Mobilità

La sterzata di Di Maio sulle auto sarà una mazzata per Fiat-Fca. Parola di Mediobanca e Bentivogli (Cisl)

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Sarà una mazzata soprattutto per Fca l’emendamento della maggioranza di governo su incentivi e disincentivi delle auto. La Lega di Matteo Salvini si è sfilata, mentre il Movimento 5 Stelle con Luigi Di Maio ha detto che ci sarà un tavolo a più voci che discuterà se e come modificare l’impostazione.

CHE COSA PREVEDE L’EMENDAMENTO DELLA DISCORDIA SULLE AUTO

Nel frattempo sia analisti che sindacalisti studiano e commentano l’impatto dell’emendamento alla legge di bilancio proposto da M5S che introduce una tassazione, proporzionale alle emissioni di Co2, sulle auto nuove vendute a partire dal primo gennaio (150 euro per le emissioni sotto i 110g/km fino a un massimo di 3 mila euro per le emissioni oltre i 250 g/km, con incentivi fino a 6 mila euro per le auto elettriche). (qui l’approfondimento di Start Magazine su chi favorisce e chi sfavorisce l’emendamento)

L’ACCUSA DI BENTIVOGLI (CISL)

«Con questo emendamento il piano di 5 miliardi di euro che Fca ci ha presentato nei giorni scorsi rischia di diventare carta straccia», ha commentato il segretario della Fim, Marco Bentivogli è stato tra i primi a denunciare i rischi che potrebbe comportare, per tutta la filiera italiana dell’automotive, l’adozione dell’emendamento 79 bis.

CHE COSA SUCCEDERA’ AGLI SYABILIMENTI

Ha aggiunto Bentivogli: “Una transizione accelerata non porterà alla rivoluzione dell’elettrico, che oggi ha una quota mondiale del 2%, ma al massimo a una costosissima adozione dell’ibrido. Alla fine dell’anno prossimo, però, da Melfi saranno prodotte la Renegade ibrida e poi la Compass, due modelli che agganceranno le nuove norme ambientali. Poi in 18 mesi Mirafiori dovrebbe tenere a battesimo la 500 full electric, un gioiellino di tecnologia autoaggiornabile. Le fughe in avanti non servono: tagliare le gambe alla transizione non impoverirà il ceo di Fca, Michael Manley, ma andrà a scapito di lavoratori e componentistica”.

LA PAROLA AGLI ANALISTI

Gli analisti hanno già iniziato a fare previsioni sulle conseguenze di questa manovra. A subire l’impatto negativo sarebbe sicuramente Fiat Chrysler Automobiles visto anche che il mercato dell’auto sta rallentando e sarebbe complicato per il gruppo addebitare ai clienti l’imposta. La quota di mercato di Fca è attorno al 25% e i volumi nel Paese sono attorno al 10% del totale. Proprio in Italia Fca ha di recente annunciato investimenti per 5 miliardi.

IL REPORT DI MEDIOBANCA SU FCA

Mediobanca Securities sottolinea infatti che il provvedimento è negativo per l’industria automobilistica italiana e soprattutto per il gruppo guidato dal ceo, Mike Manley: “Secondo i nostri calcoli, la maggior quota dei modelli che il gruppo vende in Italia potrebbe essere impattata da questa nuova norma con un aumento del prezzo tra il 2% e il 6%. E l’effetto di questa normativa sarebbe quello di rallentare le vendite di auto”.

LE STIME DI FIDENTIIS

Concorda Fidentiis i cui analisti hanno sottolineato che “le vendite di auto elettriche rappresentano soltanto lo 0,3% delle nuove immatricolazioni e quelle ibride il 5%, quindi la misura penalizzerebbe la maggior parte del mercato”. Solo per dare un esempio, prosegue Fidentiis, una Panda 1.2, una delle vetture non ibride con minori emissioni di ossido di carbonio, pagherebbe tra 400 e 1.000 euro. Fidentiis ha comunque confermato il rating buy su Fca sulla base di un intervallo di valutazione tra 26 e 28 euro.

IL RAPPORTO DI EQUITA

Equita segnala che se per “Fca il mercato italiano vale meno del 10% del fatturato consolidato, questo schema andrebbe a colpire il segmento di Jeep che è quello in forte espansione e che garantisce margini superiori alle media”. Quanto alle altre società quotate “per Landi Renzo il mercato italiano vale il 20% del fatturato, ma solo una parte limitata deriva dal metano. Oggi le immatricolazioni di auto a metano rappresentano il 2% sul totale immatricolato in Italia ma in passato grazie agli incentivi si era raggiunto il 6-7%”.

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