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La Formula 1 non russerà più?

Formula 1 Russia

Tutte le novità sulla Formula 1 con la guerra Russia-Ucraina

 

Nessuna allusione, nel titolo, a circuiti e regolamenti che hanno via via ridotto i sorpassi rendendo le gare sempre meno emozionanti. Anche la Formula 1, come tanti altri sport, è stata travolta dalle vicende geopolitiche della guerra che la Russia ha portato in Ucraina. Questo fine settimana si disputa il Gran Premio del Bahrain, ma intanto nel paddock, più che di tempi e settaggi, si parla del conflitto che ha raso al suolo Kiev e questo perché le conseguenze si sono fatte sentire anche per le scuderie.

LA FORMULA 1 NON CORRE (E NON CORRERA’) IN RUSSIA

La decisione più dura riguarda l’addio al GP russo. Liberty Media (l’azienda proprietaria del circus), è stata la prima, in ambito sportivo, a intervenire cancellando la competizione dal calendario del mondiale 2022. Si sarebbe dovuto correre a Soči, nella Russia meridionale, nel territorio di Krasnodar sulle rive del mar Nero, il prossimo settembre. Inoltre, l’organizzazione ha fatto coriandoli del contratto con il promotore del Gran Premio di Russia.

Le parti avevano già concordato di spostare il caravanserraglio automobilistico a San Pietroburgo nel 2023. Questo significa non solo che la Formula 1 non correrà in Russia quest’anno, ma ha già deciso che non correrà nel Paese nemmeno nella prossima stagione. Rosgonki, comitato organizzatore del Gran Premio russo, per mezzo del responsabile del comitato Alexey Titov, ha già annunciato di voler combattere in tutte le sedi per “riavere i nostri soldi, visto che la somma è stata già parzialmente sborsata. La F1 dovrà restituircela, che gli piaccia o no”.

IL LICENZIAMENTO DEL FIGLIO DELL’OLIGARCA

Arriva da un team americano l’altra decisione più dirompente in materia: il licenziamento del pilota russo Nikita Mazepin da parte della piccolissima scuderia Haas, con sede a Banbury, nel Regno Unito. Una decisione oltremodo coraggiosa e forse pure autolesionistica, in quanto non solo la Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA), aveva semplicemente disposto che i piloti russi o bielorussi partecipassero alle gare sotto bandiera neutrale, ma anche e soprattutto perché Nikita Mazepin era stato scelto, più per la sua abilità al volante, per essere il figlio di Dmitry Mazepin, milionario russo a capo dell’azienda di fertilizzanti Uralkali, lo sponsor, ormai ex, che con i suoi lauti finanziamenti aveva permesso alla scuderia di prendere parte allo scorso Mondiale. Insomma, papà oligarca, amico stretto di Vladimir Putin, pagava profumatamente per far divertire il figlio su una monoposto (coi colori della bandiera russa per via del marchio Uralkali) capace di superare i 300 all’ora.

Tuttavia, almeno a parole, il pilota russo ha preso la porta dimostrando grande dignità: “È uno dei momenti più dolorosi della mia vita, questa guerra colpisce persone da ambo le parti con cui ho legami. Se farò causa alla Haas? Ogni opzione è sul tavolo e la valuteremo. Ma non ha senso avere a che fare con chi non ti vuole”. Quindi Mazepin Jr. ha affermato vuole creare una Fondazione sotto lo slogan “We Compete As One”, a sostegno gli atleti che vengono discriminati per ragioni politiche o per il loro passaporto. Di contro Marezpin senior ha già annunciato che rivuole i propri soldi per la sponsorizzazione e che valuta di adire vie legali.

Gene Haas, proprietario del team, ha così sostituito il pilota pagante con il danese Kevin Magnussen e annunciato (forse fatto un appello) che è alla ricerca di partner che finanzino la piccola scuderia, visto che il vuoto lasciato dai fertilizzanti di papà Mazepin non sarà affatto facile da colmare. Oltretutto, il piccolo team non sta affrontando nel migliore dei modi il prossimo GP: non ha potuto prendere parte alla mattinata del primo giorno di prove a causa di ritardi nei trasporti delle attrezzature.

FERRARI SI SPOGLIA DEL LOGO KASPERSKY

Kasperksy Lab, multinazionale russa con sede a Mosca che si occupa di cybersecurity, non preoccupa solo i governi del Vecchio continente che da anni usano proprio quel software per scudarsi da attacchi informatici (leggi: Cosa combinano davvero Gabrielli e Baldoni su Kaspersky?), ma ha avuto anche una ricaduta in Formula 1, dato che Ferrari ha deciso di rimuovere il logo dello sponsor moscovita dalle monoposto, dai caschi e dalle piattaforme online “in quanto la partnership è sospesa al momento per decisione congiunta delle due società”, ha spiegato il portavoce. Kaspersky è inoltre uno dei fornitori dei software antivirus di Ferrari (qui ulteriori notizie). Per questo la Casa di Maranello sta facendo valutazioni sull’opportunità di recidere anche i legami di fornitura con l’azienda russa specializzata in sicurezza informatica.

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