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Ecco le grane di Stellantis fra Usa e Italia

Stellantis Melfi

L’unità Fca Us di Stellantis, condannata per l’indagine sulle emissioni diesel degli Stati Uniti, deve pagare 300 milioni di dollari. Nel frattempo, in Italia l’Antitrust ha chiuso i 14 procedimenti accogliendo gli impegni di Fca e le altre Case auto sulle offerte di finanziamenti e leasing

Grane da entrambe le sponde dell’Atlantico per Stellantis.

Negli Stati Uniti, un tribunale federale ha condannato Fca US, la divisione di Stellantis negli Stati Uniti, a pagare quasi 300 milioni di dollari per aver manipolato in maniera fraudolenta le emissioni dei motori diesel dei veicoli prodotti tra il 2014 e il 2016.

Lo scorso giugno la società automotive nordamericana si era dichiarata colpevole di associazione a delinquere per risolvere un’indagine pluriennale per frode sulle emissioni diesel del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Simile al “dieselgate”, la frode realizzata dalla Volkswagen con i suoi motori diesel, Fca Us aveva installato un software che mascherava le emissioni e i consumi dei motori quando venivano sottoposti ai test ufficiali.

Secondo la sentenza, Stellantis ha rilasciato false dichiarazioni sulle emissioni diesel in oltre 100.000 veicoli diesel Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 negli Stati Uniti.

Nel frattempo, in Italia l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso, accettando gli impegni proposti, 14 procedimenti avviati nei confronti delle maggiori case automobilistiche che operano in Italia tra cui proprio Fca (Fiat, Jeep, Alfa Romeo), sul tema delle offerte di acquisto con finanziamento e leasing.

Tutti i dettagli.

LA MAXI MULTA PER STELLANTIS NEGLI USA

La multa di 300 milioni di dollari “è il risultato di un’indagine triennale esauriente”, ha affermato il vice procuratore generale Todd Kim, riporta Reuters. “Questo provvedimento dimostra che il Dipartimento di Giustizia è impegnato a far sì che le aziende che commettono illeciti siano ritenute responsabili per aver ingannato le autorità di regolamentazione”.

Lo scorso giugno, Fca US e il Dipartimento di Giustizia avevano raggiunto un accordo in cui la casa automobilistica si dichiarava colpevole della frode avvenuta quando la società madre di Fca Us era ancora Fiat Chrysler. Nel 2021 Fca si è fusa infatti con il produttore francese Peugeot Psa per formare Stellantis.

In base al patteggiamento, Fca US LLC, ex Chrysler Group LLC, aveva accettato di pagare una multa di 96,1 milioni di dollari più la confisca di 203,6 milioni di dollari. Inoltre, il dipartimento di Giustizia americano ha spiegato in una nota che Fca Us sarà tra l’altro sottoposta a un periodo di osservazione per tre anni.

Sono anche stati accusati tre dipendenti dell’azienda, in attesa di processo.

GIÀ PAGATA SANZIONE CIVILE E RISARCIMENTO

Inoltre, nel 2019 Fca Us aveva già pagato una sanzione civile di 311 milioni di dollari e più di 183 milioni di dollari di risarcimento a oltre 63.000 persone nell’ambito di un’azione collettiva contro i diesel. “All’epoca si stimava che il patteggiamento e il relativo richiamo dei veicoli sarebbero costati a Fiat Chrysler circa 800 milioni di dollari” ricorda il New York Times.

COSA DOVRÀ FARE LA CASA AUTOMOBILISTICA

Ora negli Usa Stellantis dovrà condurre una revisione iniziale della sua conformità al Clean Air Act e alle procedure di ispezione e collaudo, presentare un rapporto e preparare almeno due rapporti di follow-up.

FONDI GIÀ ACCANTONATI

Tuttavia, la multa americana da 300 milioni non peserà eccessivamente sul gruppo guidato da Carlo Tavares. Già durante il terzo trimestre 2020 Stellantis aveva previsto un accantonamento di circa 200 milioni di euro successivamente incrementato a 266 milioni.

