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Toyota Denso Auto Ev

Ecco come Toyota finanzia i suoi piani per l’auto elettrica

Per sostenere economicamente la svolta elettrica Toyota ridurrà la propria quota nella società numero due al mondo nella componentistica per auto, Denso, dall’attuale 24,2% al 20%, vendendo sul mercato circa 125 milioni di azioni per 1,8 miliardi di euro

Nonostante il Giappone proprio grazie all’impegno in R&D di Toyota anni fa sia stato pioniere della tecnologia elettrica (basti pensare alla Prius), la Casa nipponica al vertice delle classifiche di vendita, è noto, non ha mai amato troppo l’auto elettrica, per usare un eufemismo. O meglio, non ha mai amato norme che l’eleggessero la sola propulsione della transizione ecologica. Non si contano infatti le volte in cui il Ceo di Toyota, Akio Toyoda, nella sua duplice veste di amministratore delegato dell’azienda che sforna più vetture al mondo e di capo dell’associazione automobilistica dei costruttori di auto della nazione del Sol Levante, con le sue dichiarazioni al vetriolo ha fatto felici i detrattori della mobilità elettrica. Ancora a fine ottobre, commentando il calo della domanda delle auto elettriche durante il Japan Mobility Show ha sferzato i sostenitori della mobilità alla spina: “Le persone stanno finalmente cominciando a vedere le cose come stanno”.

IL FINANZIAMENTO DELL’ELETTRIFICAZIONE

Piaccia o non piaccia, l’elettrificazione si sta comunque imponendo. E Toyota, seppur a malincuore, ha anche varato un piano industriale molto ambizioso, che miri a ridurre il ritardo accumulato dalle rivali che hanno creduto fin da subito della transizione.

Il colosso nipponico difatti vuole rimanere primo produttore al mondo, con l’obiettivo di vendere 1,5 milioni di veicoli completamente elettrici entro il 2026 e 3,5 milioni entro il 2030. Per raggiungere questi traguardi, però, sono necessari investimenti notevoli e risorse.

TOYOTA BATTE CASSA

Ecco allora che, per sostenere economicamente la svolta il marchio nipponico ridurrà le proprie quote in altre realtà. A luglio scorso Toyota aveva annunciato la cessione di azioni per un valore di 250 miliardi di yen (1,5 miliardi di euro al cambio attuale) nell’operatore di telecomunicazioni giapponese Kddim mentre adesso tocca alla società numero due al mondo nella componentistica per auto, Denso. Il programma è scendere dall’attuale 24,2% al 20%, vendendo sul mercato circa 125 milioni di azioni.

Se ne parlava da qualche tempo, voci di corridoio rafforzate dal fatto di non essere mai state smentite. E infatti nelle ultime ore è arrivata l’ufficializzazione dell’operazione. Nel frattempo Denso, come ha comunicato la stessa società, procederà con il riacquisto di circa 200 miliardi di yen (pari a 1,2 miliardi di euro) delle sue azioni tra dicembre di quest’anno e aprile del 2024. Secondo gli analisti, la vendita del 4,2% di Denso dovrebbe portare nelle casse di Toyota circa 287 miliardi di yen, pari a 1,8 miliardi di euro.

LE SPARATE DI TOYODA SULL’AUTO EV

L’operazione tra Toyota e Denso è importante. Come lo sono le varie dichiarazioni rilasciate dall’uomo al volante della Casa nipponica. Ancora di recente, parlando agli industriali del suo Paese, il Ceo di Toyota, Toyoda, aveva detto: “Il Giappone è dipendente dalle esportazioni, perciò, la neutralità del carbonio equivale a una problematica occupazione per il Paese. Alcuni politici dicono che dobbiamo trasformare tutte le auto in veicoli elettrici o che l’industria manifatturiera è obsoleta, ma non credo che sia così. Per proteggere i posti di lavoro e di conseguenza anche la vita dei giapponesi, penso che sia necessario guardare al nostro futuro lavorando nella più giusta direzione fatta finora”.

Nel 2021, sempre il ceo Toyoda aveva portato a sostegno della sua tesi sulla necessità di procedere con una transizione ecologica più ragionata e meno repentina il fatto che il Giappone produce circa 10 milioni di veicoli all’anno, di cui circa il 50% viene esportato: ebbene, le previsioni ipotizzano che l’industria nipponica possa produrre 8 milioni di veicoli all’anno solo con il contributo dei motori a combustione, inclusi ibridi e Phev, anche nel 2030, mentre la loro eliminazione per legge paralizzerà il mercato del lavoro.

“Ciò significa che la produzione di 8 milioni di unità andrebbe persa e l’industria potrebbe rischiare di dover rinunciare alla maggior parte dei 5,5 milioni di posti di lavoro”, aveva ammonito Toyoda. “Se i motori a combustione interna sono il nemico, probabilmente non saremo più in grado di produrre quasi tutti i veicoli che oggi assembliamo con tutte le conseguenze negative che da tale situazione discenderebbero per la nostra economia”.

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