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Effetti e scenari delle spese per infrastrutture in Italia. Report Sace

Infrastrutture

La crescita attesa della spesa in infrastrutture supererà, nel prossimo quinquennio, quella prevista per il Pil. Porti, aeroporti e ferrovie saranno il comparto che crescerà maggiormente, seguiti da infrastrutture per l’energia elettrica e il gas. È quanto emerge dal focus pubblicato da Sace.

 

La spesa in infrastrutture italiana è attesa crescere del 2,6% nel periodo 2021-2026 e, nel decennio, in media dell’1,7% l’anno.

Si tratta di un tasso superiore alla media dell’eurozona (+1,5%) e alla crescita del Pil. È quanto emerge dal focus di Sace ‘Ieri, oggi e domani: le infrastrutture in Italia’ con uno studio realizzato da Oxford Economics e analisi del Cresme.

“L’aumento atteso degli investimenti in infrastrutture segna un cambio di passo evidente rispetto al passato”, si legge nel rapporto che ricorda come in Italia “gli investimenti in infrastrutture si sono costantemente ridotti nel tempo” con una spesa che, dalla crisi finanziaria globale del 2008 fino al 2021, si è contratta in media del 2,8% l’anno (cinque volte il tasso a cui è decresciuto il Pil nello stesso periodo).

Porti, aeroporti e ferrovie saranno il comparto che crescerà maggiormente nel prossimo quinquennio (+3,8% in media l’anno), seguiti da infrastrutture per l’energia elettrica e il gas (+3,2%), trainati dalla spinta al green e alla transizione energetica.

Dalle direttrici ferroviarie Verona-Brennero e Napoli-Bari al porto di Genova, dal nuovo hub aeroportuale di Brescia ai nuovi impianti eolici offshore della Sardegna, gli sviluppi infrastrutturali coinvolgeranno tutto il territorio italiano.

Secondo il focus “le risorse del Pnrr costituiscono la fonte primaria di finanziamento” e “il sistema bancario e il sostegno di Sace potranno ampliare le risorse necessarie”.

“Il Rapporto Sace sulle infrastrutture conferma la bontà della strategia seguita dal Governo per fornire al Paese la dotazione di capitale necessaria per aumentare la competitività e il benessere delle persone, in un’ottica di sostenibilità ambientale” ha commentato il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

Tutti i dettagli.

IL CALO POST 2008

Dalla Crisi Finanziaria Globale fino alla pandemia, la spesa italiana per infrastrutture si è contratta in media del 2,8% l’anno (5 volte il tasso a cui è decresciuto il Pil nello stesso periodo), passando dai 65,3 miliardi di euro del 2008 ai 45,3 miliardi di euro del 2021; questa dinamica è stata comune, sebbene in misura meno accentuata, anche all’Eurozona, con Spagna e Grecia a segnare le maggiori contrazioni. La flessione è stata più marcata nella prima parte del periodo in esame a causa principalmente di una minore capacità di spesa legata agli effetti delle crisi finanziarie che si è altresì riflessa in una contrazione degli investimenti infrastrutturali.

LA BATTUTA D’ARRESTO CON LA PANDEMIA

Il sopraggiungere della crisi pandemica ha segnato una nuova battuta d’arresto nella crescita degli ultimi anni – nonostante i cantieri non si siano mai completamente fermati – anche a causa delle difficoltà di approvvigionamento dei materiali. Le misure di stimolo del governo e le risorse europee hanno, quindi, fatto ripartire e, anzi, daranno un’ulteriore accelerazione alle attività del settore anche nei prossimi anni.

ITALIA PRINCIPALE DESTINATARIO DEI FONDI UE

L’Italia risulta, in valore assoluto, il principale destinatario dei fondi europei del NGEU, declinati in larga misura in investimenti (e riforme) nel settore delle infrastrutture secondo il PNRR. Tali risorse avranno ricadute positive anche su settori dell’economia italiana che non ne sono direttamente destinatari (come manifattura e servizi). I fondi e le riforme messe a disposizione dalla Ue si inseriscono in un più ampio contesto di investimenti nel settore da parte del governo, che potrà contare anche sulle risorse provenienti dal Fondo complementare e dallo scostamento di bilancio.

La spesa per investimenti in infrastrutture e mobilità di competenza del MIMS genererà, infatti, l’attivazione – diretta e indiretta – di valore aggiunto nel sistema produttivo per un valore pari a circa 37,8 miliardi di euro (+2,4% rispetto a uno scenario senza tali investimenti inclusi nel PNRR) e un tasso di ritorno aggregato pari al 63%, che salirà a circa il 77% per gli investimenti in costruzioni, fino a toccare il valore massimo per quelli in ricerca e sviluppo (88%).

CRESCITA DELLA SPESA IN INFRASTRUTTURE SUPERERÀ QUELLA PER IL PIL

Nel prossimo decennio la spesa in infrastrutture italiana è attesa crescere in media dell’1,7% l’anno, un tasso superiore alla media dell’eurozona (+1,5%), ma soprattutto nettamente al di sopra delle previsioni pre-pandemia (+0,9%). La crescita sarà più accentuata nel periodo 2021-2026 (+2,6%), per diventare meno intensa nel quinquennio successivo (+0,9%) per un effetto combinato di una minore spesa pubblica e di una riduzione della forza lavoro dovuta all’invecchiamento della popolazione.

