Mobilità

Così Fca utilizzerà il prestito di Intesa garantito dallo Stato

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Fca chiede 6,3 miliardi a Intesa Sanpaolo per saldare fornitori e rivenditori. Tutti i dettagli nell’analisi di Nicola Borzi per Valori.it

Se non verranno emanate norme diverse, il Decreto Liquidità non impedirà alla holding anglolandese del gruppo Fca (nato dalla fusione tra l’italiana Fiat e la statunitense Chrysler) di erogare il maxidividendo straordinario di 5,5 miliardi di euro, che andrà ad aggiungersi alla cedola ordinaria di 1,1 miliardi del bilancio 2019, grazie alla fusione con la francese Psa.

La decisione di pagare il dividendo straordinario non è stata ancora approvata dall’assemblea. La casa automobilistica l’ha fatta slittare dal 16 aprile a fine giugno. Alla Exor, holding capogruppo, dovrebbe andare una quota di 1,45 miliardi dei 5,5 del dividendo straordinario.

fca elkann

770 MILIONI ALLA FAMIGLIA AGNELLI

La maxicedola risalirà proquota fino alla “Giovanni Agnelli BV”, la finanziaria di diritto olandese della famiglia Agnelli. I suoi soci si spartiranno quasi 770 milioni perché possiedono il 53% di Exor. Anche la francese Psa ha fatto slittare a fine giugno la sua assemblea. Pure in questo caso la famiglia Peugeot dovrebbe ottenere una quota consistente del dividendo straordinario ottenuto dalla distribuzione della quota detenuta in Faurecia (valorizzata 3,2 miliardi) che si assomma a quello ordinario da 1,1 miliardi.

La maxifusione, nei progetti del dicembre scorso, avrebbe dovuto quindi portare quindi a una distribuzione complessiva di quasi 11 miliardi di euro.

IL DECRETO LIQUIDITA’ NON VIETA L’OPERAZIONE

La crisi dovuta alla pandemia ha portato però a polemiche sul fatto che Fca Italy, controllata da Fca Group, nei giorni scorsi ha negoziato con Intesa Sanpaolo una linea di credito da 6,3 miliardi assistita dalla garanzia pubblica di Sace.

La discussione è scattata perché il Decreto Liquidità n. 23 dell’8 aprile, varato dal governo Conte per consentire alle imprese italiane di mettersi al riparo dal prosciugamento della cassa innescato dalla crisi dovuta alla pandemia da coronavirus, prevede il divieto della distribuzione dei dividendi e dell’acquisto di azione proprie come condizione per accedere alle garanzie.

La motivazione è presto detta: nel decreto liquidità non c’è traccia di condizionalità legata alla sede legale (in Olanda) o fiscale (nel Regno Unito) della holding di Fca Italy o delle capogruppo di altre società italiane che chiedono l’erogazione delle garanzie pubbliche. L’importante secondo la legge è che la società controllata che chiede le garanzie abbia sede in Italia. La linea di credito a Intesa Sanpaolo l’ha chiesta appunto Fca Italia.

NON SI TRATTA DI BENEFICENZA

A dispetto di come sono state presentate le cose da alcuni giornali, l’operazione tra Fca Italia e Intesa Sanpaolo non è un “atto di generosità” della società industriale nei confronti della filiera dell’automotive. La linea di credito da 6,3 miliardi serve a Fca Italia per pagare i suoi debiti preesistenti nei confronti dei fornitori e della rete di vendita delle concessionarie, dunque per finanziare quello in termini contabili si chiama capitale circolante.

Il gruppo Fca avrebbe potuto usare risorse proprie, visto che al 31 marzo scorso la trimestrale consolidata riportava liquidità in cassa per 12,3 miliardi di euro più una linea di credito sindacato revolving disponibile e inutilizzata per altri 6,25 miliardi, per un totale liquido di oltre 18,5 miliardi di euro.

COSI’ FCA GROUP SALDA I SUOI DEBITI A COSTO INFERIORE

Perché il gruppo Fca non ha usato le sue risorse ma ha preferito far chiedere 6,3 miliardi di euro alla controllata italiana? Facile: perché se avesse voluto raccoglierla sul mercato del debito, emettendo un bond, non avrebbe potuto ottenere liquidità al costo più basso della garanzia Sace, visto che il rating di Fca è BBB-, sub investment grade, mentre ottenere linee di credito bancario sotto altra forma avrebbe comunque portato a oneri superiori a quelli ridotti dalla garanzia Sace e all’erogazione di costose garanzie.

I fornitori della filiera non riceveranno “in anticipo” soldi da Fca come prestiti o linee di credito. I fornitori dovranno cercare da sé la propria liquidità per pagare i loro acquisti, sempre tramite il decreto liquidità, con la possibilità di accedere a fondi pari al 25% del fatturato 2019 purché non si trovassero in condizioni finanziarie difficili già prima del 31 gennaio, data di inizio dello stato di emergenza dovuto alla pandemia. I crediti per 6,3 miliardi ottenuti da Fca Italy da Intesa Sanpaolo servono a pagare i suoi debiti preesistenti.

(Estratto di un articolo pubblicato su Valori; qui l’articolo integrale)

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