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Ita, vi racconto il fallimento di Alitalia

Ita Alitalia

Alitalia/Ita? Un fallimento annunciato. L’analisi di Alfredo Roma, già ai vertici di Enac, tratta da Affari Internazionali

Il decollo della nuova compagnia di bandiera, Ita (Italia Trasporto Aereo), sembra avere tutte le caratteristiche di un “aborted take-off” (decollo abortito), come si chiama in termini aeronautici un decollo mancato. Le vicende recenti ne sono un chiaro indice. Nelle scorse settimane Ita ha ottenuto il certificato di operatore aereo (Coa) e la licenza di esercizio, ma si ha l’impressione che questi certificati siano stati rilasciati “sotto condizione”, visto che uno dei requisiti richiesti per il rilascio del Coa è l’addestramento dei piloti, che devono ancora essere assunti.

Ita ha annunciato l’inizio dei voli intercontinentale dal 15 ottobre prossimo, ma questi voli devono essere operati con aeromobili in possesso del Type Approval Etops (Extended Range Twin-engine Operational Standards), abilitati a volare fino a 180 minuti di volo dal più vicino aeroporto, cioè ad attraversare gli oceani. Anche se Ita acquista da Alitalia aerei di lungo raggio abilitati Etops, non potrà impiegarli finché non avrà messo in piedi la relativa organizzazione. E questo richiede molto tempo.

SINDACATI E DISCONTINUITÀ

Il primo incontro con i sindacati è iniziato malissimo e si è concluso con la proclamazione di uno sciopero (ovviamente del personale Alitalia; Ita ha pochi dipendenti per ora) per il 24 settembre. I sindacati sono irritati anche perché Ita vuole restare fuori da Assaereo per non essere vincolata ai contratti nazionali di lavoro del settore. Il presidente esecutivo Alfredo Altavilla proviene dalla Fiat, che Marchionne fece uscire da Confindustria per lo stesso motivo. Il presidente Altavilla ha comunicato ai sindacati la sua intenzione di proseguire con un regolamento aziendale o con un contratto collettivo aziendale. Il rapporto azienda-sindacati si è mantenuto sempre teso anche negli incontri successivi.

La discontinuità, richiesta dalla Commissione, appare oggettivamente ridicola. Ita compra aerei e slot da Alitalia e assume una parte del suo personale, che sono gli asset essenziali di un vettore aereo. Se poi Ita vincesse la gara per il marchio Alitalia tutto sarebbe esattamente come prima, cioè nessuna discontinuità. Circa il marchio Alitalia, è noto che Ryanair è molto decisa ad acquistarlo. Ci potremmo trovare quindi con voli Ryanair operati con aerei che portano livrea e marchio Alitalia. Una bella confusione anche per i potenziali clienti.

Vi è poi il triste processo già visto nel 2008: come autorizzato dalla Commissione europea, Ita acquista da Alitalia gli asset e il personale necessario ad iniziare la nuova attività “aviation” il 15 ottobre prossimo, poi quello che resta di Alitalia sarà posto in liquidazione e questo procurerà un’altra consistente perdita a carico del contribuente e dei fornitori di Alitalia.

LE DIMENSIONI CONTANO

Nel 2019, in Italia i passeggeri del traffico aereo interno furono circa 64 milioni, mentre il traffico internazionale registrò 128 milioni di passeggeri. Il mercato italiano è quindi molto interessante per le altre compagnie aeree europee.

All’avvio delle attività, Ita opererà con 52 aerei per crescere, nel 2022, a 78 aeromobili. A fine 2025 la flotta arriverà a 105 aerei, con 81 aeromobili di nuova generazione. L’acquisto di 81 aerei significa un investimento di oltre 9 miliardi di dollari. O verranno presi al costosissimo leasing? È difficile capire come l’inserimento di aerei di nuova generazione possa avvenire sul piano economico-finanziario, visto che il piano industriale di Ita al 2025 (Ebit di 209 milioni) è totalmente inattendibile nei suoi modesti valori, perché non sappiamo neppure se e come il trasporto aereo potrà riprendersi dopo la batosta subita a causa della pandemia.

Nel 2025 la dimensione di Ita sarà quindi quella di una piccola compagnia che di certo non può competere con Air France-Klm (573 aerei di cui 173 di lungo raggio), Lufthansa (218 aerei di cui 80 di lungo raggio), British Airways (263 aerei di cui 90 di lungo raggio). Negli ultimi 15 anni, con il progressivo contrarsi di Alitalia, questi tre vettori hanno incrementato i voli verso Londra, Parigi, Francoforte e Monaco di Baviera da molti aeroporti italiani con tariffe agevolate, perché da quegli hub europei partono i redditizi voli intercontinentali.

Alitalia faceva parte di Sky Team, una delle tre grandi alleanze internazionali basate su accordi di code-sharing che permettono di volare in tutto il mondo con il biglietto di una sola compagnia. Le altre due alleanze sono Star Alliance (Lufthansa) e One World (British Airways). Ita sarà in grado di entrare in una di queste alleanze?

COMPETIZIONE IMPROBABILE

In questo scenario Ita appare come una compagnia di modeste dimensioni che farà fatica a competere anche con i vettori low-cost (la sola Ryanair ha 300 aerei) e quindi a sopravvivere a lungo. È difficile poterla definire una compagnia di bandiera (come pensa qualche politico) di un Paese che è una delle sette potenze economiche mondiali. Nello stesso tempo è triste vedere uscire dai radar una compagnia come Alitalia che per 85 anni ha portato la bandiera italiana nel mondo.

Questa drammatica situazione è stata lucidamente sintetizzata da Giulia Lupo, senatrice 5 Stelle,  che ha detto: “È una follia utilizzare fino a 3 miliardi di euro per farsi mangiare dal mercato”. Questo è forse il destino di Ita. Pare dunque si tratti di un altro fallimento annunciato.

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