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TOYOTA GUASTO

Ecco gli ultimi guai di Toyota

Congelata l'attività degli impianti nipponici del primo costruttore d'auto al mondo. Lo scorso anno hacker filo-russi avevano costretto Toyota al riavvio delle linee mentre ora il marchio giapponese esclude che il guasto sia legato all'opera di pirati informatici senza però scendere nel dettaglio sulle cause

Non c’è pace per gli stabilimenti del mondo dell’auto, prima chiusi per Covid, poi costretti a procedere a singhiozzo per assenza di chip e ora per non meglio specificati “guasti informatici”. È quanto sta accadendo proprio in queste ore agli stabilimenti nipponici del colosso del settore Toyota, vero e proprio gigante del settore (con le sue 10,5 circa milioni di unità è la Casa che ha venduto più auto nel 2022).

IL GUASTO CHE PARALIZZA TOYOTA

Non succede spesso di vedere i solerti operai giapponesi, così poco avvezzi a scioperare, fermi come statue di sale, braccia incrociate, con ancora le mascherine sanitarie d’ordinanza ben premute sul naso, intenti a guardarsi negli occhi. È la scena surreale che si presenta nella pressoché totalità degli impianti di assemblaggio di automobili che il gruppo Toyota ha in Giappone, paralizzata da un non meglio specificato guasto al sistema informatico.

“Dodici fabbriche, che coprono 25 linee di produzione, non sono in grado di ordinare pezzi a causa di un guasto del sistema” informatico, ha laconicamente detto a France Press Sawaco Takeda, portavoce della Toyota, “ma al momento non crediamo si tratti di un attacco informatico”, ha aggiunto. “La causa è ancora oggetto di indagine”, ha tagliato corto il portavoce senza scendere nel dettaglio.

Col passare delle ore è parso sempre più chiaro che la produzione non tornerà a normalizzarsi prima di domani. E se inizialmente pareva che solo l’impianto di Miyata, nella prefettura di Fukuoka, e le attività di Kyoto della controllata Daihatsu Motor Co. non fossero state colpite dal problema, la medesima agenzia in un secondo momento ha scritto che tutte le 28 linee dei 14 impianti nipponici si sarebbero fermate a causa di un guasto al sistema informatico che gestisce i ricambi in arrivo.

SCARTATA L’IPOTESI DELL’ATTACCO HACKER

Molti osservatori hanno subito ipotizzato potesse trattarsi di un attacco hacker in quanto il Gruppo nipponico nel febbraio del 2022 era stato vittima di un fatto analogo che aveva bloccato la produzione di tutte le 28 linee dei 14 impianti per una intera giornata.

Il fatto aveva suscitato particolare clamore sia perché aveva rivelato la fragilità delle barriere d’accesso di un Gruppo così grande, sia perché pareva correlato all’opera di hacker filo-russi essendo avvenuto a ridosso della decisione del governo nipponico di intraprendere la via delle sanzioni commerciali nei confronti di Mosca per l’intervento armato in Ucraina voluto da Vladimir Putin.

QUANTE AUTO VENDE E PRODUCE TOYOTA

Un’intera giornata di lavoro persa rappresenta un problema non da poco per un marchio che da anni domina il settore. Il colosso giapponese, che ricomprende i marchi Toyota, Lexus, Daihatsu e Hino, nel 2022 è stato il solo nelle vendite a mantenersi al di sopra dei 10 milioni di veicoli, per l’esattezza 10.483.024 unità contro i 10.495.548 del 2021.

Per avere una idea del contesto, al secondo posto ma ben distaccata si posiziona la galassia di marchi afferente a Volkswagen Group: sommando le vendite di Audi, Porsche, Bentley, Traton, ecc si arriva a  un totale di poco superiore agli 8.260.000 veicoli, con un meno 7% sul 2021 (che l’aveva visto vicino agli 8,9 milioni).

Nel caso ve lo steste chiedendo il Gruppo Stellantis, che va da Abarth ad Alfa Romeo, passando per Chrysler, Citroën, Dodge, DS Automobiles, Fiat, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot e Ram nell’ultimo anno ha perso oltre l’11% e con le sue 5,8 milioni di unità vendute è al quinto posto della classifica mondiale.

E quante auto produce Toyota? Nel 2022 la produzione del marchio nipponico è cresciuta del 6,5% attestandosi sui 9,13 milioni di auto sfornate dalle linee. Solo l’impianto di Tsutsumi, attivo fin dagli anni ’70 (è stato inaugurato con uno dei modelli più amati dagli appassionati, la Celica) è in grado di sfornare circa cinquecentomila vetture in 12 mesi. E se non ci fossero stati gli ‘stop and go’ causati dalla reperibilità dei chip probabilmente avremmo davanti cifre maggiori.

Numeri in linea con le immatricolazioni che permettono di capire che il colosso giapponese non tema più i marchi tradizionali, come possono essere VW o Stellantis, ma quelli che si stanno affacciando sul mercato: da Tesla (la cui peoduzione è comunque al momento ancora parecchio lontana: nel 2023 dovrebbe essere sotto le 2 milioni di unità) alle tante Case cinesi. Una competizione sempre più serrata che presto potrebbe essere persa al fotofinish, quindi ogni interruzione alla catena di montaggio costerà caro…

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