Mobilità

Enav, ecco perché il presidente Scaramella si è dimesso. Fatti e indiscrezioni

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Che cosa è successo davvero ai vertici di Enav? Come mai il presidente Roberto Scaramella ha comunicato al consiglio di amministrazione di lasciare la società di assistenza al volo?

Sono le domande che si pongono da ore gli addetti ai lavori dopo il comunicato stampa della società in cui si fa solo riferimento ad “altri interessi professionali” di Scaramella.

In attesa di conoscerli, nei palazzi della politica e della finanza si congettura sui motivi alla base della decisione.

C’è chi parla di tensioni con i sindacati, ma questa ragione non potrebbe essere l’unica alla base dell’addio.

C’è chi congettura su una scarsa sintonia fra la maggioranza di governo (in primis della Lega) e il presidente, nominato durante il governo Gentiloni: mantenne a sorpresa per mesi anche la carica ai vertici di Ala group. Eppure, si dice in ambienti politici, di recente c’era stato un avvicinamento tentato fra Scaramella ed esponenti del Carroccio.

Ma in ambienti ministeriali si sposta l’attenzione su alcune diversità di vedute fra i ministeri e i vertici della società, che è quotata a Piazza Affari ma è anche controllata con il 53,28% dal ministero dell’Economia.

Il tema delle divergenze? Le remunerazioni del board, che sarebbero aumentate considerevolmente secondo le valutazioni della maggioranza M5s-Lega.

Traccia di questa opinione è stata lasciata dai ministeri interessati nel corso dell’assemblea dei soci Enav che ha approvato il bilancio 2017.

“Pur apprezzando il tentativo di contenimento delle retribuzioni, si ritiene opportuno richiamare le regole sul contenimento delle retribuzioni della pubblica amministrazione”, è stata la sibillina sollecitazione lanciata dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, all’assemblea degli azionisti di Enav, letta dal rappresentante del Mef Stefano Di Stefano, durante la discussione sul punto relativo alle remunerazioni di amministratore delegato, presidente e dirigenti strategici di Enav.

Inoltre fonti politiche sottolineano come l’amministratore delegato nominata dal governo Renzi, Roberta Neri, sia stata assunta a tutti gli effetti dalla società diventando anche direttore generale della società. Ma Enav smentisce.

Un aspetto criticato anche da Forza Italia: “L’amministratore delegato Roberta Neri ha guadagnato 828 mila 400 Euro. L’ex-direttore generale Massimo Bellizzi 557 mila 461 Euro. Il presidente Roberto Scaramella per 8 mesi (maggio-dicembre) circa 100 mila (12.500 Euro mese) – ha detto il senatore Francesco Giro di Forza Italia – E nell’assemblea degli azionisti del 27 aprile scorso il ministero del Tesoro (azionista di controllo col 53,37%) ha fatto recapitare e letto una lettera di richiamo del ministero dei Trasporti (ente vigilante) sui compensi dei manager considerati troppo alti”.

Ma il presidente dimissionario, nella nota di ieri alla stampa, ha rimarcato tra l’altro i rapporti cordiali con i ministeri: “Gli ultimi due anni in Enav sono stati un’esperienza molto positiva. Il lavoro svolto di concerto con l’ad, con il cda, il Collegio Sindacale, il magistrato della Corte dei conti e con gli altri organismi di controllo ha consentito all’Azienda, anche grazie alla fiducia ed al supporto tecnico del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, di consolidare risultati economico/finanziari importanti coniugandoli ad una eccellente qualità del servizio in termini di sicurezza dei voli e puntualità. In termini di corporate governance, inoltre, il Consiglio di Amministrazione ha introdotto nuove pratiche e meccanismi di funzionamento in linea con il codice di autodisciplina e con le best practice di mercato”.

Tensioni o fiducia-supporto dei ministeri? Nei prossimi giorni, forse, la vicenda si chiarirà.

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