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Le furbette manovrine della Germania sulle auto elettriche

Il governo tedesco ha lanciato un nuovo programma di incentivi da 3 miliardi di euro per l’acquisto o il leasing di auto elettriche, aperto a tutti i produttori. Inclusi quelli cinesi. L'analisi di Liturri.

La storia ci insegna che i tedeschi, quando imboccano una strada sbagliata, in genere vanno fino in fondo, che coincide quasi sempre con un burrone.

È questa la riflessione che ci sentiamo di fare di fronte al lancio da parte del governo tedesco di un nuovo programma di incentivi da 3 miliardi di euro per l’acquisto o il leasing di veicoli elettrici, aperto a tutti i produttori inclusi quelli cinesi, con l’obiettivo di rilanciare il mercato dopo il crollo delle vendite seguito alla fine improvvisa del precedente schema nel 2023.

Ieri ne ha parlato il Financial Times e in prima pagina il quotidiano tedesco Der Tagesspiegel.

Sul quotidiano londinese, il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider ha sottolineato che non si prevede un’invasione massiccia di auto cinesi e ha scelto di non imporre restrizioni geografiche, diversamente da quanto fatto nel Regno Unito. Il piano, retroattivo da inizio 2026 e valido fino al 2029, sosterrà circa 800.000 vetture con contributi tra 1.500 e 6.000 euro destinati a famiglie a reddito medio-basso, includendo anche ibride plug-in e modelli range-extender.

L’obiettivo dichiarato da Schneider (SPD) è accelerare la transizione verso la mobilità elettrica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, proteggere il clima e sostenere l’industria automobilistica tedesca ed europea, che sta lanciando modelli sempre più competitivi. La base dell’incentivo è di 3000 euro per le elettriche pure, ma sale a 4000 euro per redditi familiari fino a 60.000 euro, 5000 euro sotto i 45.000 euro e ulteriori 500 euro per ogni figlio (massimo 1000 euro). Per le plug-in hybrid la base è di 1500 euro, con requisiti di emissioni inferiori a 60 g/km di CO₂ o almeno 80 km di autonomia elettrica. Manca solo una batteria di pentole in omaggio ai primi dieci clienti.

Il ministro tedesco sembra avere una discreta “coda di paglia” quando parla in questi termini della concorrenza cinese:

“Non riesco a vedere quell’invasione massiccia di costruttori cinesi in Germania di cui tanto si parla, né in termini di numeri né sulle strade, e proprio per questo motivo accettiamo la competizione senza imporre alcuna restrizione geografica.”

Perché non racconta che le principali marche automobilistiche tedesche (Volkswagen, BMW, Mercedes-Benz, Audi, Porsche) producono in Cina – quasi esclusivamente tramite joint venture locali (es. SAIC-Volkswagen, FAW-Volkswagen, BMW Brilliance, Beijing Benz) – intorno a 4 milioni di veicoli, di cui una minima parte esportati verso la Germania. Quindi esiste da parte tedesca un duplice obiettivo incentivante a favore dei produttori tedeschi: quello di aiutarli in quanto produttori per il mercato interno e quello di non suscitare scomposte reazioni cinesi nei confronti dei medesimi produttori localizzati in Cina. Ma questo Schneider si guarda bene dal dirlo. E punta a distrarre occhi indiscreti, motivando l’assenza di restrizioni a carico dei produttori cinesi:

“I costruttori cinesi stanno guadagnando terreno in Germania nonostante le tariffe anti-sussidi imposte dall’Unione Europea sulle importazioni, ma la loro quota di mercato rimane relativamente piccola rispetto a quella dei produttori nazionali; BYD, per esempio, ha venduto circa 23.000 auto in Germania nel 2025, otto volte tanto rispetto all’anno precedente, ma comunque meno dell’1% del mercato totale.”

Sta appunto difendendo i 4 milioni di autoveicoli prodotti in Cina, proteggendoli da eventuali ritorsioni cinesi, e cerca abilmente di schivare l’accusa di aiuti di Stato, un sospetto che in altri tempi avrebbe già attivato la Direzione Concorrenza di Bruxelles. Ma ora è tutto cambiato, anche se i Trattati sono sempre là.

Resta il problema delle infrastrutture adeguate, perché “l’annuncio del nuovo programma di sostegno è stato accolto positivamente dall’associazione dei costruttori tedeschi VDA, che tuttavia lo ha definito un ‘fuoco di paglia’ se il governo non interverrà per migliorare l’infrastruttura; una rete di ricarica capillare e un’energia conveniente rimangono fondamentali per una crescita sostenibile della mobilità elettrica, come ha sottolineato la presidente Hildegard Müller.”

Insomma, l’energia non è certamente a buon mercato, la rete di ricarica è carente, e il governo tedesco getta dalla finestra 3 miliardi per sostenere un mercato che ormai dovrebbe essere capace di reggersi sulle sue gambe. Avrebbe fatto prima e meglio a versare direttamente i 3 miliardi ai costruttori tedeschi, ma a quel punto a Bruxelles non avrebbero potuto più chiudere un occhio.

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