Mobilità

Il Sole 24 Ore folgora Francia e Germania su Air France e Deutsche Bahn

di

Francia

Le contraddizioni e la doppia morale di Germania e Francia, nei casi di Air France e Deutsche Bahn, secondo il Sole 24 Ore in un’analisi firmata da Adriana Cerretelli, già portavoce dell’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

 

“Applicazione ortodossa delle altre regole, salvo si rinvenga un prevalente interesse europeo, tipo Green Deal o svolta digitale. Francia e Germania hanno l’hanno prontamente scoperto nelle loro decisioni: il salvataggio di Air France da 7 miliardi risponde anche a imperativi ambientali. Come gli aiuti a Deutsche Bahn per 8 miliardi. O l’intesa franco-tedesca sulle batterie per auto elettriche. Solo l’accordo Fincantieri-Stx non sa trovare un salvagente europeo?”.

E’ la bordata oggi del Sole 24 Ore contro Francia e Germania pronte a dare lezioni in Europa e agli altri Paesi in materia di aiuti di Stato e regole, ma altrettanto pronte a difendere gli interessi nazionali e aziendali dei loro campioni aziendali.

Il quotidiano diretto da Fabio Tamburini fa riferimento al piano della Francia che sostiene il comparto aeronautico e spaziale (qui l’approfondimento di Start Magazine), che prevede anche un sostegno per i colossi Air France e Dassault.

Il Sole 24 Ore cita anche il caso di Deutsche Bahn, la compagnia ferroviaria tedesca. Dopo anni di utili, Deutsche Bahn va verso il profondo rosso, secondo le ultime cronache: le perdite accumulate entro il 2024 potrebbero essere tra 11 e 13, miliardi di euro. La causa è la pandemia Covid-19, che nei mesi di marzo e aprile 2020 ha ridotto il numero di passeggeri del 10-15% e il Consiglio d’amministrazione ritiene che i livelli pre-crisi non si potranno raggiungere prima del 2022.

“I vertici di Deutsche Bahn stanno già discutendo di questa crisi con i ministeri dei Trasporti e delle Finanze, stabilendo che lo Stato copra la metà delle perdite previste con uno stanziamento compreso tra 5,5 e 6,7 miliardi di euro, che però dovrà essere approvato dalla Commissione Europea. Questa cifra si aggiunge ai previsti 11 miliardi di euro che lo Stato tedesco dovrà fornire alla compagnia aerea Lufthansa. Il resto delle perdite saranno coperte dalla stessa società con un aumento del debito e una riduzione dei costi”, ha scritto il giornale di settore Trasporto Europa.

ECCO UN ESTRATTO DELL’ANALISI DEL SOLE 24 ORE FIRMATA DA ADRIANA CERRETELLI, GIA’ PORTAVOCE DELL’EX MINISTRO TRIA:

“Le nuove parole d’ordine sono Green Deal e rivoluzione digitale, come ripete il commissario competente Thierry Breton. Ricerca e innovazione, reti 5G e intelligenza artificiale, sanità, spazio, formazione, le altre grandi coordinate della svolta. Dietro di esse però, quasi in sordina, si stanno costruendo le nuove strutture del cambiamento. Forse ancora più che sul volume dei maxi-finanziamenti ai singoli paesi, si giocheranno su quelle strutture i futuri rapporti di forza economico-industriale nella nuova Europa.

Rafforzare e completare il mercato unico, aggiornare le regole di concorrenza Ue, stabilire nuove relazioni esterne per rafforzare la competitività globale europea, le variabili dell’equazione. A prima vista può apparire business as usual. Non è così. Perché il Covid ha denunciato le troppe vulnerabilità da eccessi di outsourcing produttivo e desertificazione di certe catene del valore, sanitarie e non. Perché da tempo la solidità della partnership transatlantica appare fragile e l’antagonismo cinese sempre più pressante in casa ma le promesse del suo mercato più eteree.

E così anche la Germania si è fatta più realista e con la Francia ha deciso di investire a fondo sulla carta europea: puntando su campioni industriali e alleanze strategiche targate Ue e rivalutando le enormi potenzialità del mercato unico. Per non perdere tempo Parigi ha appena annunciato un piano da 15 miliardi a tutela dell’industria aeronautica, Berlino l’investimento di 7 miliardi sulla sfida dell’idrogeno verde. Insieme hanno lanciato Gaia-X, il progetto aperto ad altri partner Ue per creare un cloud europeo: 22 imprese coinvolte, ciascuna una fee di ingresso da 75.000 euro, i primi servizi al business già nel 2021. Dopo le alleanze nelle batterie, plastiche e microelettronica, le prossime saranno nei prodotti low-carbon, nuovi materiali e piattaforme digitali.

Investire sull’Europa più integrata conviene: nel totale dell’export europeo quello intra-Ue batte con 3.500 miliardi nelle merci e 1.200 nei servizi quello con il resto del mondo, 2.500 e 900 miliardi. Oggi il mercato unico rende 427 miliardi all’anno ai suoi 27 soci. Se si abbattessero le barriere che ancora lo dividono, i benefici per i manufatti salirebbero di 183 miliardi all’anno e per i servizi di 338, in tutto + 12% del Pil Ue. In meno di 10 anni le sue promesse lieviterebbero a 720 miliardi annui. Con l’industria che vale il 20% del Pil Ue, 35 milioni di posti di lavoro, l’80% degli scambi intra-Ue monopolizzato dalle Pmi che rappresentano il 99% delle imprese Ue, il salto di qualità integrativo carburerebbe la crescita e la massa critica indispensabile a tonificare i nuovi campioni europei. Per questo è già al lavoro SMET , la Single Market Enforcement Task Force che impegna Commissione e Stati membri nella lotta agli steccati nazionali, appalti pubblici e concessioni inclusi, a colpi di procedure per violazione delle leggi europee.

Applicazione ortodossa delle altre regole, salvo si rinvenga un prevalente interesse europeo, tipo Green Deal o svolta digitale. Francia e Germania hanno l’hanno prontamente scoperto nelle loro decisioni: il salvataggio di Air France da 7 miliardi risponde anche a imperativi ambientali. Come gli aiuti a Deutsche Bahn per 8 miliardi. O l’intesa franco-tedesca sulle batterie per auto elettriche. Solo l’accordo Fincantieri-Stx non sa trovare un salvagente europeo?”.

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