Mobilità

Chi gongola per la turbo-Ipo di Uber

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Uber fisco taxi

Uber è stata valutata 120 miliardi di dollari da Goldman Sachs e Morgan Stanley, in vista di una possibile Ipo nel 2019. Lo rivela il Wall Street Journal

120 miliardi di dollari. È quanto varrebbe Uber al debutto in Borsa secondo le banche statunitensi Goldman Sachs e Morgan Stanley in base a quanto riportato dal Wall Street Journal. Si tratta di una cifra strabiliante, il doppio della valutazione di Uber di due mesi fa e maggiore di quella di Gm, Ford e Fca messe insieme.

IPO DA CAPOGIRO

Quella di Uber è senz’altro una delle offerte pubbliche iniziale più attese del prossimo anno. La società di taxi-hiring, fondata a San Francisco nel 2009, è stata a lungo una delle startup più preziose al mondo, fino a quando la cinese Bytedance non è stata valutata 75 miliardi di dollari questa estate. Goldman Sachs e Morgan Stanley avrebbero presentato le proposte per l’Ipo a Uber lo scorso mese, secondo quanto riportato dal Journal.

INVESTITORI INGOMBRANTI

Negli ultimi tempi Uber ha raccolto una considerevole quantità di capitale privato e sembra navigare verso la quotazione a vele spiegate. Nel 2016 il Public Investment Found, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita nonché uno dei maggiori fondi sovrani al mondo, ha investito 3,5 miliardi di dollari nella società guidata da Dara Khosrowshahi, qualificandosi il più grande investimento singolo mai realizzato in una società privata.

Il Pif detiene inoltre circa il 5% di Uber e Yasir Al Rumayyan, il suo amministratore delegato, fa parte del consiglio di amministrazione della società di San Francisco.

Dall’inizio di quest’anno invece, il primo azionista della società di taxi-hiring è diventato il conglomerato giapponese SoftBank che detiene il 15% della società e gode di due posti nel Cda. Dietro i giapponesi però ci sono i sauditi, di nuovo. Il principale investitore del Vision Fund, il fondo di investimenti tecnologico da 100 miliardi di dollari di SoftBank, è diventato Mohammed bin Salman, il principe ereditario saudita.

Ma la decisione di Uber di accettare i soldi sauditi nel 2016 e di nuovo a inizio anno tramite SoftBank, è il problema di Khosrowshahi oggi.

L’AFFAIR KHASHOGGI

La società di San Francisco ha confermato infatti a TechCrunch che il ceo Dara Khosrowshahi diserterà la conferenza Future Investment Initiative, il vertice economico organizzato il 23 ottobre a Riad dal principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman – che è anche presidente del Pubic Investment Found – a seguito della scomparsa del giornalista dissidente saudita Khashoggi.

“Sono molto turbato dalla vicenda Khashoggi. Stiamo seguendo da vicino la situazione e, a meno che non emerga una ricostruzione dei fatti diversa, non parteciperò alla conferenza FII a Riad”, aveva dichiarato Khosrowshahi la scorsa settimana.

Questa preoccupazione manifestata pubblicamente dal ceo di Uber riguardo l’Arabia Saudita è particolarmente significativa, in quanto segna una presa di distanze dal Saudi Arabian Public Investment Fund, il principale azionista della società.

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