Mobilità

Iveco, Cnh e non solo. Tutte le passioni di Fca per gli spin-off che eccitano Exor

di

Elkann Exor fca cnh Repubblica

L’approfondimento di Luciano Mondellini

Tra i tanti insegnamenti che Sergio Marchionne ha lasciato al management di Exor e delle sue controllate c’è sicuramente quello per cui la galassia industriale che fa capo alla holding di casa Agnelli è un impero da cui in molti casi è ancora possibile estrarre valore inespresso.

GLI SPIN OFF DI IVECO E CNH

Spesso attraverso lo spin-off di controllate e di precise aree di business. E non caso proprio per questo motivo all’inizio di questo mese Cnh Industrial ha annunciato lo scorporo delle attività «on highway» (nella fattispecie i brand Iveco, Iveco Bus, Heuliez Bus e le attività motoristiche di Fpt Industrial) da quelle «off highway» (che raggrupperà le controllate nelle macchine agricole e in quelle pre le costruzioni).

I MOTIVI DEGLI SPIN OFF DI IVECO E CNH

L’idea della società, ha spiegato il ceo Hubertus Mühlhäuser, è quella per cui «la riorganizzazione della struttura permetterà di esprimere il completo potenziale in termini di performance finanziaria e generazione di valore sia per gli azionisti sia per tutti gli stakeholder coinvolti».

GLI SCORPORI DEL PASSATO

In questo quadro va ricordato che nei 14 anni in cui Marchionne ha guidato il Lingotto (2004-2018) i ricavi di quello che 15 anni fa era il gruppo Fiat e che tramite scorpori (e l’acquisizione di Chrysler ) si è tramutato in tre società distinte – Fca, Cnh Industrial e Ferrari – sono saliti da 47 a 126 miliardi.

I NUMERI E I PRECEDENTI

Il risultato netto è passato dalla perdita di 1,5 miliardi del 2004 (dell’allora Fiat Spa) all’utile complessivo 4,6 miliardi del 2018 sommando i profitti di Fca, Cnh Industrial e Ferrari. Mentre se nel 2004 la capitalizzazione dell’allora gruppo Fiat era di 5,5 miliardi, ora tenendo conto di tutte le società nate dagli spin off (Fca , Cnh Industrial e Ferrari), è di circa 60 miliardi attualmente.

LE CREAZIONI DI VALORE

Una grande parte di questa creazione di valore è stata realizzata tramite gli scorpori industriali, il cui inizio è datato 3 gennaio 2011 quando prese ufficialmente il via alla borsa di Milano la separazione tra le allora Fiat e Fiat Industrial che Marchionne aveva deciso qualche mese prima. Nel dettaglio si trattava della divisione tra il business dell’auto del Lingotto (che già controllava Chrysler e che si sarebbe fuso con quest’ultimo nel 2014 per dare vita all’odierna Fca) e le attività industriali (camion, macchine agricole e per le costruzioni) che poi si fusero con la controllata statunitense Cnh Global nel 2013 per creare l’attuale Cnh Industrial.

GLI AZIONISTI DEL LINGOTTO

Quel giorno infatti ogni azionista del Lingotto si trovò in mano un’azione Fiat (che ora aveva in pancia solo le auto) e un titolo Fiat Industrial. E utilizzando il metodo del total return (ovvero il rendimento calcolato tenendo conto di tutte le fonti di guadagno dell’investimento, nello specifico i dividendi e le performance in borsa) si può dire che da quel giorno un azionista Fiat Industrial (il calcio già include la successiva fusione con Cnh avvenuta due anni dopo) ha ottenuto un guadagno complessivo del 22,2%. E forse si spiega anche con questo rendimento non entusiasmante il perché Cnh Industrial abbia voluto avviare lo spin off delle attività «on highway». Anche se nel settore molti osservatori concordano che la mossa di scorporare Iveco potrebbe essere l’anticamera di una cessione del brand dei camion in un processo di consolidamento che potrebbe partire nel settore dei veicoli industriali (case asiatiche e tedesche potrebbero avere la casa italiana nel mirino, sostengono i rumors).

IL CASO FIAT AUTO

Più articolato invece è il calcolo per quanto riguarda Fiat Auto. In termini generali un azionista che nel 2011 aveva in mano un titolo del business automobilistico del Lingotto ha ottenuto un total return del 215,2% in questi otto anni e mezzo o poco più. Ma se si entra nello specifico si nota che è stato proprio un ulteriore spin off il vero motore di questa performance monstre. Infatti il guadagno complessivo di un azionista Fiat è stato «soltanto» dell’81,3% tra il gennaio 2011 e il gennaio 2016, giorno in cui a Piazza Affari a iniziato a trattare l’azione Ferrari scorporata qualche mese prima (per semplicità di calcolo si è preferito utilizzare il debutto del titolo di Maranello a Milano e non quello dell’esordio alla borsa di New York avvenuto nell’ottobre 2015). Mentre è accelerato a partire da quel gennaio 2016 spinto sì da Fca che ha avuto un total return di un sempre cospicuo 74,5% ma soprattutto da quello diFerrari -226,1%- che ha spiccato letteralmente il volo una volta liberatosi dal Lingotto. Una performance che ha di certo reso molto felici gli azionisti di lungo corso del Lingotto. Prima tra tutti Exor, la holding di casa Agnelli presieduta da John Elkann, che controlla tra le altre, Ferrari con il 22,9%, Fca con il 28,7% e Cnh Industrial con il 26,9%.

LE DOMANDE SU IVECO

Si rivelerà dunque un successo anche lo spin-off di Iveco? Al di là delle suggestioni connesse con il risiko dei camion, è presto per dirlo. Uno studio di Standard&Poor’s ha evidenziato però che statisticamente le azioni di società scorporate fanno meglio in borsa di quelle dei propri competitor nella misura dell’8,4% nel primo anno dal closing e del 22,1% nei primi tre anni. Nonostante un lieve svantaggio negli iniziali 30 giorni di contrattazioni (-2%). Mentre la letteratura specifica sul tema spiega che sono quattro le domande base cui bisogna rispondere per capire se l’operazione di scorporo potrà avere successo.

(estratto di un articolo di Milano Finanza; qui la versione integrale)

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