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Hertz

Tutti gli slalom elettrici di Hertz per rimettersi in carreggiata

Hertz, ancora acciaccata dalla pandemia, prova a vendere le elettriche che aveva acquistato forse con eccessivo entusiasmo per... ricomprare le termiche che stava sostituendo

Era l’ottobre del 2021, Hertz aveva appena evitato d’un soffio il fallimento e, per rilanciare la propria immagine nel periodo immediatamente successivo alla pandemia (che, per ovvie ragioni, aveva colpito duramente chi lavora nel settore dell’auto noleggio), il suo ceo Stephen Scherr annunciava la svolta elettrica mediante l’acquisto di 100mila Tesla, tirando la volata in Borsa alla Casa di auto elettriche di Elon Musk.

IL MAXI ACCORDO CON TESLA (CHE HA FAVORITO SOLO MUSK)

L’accordo tra i due colossi si aggirava infatti sui 4 miliardi di dollari, rappresentando la più grande commessa nel mondo della nuova motorizzazione a basso impatto. Ma c’è di più, perché scartabellando tra i comunicati dell’epoca si rinverdisce pure il fatto che Hertz avesse anche annunciato un rafforzamento dell’infrastruttura per la ricarica delle vetture, con la creazione di tremila punti tra Stati Uniti ed Europa, per coprire 65 mercati entro dicembre 2022 e oltre cento entro fine 2023.

IL MOTORE DELLE AUTO HERTZ TOSSISCE

Siamo arrivati alla fine del 2023, ovvero la data indicata nei documenti presentati ai propri azionisti – anzi, la abbiamo superata da diverse settimane – e Hertz è costretta ad avvertire la Securities and Exchange Commission (l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza delle Borse valori, da qui in poi Sec) che la sua strategia industriale è radicalmente mutata. Di più: se la sta proprio rimangiando.

L’INEDITA RETROMARCIA: FUORI LE BEV, DENTRO L’ENDOTERMICO

La multinazionale – si legge nell’avviso di rito recapitato alla Sec – “ha preso la decisione strategica di vendere circa 20.000 veicoli elettrici della sua flotta statunitense, ovvero circa un terzo della flotta globale. Le cessioni, avviate nel dicembre 2023 e si prevede avvengano in modo ordinato nel corso del 2024, copriranno diversi marchi e modelli”.

Ma l’aspetto sorprendente è quanto segue: “La società prevede di reinvestire una parte dei proventi derivanti dalla vendita di veicoli elettrici nell’acquisto di veicoli con motori a combustione interna per soddisfare la domanda dei clienti”. Nei risultati del quarto trimestre Hertz registrerà un onere di circa 245 milioni di dollari relativo alle spese di ammortamento. Su quest’ultimo indicatore peserà anche un ulteriore incremento degli ammortamenti causato dal calo dei valori residui degli stessi veicoli messi in vendita. L’anno scorso il titolo è sceso del 32 per cento.

HERTZ HA IL LONG – COVID?

Insomma, una vera e propria fuga dall’auto elettrica per il campione statunitense del noleggio di vetture, che si rimangia nel giro di soli due anni il proprio ambizioso piano industriale nel tentativo di restare a galla, dato che la società non sembra essersi mai davvero ripresa dalla pandemia.

Ricordiamo che, in piena emergenza sanitaria, ovvero alla fine del mese di aprile del 2020, Hertz (controllata dal finanziere miliardario Carl Icahn, maggiore azionista con una quota del 39 per cento) dovette ammettere di non essere in grado di pagare le rate dei leasing in scadenza per la flotta dei suoi veicoli. Le fu così concessa dai creditori una prima estensione della scadenza al 4 maggio, poi posticipata al 22 maggio. Grazie alla dilazione riuscì insomma a evitare d’un soffio di dover dichiarare bancarotta, depositare i libri contabili in tribunale e ricorrere alle procedure del Chapter 11. Resta da capire se adesso Hertz si sia lasciata una volta per tutte alle spalle un simile pericolo.

La vicenda rappresenta anche un campanello d’allarme che dovrà essere ascoltato da chi, nel mondo, spingeva per l’adozione in massa dei nuovi propulsori. Allo stato attuale, Hertz dimostra come i costi delle vetture ma soprattutto della loro manutenzione rendano antieconomica la nuova tecnologia rispetto agli endotermici tradizionali, soprattutto se abbracciata con eccessivo entusiasmo. Sarà davvero da monito per qualcuno?

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