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Fca-Renault, tutte le stilettate di Di Maio a Macron e Calenda

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Di Maio

Come il vicepremier Luigi Di Maio ha replicato alle critiche di Calenda e Bentivogli sul caso Fca-Renault. Tutti i dettagli sulle polemiche politiche

 

Critiche all’interventismo statalista della Francia. Stilettate indirette a chi in Italia – dal dem Carlo Calenda al leader sindacale Marco Bentivogli, passando per gli editorialista di Corriere della Sera e Repubblica – ha accusato il governo M5S-Lega di apatia e silenzio.

Critiche e stilettate sono partite oggi da Palazzo Chigi. E’ stato il vicepremier Luigi Di Maio a esternare il pensiero del governo sul fallimento del progetto di fusione tra Fca e Renault.

CHE COSA HA DETTO DI MAIO SUL FALLIMENTO DEL PROGETTO FCA-RENAULT

“E’ l’interventismo di Stato che ha provocato il fallimento dell’operazione” Renault-Fca: “La Francia non ha fatto bella figura, noi anche se in contatto con Fca, abbiamo rispettato una operazione di mercato”, ha detto oggi il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio a Radio 24 rispondendo a una domanda sull’assenza del governo italiano sul dossier. “Neanche Renault è contenta dell’interventismo dello Stato francese. Se si fa mercato, una grande azienda parla con la sua omologa, non è che interferiscono ministri e presidenti della Repubblica”, ha aggiunto il capo politico del Movimento 5 Stelle, criticando il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.

LE CRITICHE INDIRETTE DI DI MAIO A CALENDA E BENTIVOGLI

Da rimarcare il passaggio della dichiarazione di Di Maio (“noi in contatto con Fca”) che smentisce quanto detto ieri dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, esponente di Siamo Europei nel Pd, e quanto dichiarato sempre ieri dal leader della Fim-Cisl, Marco Bentivogli (qui l’intervento), secondo i quali il governo si è disinteressato della vicenda e non aveva avuto contatti con i vertici del gruppo Fca.

LA POSIZIONE DEL GOVERNO FRANCESE

“Fca ha deciso di ritirare la sua offerta e io rispetto la sua scelta. Questa operazione rappresentava una bella opportunità industriale e questo rimane”, dice il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire, in un’intervista a Le Figaro, pubblicata da Corriere della Sera e Repubblica nella quale spiega la posizione del governo francese. “Elkann ha svolto il suo ruolo di presidente di Fca”, osserva, “ha voluto procedere celermente quando a noi invece serviva più tempo per assicurare un progetto il cui impatto industriale e tecnologico poteva essere considerevole. Ognuno è rimasto fedele alla sua logica, nessuno merita di essere criticato”.

CHE COSA CHIEDEVA LO STATO FRANCESE AZIONISTA DI RENAULT

“Lo Stato, azionista di riferimento di Renault, aveva fissato delle condizioni da rispettare. Siamo stati chiari sin dall’inizio, esigendo degli impegni sulla tutela dei posti di lavoro e dei siti industriali”, elenca, “abbiamo chiesto inoltre garanzie sulla governance” e “la nostra prima esigenza era che questa fusione fosse siglata nel quadro dell’alleanza tra Renault e Nissan”. “Noi non abbiamo voluto prendere nessun rischio – sottolinea – né per l’alleanza, né per Renault”. Quanto alla presenza forte dello Stato sul dossier, afferma: “Che cosa avrebbero detto se avessimo svenduto gli interessi industriali della Francia? Che cosa avrebbero detto se non avessimo tenuto contro delle preoccupazioni del nostro partner giapponese? La situazione attuale è che lo Stato possiede il 15 per cento della Renault. E deve assumersi le sue responsabilità”.

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