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Eurodrone, chi borbotta nell’Ue sul motore Catalyst (Avio Aero)

Avio Aero Eurodrone

Chi e come protesta a Bruxelles e a Parigi per la scelta di Airbus di affidare ad Avio Aero la motorizzazione per l’Eurodrone

 

L’italiana Avio Aero ha battuto la francese Safran: Airbus ha selezionato il Catalyst come motore dell’Eurodrone.

Ma a Parigi non l’hanno presa bene.

“Safran Helicopter Engines ha preso uno schiaffo”, commentava a marzo La Tribune.

E oggi è ancora il quotidiano francese a riportare le proteste e polemiche intorno alla scelta di Airbus per la motorizzazione del velivolo armato a pilotaggio remoto Male Rpas. Ricordiamo che al programma partecipano Germania, Francia, Spagna e Italia con le rispettive industrie Airbus, Dassault e Leonardo.

A fine marzo l’eurodeputato francese Christophe Grudler del gruppo Renew ha interrogato la Commissione per sapere se intendeva “chiedere ad Airbus di riconsiderare la scelta del motore Catalyst”. Secondo Grudler questa scelta sia “chiaramente non in linea con gli interessi europei in termini di autonomia strategica” Il 25 maggio, il commissario europeo Thierry Breton ha risposto che il motore deve “essere privo di qualsiasi restrizione d’uso” per beneficiare di un sussidio dall’Unione europea.

L’Eurodrone beneficia di una dotazione di 100 milioni di euro concessa dall’Ue nell’ambito Edidp per lo sviluppo industriale della difesa europea ricorda sempre La Tribune. Il valore stimato del programma è di oltre 7 miliardi di euro.

Tutti i dettagli.

LE NUOVE POLEMICHE

Secondo l’europarlamentare Grudler, “questo motore di certificazione americana e filiazione tecnologica americana impedisce all’Ue di avere il controllo totale di questo equipaggiamento sensibile che è l’Eurodrone”.

Ma non è l’unico a sollevare perplessità, come ricostruisce La Tribune. Cédric Perrin, senatore di Les Républicains du Territoire de Belfort e vicepresidente della commissione per gli affari esteri, la difesa e le forze armate, ritiene che la scelta di Airbus renda questo programma dipendente dagli Usa. “Airbus non può garantire che nel 2022 o 2030 questo motore sarà privo di ITAR con oltre il 10% di parti di origine americana”, ha affermato in un’intervista al quotidiano francese.

QUELLE PASSATE

Già dall’anno scorso la stampa francese era partita all’attacco contro il motore di Avio Aero. “Se venisse scelto il motore Avio Aero, come auspicato dall’Italia, questo sarebbe soggetto alle normative extraterritoriali Usa” scriveva Les Echos.

Secondo la stampa francese il motore proposto da Avio sviluppato per il Cessna Denali di Textron Aviation, potrebbe essere soggetto alle normative sul traffico internazionale di armi Itar.

LA POSIZIONE DI AVIO AERO

Accuse che Avio Aero ha rispedito al mittente.

“Sono accuse strumentali, vere menzogne per screditarci. Sia Airbus che Occar, conoscono bene le nostre credenziali e non hanno mosso rilievi. Anche le istituzioni italiane sono con noi. Il Catalyst è interamente europeo, prodotto in gran parte in Italia dove pre-Covid generavamo un fatturato di circa 2 miliardi di euro, con oltre 4mila dipendenti” aveva ribadito l’ad di Avio Aero Riccardo Procacci l’anno scorso a MF.

E nel comunicato stampa del 28 marzo Avio ribadisce che il “Catalyst è un motore 100% Itar free (International Traffic in Arms Regulation) e sarà interamente certificato in Europa”.

LA REPLICA DEL COMMISSARIO BRETON

Nel frattempo, è giunta la replica del commissario europeo al Mercato interno, Thierry Breton.

Avio Aero dovrà fornire le prove che garantiscono come “la sovranità europea sia preservata” fornendo il suo motore Catalyst al progetto dell’Eurodrone. È quanto affermato da Breton, in un messaggio riportato da La Tribune.

Nella sua risposta scritta, Breton ha ricordato che la concessione di una sovvenzione dell’Ue è “soggetta a determinate condizioni”. Pertanto, il progetto deve essere “un catalizzatore per il rafforzamento della sovranità europea”. Allo stesso modo, “i fornitori di sistemi critici come il motore devono quindi essere europei o con sede nell’UE e offrire tutte le garanzie di sicurezza richieste dalla normativa europea applicabile”.

Quindi l’Organizzazione congiunta di cooperazione in materia di armamento (Occar) dovrà verificare nell’ambito della gestione delle sovvenzioni che questa condizione venga rispettata.

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