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Honda si ritira dalle sponde della Corea del Sud

Lo scorso anno aveva venduto meno di 2mila auto nel Paese. Colpa della concorrenza locale ma soprattutto dell'arrivo della cinese Byd. E proprio in Cina Honda ha visto le consegne crollare del 60 per cento in 5 anni, dunque il ritiro dalla Corea del Sud potrebbe essere solo l'inizio

Dopo lo tsunami, si sa, l’onda si ritira. E dopo lo tsunami finanziario che ha colpito l’azienda di automobili guidata da Toshihiro Mibe (che si è pure tagliato lo stipendio per scusarsi con gli azionisti), Honda ha deciso di ritirarsi dalla Corea del Sud.

Esattamente un mese fa i vertici della Casa di Tokyo, tra mille inchini, hanno ammesso di dover rivedere nel profondo le proprie strategie industriali con costi per 16,7 miliardi. Una zavorra inattesa che ha portato il barometro per quest’anno, ovvero l’outlook per l’esercizio 2026, a spostarsi verso il brutto tempo, mettendo in conto una perdita netta a fronte dell’utile di 300 miliardi precedentemente stimato. E adesso la riorganizzazione del costruttore nipponico inizia a concretizzarsi.

COME MAI HONDA LASCIA LA COREA DEL SUD

Si partirà da un Paese vicinissimo al Giappone. Entro il 2026 Honda smantellerà il proprio presidio in Corea del Sud, dato che evidentemente non solo non riesce più a reggere la concorrenza dei player autoctoni (Hyundai e Kia) ma sarebbe inutile restare visto che il Paese è oramai nel mirino dei marchi di Pechino e dintorni, a iniziare da Byd, in piena espansione.

BYD È ARRIVATO NEL PAESE (PER DOMINARLO)

Il colosso cinese è arrivato nel corso del 2025 con i modelli Atto 3 (Yuan Plus ), Sigillo e Han e in poco tempo ha messo in piedi una rete di 30 concessionari con l’obiettivo di trasformare lo showroom di Jeonju in un centro integrato di servizi “one-stop” per offrire strutture complete per vendita, post-vendita e manutenzione. Insomma, Byd è in Corea del Sud per restare. Anzi, per dominare quel mercato.

Dato che Honda Motor per riprendersi dalle sbandate nei conti ha bisogno di tirare il freno anzitutto sui conti, la decisione di ritirarsi dal Paese non sorprende più di tanto anche se bisogna considerare che l’esperienza in Corea del Sud si è rivelata tanto breve quanto fallimentare, visto che il secondo costruttore automobilistico giapponese aveva iniziato la propria colonizzazione solo nel 2024.

I NUMERI DI HONDA E GLI ALTRI MERCATI A RISCHIO

I numeri non lasciavano granché margine all’ottimismo. Lo scorso anno, Honda ha venduto nemmeno 2.000 auto nel Paese, pari a una flessione superiore al 20% sui dati già stringati dell’anno precedente. Guardando sempre nel Sud Est asiatico, nell’ultimo anno i volumi di vendita del costruttore nipponico hanno registrato una flessione anche in Thailandia, Malesia e Indonesia che potrebbero perciò rappresentare le prossime voci da tagliare.

Ma ciò che sorprende di più, però, è la perdita di terreno in Cina (dove Honda ha sei impianti): là le vendite al dettaglio sono infatti scese a circa 646.000 veicoli nel 2025, con un crollo del 60% rispetto solamente a cinque anni prima. Per questo Reuters sostiene che la Casa di Tokyo sia pronta a interrompere le attività in uno dei due stabilimenti di produzione di auto a benzina gestiti congiuntamente con Guangzhou Automobile Group e una fabbrica con Dongfeng Motor.

 

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