Mobilità

Ecco le sterzate di Volkswagen fra diesel ed elettrico

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L’approfondimento di Luciano Mondellini, giornalista di Mf/Milano Finanza

Il colosso Volkswagen punta molto forte sull’auto elettrica e metterà sul piatto 34 miliardi in cinque anni (di cui 6,6 solo nel 2018) sulla e-mobility con l’obiettivo di diventare entro i primi anni del prossimo decennio «la casa con la gamma più grande al mondo in termini di auto pulite». Ma questo non significa che Wolfsburg vuole rinunciare alle tecnologie tradizionali – diesel incluso – dato che il pacchetto complessivo degli investimenti del gigante della Bassa Sassonia ammonterà di qui al 2022 a 90 miliardi (di cui 20 miliardi nel 2018). Volkswagen si appresta quindi a consolidare l’offensiva sui mercati sulla base di un bilancio 2017 (reso noto il 24 febbraio) che ha registrato ricavi record a 230,7 miliardi (+6.2% rispetto al 2016) e un utile operativo cresciuto a 13.8 miliardi oltre che un utile netto a quota 11,6 miliardi, cioè più del doppio dei 5,4 miliardi del 2016 (che includeva oneri straordinari per 7,5 miliardi contro i 3,2 miliardi dello scorso esercizio). Di qui la decisione del cda di proporre una cedola di 3,9 euro per le azioni ordinarie e 3,96 euro per quelle privilegiate. Mentre per il 2018 Wolfsburg si attende una crescita del 5% rispetto all’anno scorso (mettendo quindi a segno un nuovo record) e un profitto operativo compreso tra il 6,5 e il 7,5% dei ricavi.

Ieri il ceo della casa tedesca, Matthias Mueller, ha fatto il punto della situazione nel tradizionale appuntamento annuale con la stampa di tutto il mondo tenutosi quest’anno nel maxi show room del gruppo a poche centinaia di metri dalla Porta di Brandeburgo a Berlino. E in questo contesto il manager ha annunciato l’impegno di Volkswagen nella tecnologia green con la decisione di investire 34 miliardi entro il 2022 (6,6 nel solo 2018) sulla mobilità a impatto zero, nel solco del piano Roadmap E presentato l’anno scorso, che prevede la produzione di almeno 3 milioni di auto elettriche l’anno entro il 2025 e la commercializzazione di 80 modelli elettrici. Una espansione che vedrà salire a 16 dagli attuali tre il numero di impianti Volkswagen in cui si produrranno auto senza emissioni (già nel prossimo biennio il numero salirà a 12) e per la quale sono già state siglate numerose partnership con costruttori di batterie in Europa e in Cina «per un totale di 20 miliardi euro di controvalore». Nel frattempo una decisione sul Nord America sarà presa a breve. «Quest’anno altri nove modelli – tre dei quali completamente elettrici – saranno aggiunti al nostro portafoglio di veicoli green e ibridi e dal 2019 ci sarà il lancio di un nuovo veicolo elettrico virtualmente ogni mese». «Il nostro obiettivo», ha dichiarato Mueller, «è quello di offrire entro pochi anni la più grande gamma di auto elettriche al mondo in tutte i continenti e attraverso tutti i nostri brand». Volkswagen , bisogna ricordare, conta 12 marchi tra i quali spiccano, oltre al brand omonimo, Porsche, Audi, Seat , Skoda, Bugatti e Lamborghini.

Cio però non significa per Vokswagen rinunciare alle tecnologie tradizionali, tra cui la motorizzazione diesel che tanti profitti ha portato alle casse di Wolfsburg nell’arco degli ultimi decenni, ma che ha anche fatto piombare Wolfsburg «nella peggior crisi» del dopoguerra a seguito del Dieselgate del settembre 2015. «Il diesel moderno, quello più avanzato, sarà parte della soluzione, non del problema», ha spiegato Mueller, facendo notare che «non esistono al momento ragioni» per pensare di pensionare la tecnologia a gasolio, soprattutto nella sue versioni più efficienti a livello ambientale. Insomma la divisione emersa al Salone di Ginevra della settimana scorsa tra i produttori tedeschi – contrari al pensionamento del diesel- e le altre case europee è stata confermata ieri a Berlino. Con buona pace dell’amministratore delegato di Fca , Sergio Marchionne, che durante la kermesse svizzera si era lasciato andare a un laconico «mah», dopo che nella riunione dell’Acea (l’associazione che riunisce i costruttori europei) era emersa in tutta la sua chiarezza la divisone tra Germania e resto del mondo sul destino del motore a gasolio. Ma soprattutto, con buona pace della giurisprudenza tedesca che non più tardi di qualche settimana fa aveva dato mano libera alle amministrazioni comunali nel vietare l’uso del diesel all’interno delle città.
Mueller ha anche sottolineato che Wolfsburg in futuro non intende solo produrre auto. Un secondo pilastro della strategia dà grande enfasi ai servizi di mobilità autonoma attraverso l’uso di app come Moia (il servizio sviluppato da Volkswagen in Germania) che rappresenta una sorta di mix tra taxi e bus e che sta riscuotendo un buon successo nelle città tedesche. Tuttavia il manager ha ammesso che «ci vorrà tempo perché molti concetti di oggi arrivino sulle strade». Intanto i soci di Wolfsburg possono gioire dei dividendi proposti dal cda -3,90 euro per le azioni ordinarie e 3,96 per le privilegiate – e che renderanno particolarmente soddisfatti sia il clan Porsche-Piech che il land della Bassa Sassonia, principali azionisti della Casa tedesca.

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