandi ritorni. E questo, prima o poi, potrebbe non piacere più agli azionisti.

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