I PROCEDIMENTI AVVIATI DALL’ANTITRUST ITALIANO

Se negli Stati Uniti la multa era quindi inevitabile, in italia Stellantis l’ha scampata.

L’Antitrust ha chiuso 14 procedimenti avviati nei confronti delle maggiori case automobilistiche che operano in Italia, tra cui Fca (ora Stellantis), sul tema delle offerte di acquisto con finanziamento e leasing, accettando gli impegni di modifiche delle offerte proposti dai produttori. Lo ha reso noto l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato in un comunicato stampa.

GLI ALTRI PRODUTTORI COINVOLTI

Oltre a Fca, i procedimenti riguardavano: Volkswagen (Volkswagen, Seat, Skoda), Psa (Peugeot, Citroën, Opel, Ds), Renault (Renault, Dacia), Toyota (Toyota, Lexus), Ford, Bmw (Bmw, Mini), Mercedes, Hyundai, Kia, Suzuki, Nissan, Honda, M.M. Automobili (distributore esclusivo Mitsubishi).

GLI ILLECITI APPURATI

Secondo l’Autorità le modalità di presentazione delle offerte di acquisto con finanziamento e di leasing erano infatti omissive e ingannevoli: veniva enfatizzato il contenuto importo della rata mensile – spiega la nota – oppure un prezzo non comprensivo di oneri finanziari o spese, relegando allo stesso tempo, in sezioni di non agevole lettura, informazioni essenziali sul costo da sostenere. “Il finanziamento è oggi una delle più diffuse modalità di acquisto delle autovetture nuove” precisa l’Authority presieduta da Roberto Rustichelli.

Nel tempo, ai finanziamenti tradizionali caratterizzati da una lunga durata e da un anticipo di importo variabile, si sono affiancati i finanziamenti con maxirata finale. Più di recente, alcune case automobilistiche hanno iniziato a proporre ai consumatori, in alternativa all’acquisto, contratti di leasing di durata spesso triennale, strutturati sulla base di un rilevante anticipo, una rata mensile e, in caso di leasing finanziario, un’opzione di riscatto.

Si tratta di proposte piuttosto complesse per la presenza di differenti elementi (anticipo, un numero di rate mensili, maxirata finale /valore di riscatto), che permettono diverse ripartizioni dei pagamenti nel tempo.

GLI IMPEGNI SOTTOSCRITTI DA FCA& CO

Pertanto, l’Antitrust ha ha chiuso il procedimento accettando gli impegni proposti dalle società

Questi riguarderanno sia la comunicazione digitale, sia quella tradizionale offline. Inoltre, consentono al consumatore di comprendere, già da una prima lettura delle condizioni dell’offerta, l’entità dell’impegno economico richiesto e la sua distribuzione nel tempo.

La concentrazione in un unico riquadro visivo di tutte le informazioni economiche rilevanti (l’entità dell’anticipo, il numero e l’importo mensile delle singole rate e dei canoni di leasing, l’entità del versamento finale, l’eventuale valore di riscatto, il Tan e il Taeg), presentate in modo chiaro e con adeguata evidenza grafica, permette al consumatore di calcolare con semplici operazioni aritmetiche il costo della vettura e comprenderne le modalità di pagamento nel tempo.

Dunque, secondo l’Agcm “gli impegni proposti rappresentano un significativo miglioramento della comunicazione relativa alle condizioni di finanziamento perché riducono l’asimmetria informativa, assicurano condizioni di offerta trasparenti e immediatamente comprensibili, innovano la comunicazione del settore automobilistico e, soprattutto, mettono fine alla prassi corrente che enfatizzava al primo contatto il contenuto importo della rata (o del canone) mensile oppure un prezzo che non comprendeva oneri finanziari o spese”.

 

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