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Biden ha alzato un muro in Messico contro le auto elettriche cinesi

Dietrofront del Messico, scelto da un numero crescente di marchi come sede delle gigafactory per l'auto elettrica. Il Paese chiude infatti le porte in faccia ai costruttori cinesi. Dietro c'è lo zampino di Biden... Fatti e approfondimenti

L’amministrazione di Joe Biden deve aver lavorato sodo (in modo carsico) e fatto pressioni anche difficilmente immaginabili per avere conseguito un risultato simile in così poco tempo. Secondo infatti anticipazioni dell’agenzia Reuters, il Messico starebbe per cancellare le politiche di agevolazioni a favore dei costruttori cinesi. Si tratta di un colpaccio per l’attuale inquilino della Casa Bianca che, in affanno coi sondaggi, spunta una delle armi della propaganda dell’avversario, Donald Trump.

IL PARADOSSO MESSICANO

Si tratta anche di un colpaccio per il Messico, questa volta non in senso positivo ma inteso come cazzottone nel basso ventre del Paese che puntava sui marchi cinesi per ottenere investimenti multimilionari e aumentare la propria occupazione qualificata, diventando una sorta di “Cina dell’America latina”.

Il Messico naturalmente viene scelto da un numero crescente di scuderie – occidentali e asiatiche – non perché il mercato sia particolarmente ricettivo alle auto elettriche, ma per ragioni concernenti i (bassi) costi della manodopera e per la posizione strategica del Paese, esattamente a metà tra le floride economie statunitense e canadese e quelle emergenti di Brasile e Argentina.

Si può parlare in merito di “paradosso messicano” dato che il Messico è stato scelto da General Motors Co, Ford Motor Co, BMW e Audi (gruppo Volkswagen) per la costruzione delle auto elettriche. Anche Tesla vuole impiantarvi una gigafactory gemella a quella di Shanghai.

Eppure  secondo l’associazione messicana dell’industria automobilistica AMIA, l’anno scorso i veicoli elettrici hanno rappresentato solo lo 0,5% delle vendite nazionali di auto, una percentuale molto inferiore a quella degli Stati Uniti (5,8%), secondo la società di ricerca Motor Intelligence. Se si aggiungono gli ibridi, il Messico raggiunge il 4,7%.

LO STOP DEL MESSICO ALLE AUTO CINESI

Per gli stessi motivi, il Messico era finito anche nei radar dei costruttori cinesi. Start Magazine aveva riportato alcuni mesi fa che Byd stesse puntando il Messico per realizzare il proprio impianto che sfornerà auto elettriche indirizzate sia agli Usa sia al mercato canadese. L’indiscrezione di stampa era stata ufficializzata in seguito dal country manager messicano Zhou Zou, sentito dalla testata giapponese Nikkei.

Reuters ora sostiene che all’ultimo incontro avvenuto tra la dirigenza cinese e il governo del Messico i messicani avrebbero preso in contropiede gli industriali asiatici spiegando loro di non potere più offrire gli stessi incentivi già erogati in passato ad altri costruttori, annunciando anche la sospensione di tutti gli incontri già programmati.

Insomma, una inversione bella e buona, che naturalmente farà perdere al Messico un sacco di soldi (difficile capire cosa gli Usa gli abbiano promesso in cambio, anche perché su eventuali impegni assunti dall’inquilino della Casa Bianca grava la spada di Damocle delle ormai imminenti presidenziali di novembre). Resta ora da capire se bonus e incentivi resteranno validi almeno per tutti quei marchi occidentali, a iniziare da Tesla, che vorrebbero invadere Usa e Canada con auto elettriche prodotte in Messico.

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