La crescita attesa della spesa in infrastrutture supererà, nel periodo in esame, quella prevista per il Pil, grazie agli ingenti fondi a disposizione, alle riforme attuative previste e, non da ultimo, alla rinnovata fiducia sia nazionale che estera. Tale dinamica si riflette, conseguentemente, anche sul rapporto spesa per infrastrutture/Pil che nei prossimi dieci anni si attesterà in media al 2,8% (rispetto al 2,3% medio del periodo 2015-2021), raggiungendo alla fine dell’orizzonte previsivo il 3%.

CHI ACCELERA E CHI FRENA NEI DIVERSI COMPARTI

Nel 2021 la costruzione di strade ha continuato a rappresentare la prima voce di spesa con un ammontare di €19 miliardi (seppure inferiore di €8,1 miliardi rispetto al 2008), corrispondenti a un peso pari al 42% circa; a seguire ferrovie, porti e aeroporti (c.d. altri trasporti), la cui spesa si è dimezzata portando a una contrazione della propria quota al 17%. Le infrastrutture di elettricità e gas, invece, hanno raddoppiato la propria incidenza sul totale (16,5%), mentre la spesa in infrastrutture idriche e di gestione dei rifiuti è calata di €4,3 miliardi. Le altre infrastrutture hanno mantenuto la loro quota pressoché invariata (18,5%), accogliendo però €3,2 miliardi in meno di risorse.

CRESCERANNO PORTI, AEROPORTI E FERROVIE

Porti, aeroporti e ferrovie saranno il comparto che crescerà maggiormente nel prossimo quinquennio (+3,8% in media l’anno), seguiti da infrastrutture per l’energia elettrica e il gas (+3,2%), trainati dalla spinta al green e alla transizione energetica, in una logica di accrescimento della tecnologia impiegata negli ambiti efficienza, sicurezza e sostenibilità ambientale. Dalle direttrici ferroviarie Verona-Brennero e Napoli-Bari al porto di Genova, dal nuovo hub aeroportuale di Brescia ai nuovi impianti eolici offshore della Sardegna, gli sviluppi infrastrutturali coinvolgeranno tutto il territorio italiano.

Inoltre, il settore beneficerà non solo dei fondi legati al Pnrr, ma sarà al centro anche di quei progetti già in essere prima dell’avvio della pandemia, quali gli interventi per il Giubileo 2025, le opere per le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina e per i Giochi del Mediterraneo di Taranto del 2026.

È inoltre previsto un rafforzamento del sistema aeroportuale, che vedrà Brescia diventare un hub per il traffico cargo.

Invece, il trasporto su strada è atteso crescere, in termini di spesa d’investimento, a un tasso inferiore agli altri comparti infrastrutturali, vedendo il suo peso sul totale ridursi dal 42% al 40%. Tale fenomeno va visto in un quadro retrospettivo in cui il comparto è stato per diversi anni il principale destinatario della spesa in investimenti infrastrutturali, segnala il rapporto Sace.

IL PIANO NAZIONALE COLOD IRONING

Con riferimento invece ai porti, fra le principali finalità degli interventi a essi dedicati, vi sono quello di un maggior efficientamento energetico e resilienza al cambiamento climatico (ad esempio il Piano Nazionale Cold Ironing prevede l’elettrificazione delle banchine con l’intento di abbassare le emissioni in mare e in aria delle imbarcazioni attraccate).

In tale ottica rientrano i progetti riguardanti i porti di Trieste (progetto Adriagateway) e Genova, evidenzia il rapporto.

RECUPERARE IL RITARDO INFRASTRUTTURALE DEL MEZZOGIORNO

Molte delle opere che verranno realizzate o potenziate sono localizzate, come previsto dal Piano, nel Sud Italia per riuscire a colmare quel ritardo infrastrutturale che da anni penalizza il Mezzogiorno, sottolinea il rapporto Sace.

IL COMMENTO DEL MINISTRO GIOVANNINI

“Il confronto internazionale mostra che in Italia gli investimenti in infrastrutture cresceranno nei prossimi anni più che negli altri paesi, anche oltre il 2026, anno di conclusione del Pnrr, portando il rapporto tra spesa per infrastrutture e PIL al massimo storico” ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, a commento del Rapporto Sace.

“Come dimostra il Rapporto, lo slogan “Dieci anni per trasformare l’Italia” che ho usato fin dal primo giorno del mio mandato — prosegue il ministro — si è trasformato in decisioni concrete, condivise non solo dal Governo, ma anche dalle Regioni e dagli Enti territoriali. Ora si tratta di proseguire su questa strada, decidendo l’allocazione delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027 e dei fondi europei 2021-2027 (oltre 130 miliardi in complesso), nonché di quelli della prossima legge di bilancio, per completare il disegno che il Mims ha offerto al Paese con il recente Allegato infrastrutture, logistica e mobilità al Def”.

“D’altra parte, le nuove procedure per velocizzare le autorizzazioni, che stanno già funzionando per il Pnrr, le pianificazioni settoriali, le riforme che riguardano tanti settori di competenza del Mims (attività dei porti, settore idrico, trasporti ferroviari, marittimi, stradali, ecc.), le nuove regole per la sostenibilità delle infrastrutture e dei sistemi di mobilità rendono gli investimenti previsti per i prossimi anni una grande opportunità per la trasformazione del sistema socioeconomico italiano” ha concluso il ministro Giovannini.

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