skip to Main Content

Erdoganomics Turchia Auto Elettriche

La Turchia si blinda alle auto elettriche cinesi

Ankara continua ad alzare muri alle auto elettriche (e non) cinesi: dopo i dazi del 40% decisi lo scorso anno, la Turchia vara un nuovo pacchetto di misure per alzarne i prezzi dei listini. E spingere le Case made in China a costruire direttamente nel Paese

Le auto elettriche cinesi spaventano la Turchia, che pure sta dialogando con almeno tre grossi marchi “made in China” nella speranza di convincerle a impiantare ad Ankara e dintorni i propri hub per la produzione nel Vecchio continente.

DALLA TURCHIA NUOVI DAZI SULLE AUTO CINESI

Secondo Bloomberg, che cita in merito una misura pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Paese, il presidente turco ha appena varato un nuovo pacchetto di norme atto a scudare l’industria automobilistica del Paese dalle bordate della concorrenza delle auto cinesi, elettriche e non, imponendo a queste ultime dazi per un “minimo di 7 mila dollari” alla dogana.

IL VERO PIANO DI ANKARA

La sola opportunità concessa dalla Turchia ai produttori di auto elettriche cinesi di scansare i dazi riguarda appunto l’apertura in loco di gigafactory che contemplino anche la costruzione dell’infrastruttura idonea (insomma, impiantare colonnine di ricarica).

LE ALTRE MISURE DEGLI ULTIMI MESI

Si tratta solo dell’ultima misura presa nei confronti delle auto cinesi: lo scorso anno Ankara aveva deciso balzelli analoghi, del 40%, concentrandosi esclusivamente sulle elettriche in arrivo dal Dragone, mentre questa nuova tassa riguarda più generalmente le vetture cinesi, indipendentemente dalla tecnologia che le muove.

LO SCENARIO

La chiusura del mercato turco (decisa a stretto giro dalla decisione degli Usa di imporre balzelli superiori al 100%), spingerà i marchi cinesi a concentrarsi ancora di più su quei mercati rimasti aperti. Non solo: se per evitare i dazi i costruttori cinesi saranno obbligati a impiantare in Turchia i propri hub c’è il serio rischio che scelgano Ankara, scontentando le analoghe richieste dei Paesi Ue, tra cui il nostro.

Back To Top