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Ecco come Taiwan vuole rafforzare la sua Marina contro la Cina

La Marina di Taiwan punta ad espandersi, ma basta davvero per fermare Pechino? L'approfondimento di Giovanni Martinelli

La situazione che sta vivendo oggi Taiwan sul fronte della sicurezza appare piuttosto particolare; da una parte si registra infatti una crescente pressione militare Cinese sulla cosiddetta “isola ribelle”. Dall’altra, le pressioni di tutt’altra natura provenienti dall’Amministrazione Trump, volte a spingere Taipei ad aumentare (di molto) la propria spesa per la Difesa; anche per confermare il ruolo di suo fornitore pressoché esclusivo di armamenti.

Infine, c’è la (complicata) situazione politica interna, caratterizzata dalla difficile coesistenza tra un Presidente, Lai Ching-te, appartenente al Partito Democratico Progressista e uno Yuan legislativo (il Parlamento della Repubblica di Cina) che è invece in mano all’opposizione e in particolare al Kuomintang. Con risvolti non banali proprio sul tema della difesa; alla fine di novembre infatti, il Presidente Lai Ching-te ha varato uno “special budget” del valore di quasi 40 miliardi di dollari da spendere in 8 anni e destinato a coprire le spese di molti programmi di armamento.

Quel provvedimento però oggi è bloccato nel Parlamento, con il Kuomintang che ne propone una versione alternativa limitata a circa 12,7 miliardi dollari. Un notevole passo indietro dunque, che sta  causando delle frizioni nel Paese e con gli Usa, anche perché si stanno avvicinando i termini dei primi pagamenti per quanto acquistato da Washington; termini che potrebbero addirittura saltare.

E LA MARINA?

In questo quadro così incerto, la Marina di Taiwan ne esce (relativamente) poco toccata. Tra i programmi coinvolti da questo taglio vi sarebbe anche quello legato all’acquisto di oltre 1.000 droni navali da impiegare in varie missioni. Non poco, effettivamente; anche perché quello dei droni in generale è un ambito sul quale Taiwan stesso (spinto anche dagli USA) punta molto.

Al di là di questo, la Republic of China Navy (o ROCN) immagina comunque di poter disporre delle risorse sufficienti per realizzare 15 nuove unità di superficie (da combattimento, anfibie e di supporto) da qui fino al 2040 circa, il tutto nell’ambito di un piano che a oggi vale 9,9 miliardi di dollari. Tutto ciò, ovviamente, in aggiunta all’altro programma estremamente ambizioso della ROCN e cioè quello relativo alla nuova classe di sottomarini Hai Kun; 8 battelli da completare entro il 2038 e che però (come previsto) sta già incontrando ritardi, aumenti dei costi e difficoltà tecniche di ordine vario.

COSA C’È  PIANO DELLA ROCN, NUOVE FREGATE E NON SOLO

La parte più importante è sicuramente rappresentata dalle 10 fregate del progetto “Next-generation light frigate”. Qui ci sono 2 aspetti interessanti da evidenziare; il primo è che le unità in questione saranno realizzate in 2 versioni diverse (5 per ciascuna versione). La seconda è che esse rappresenteranno la continuazione di un programma che è già in corso.

Procedendo con ordine, le 2 varianti  in questione sono una ottimizzata per l’AAW (Anti-Air Warfare) e l’altra per l’ASW (Anti-Submarine Warfare). Quindi, invece di optare per una sola piattaforma multiruolo, potenzialmente complessa e costosa, Taiwan ha preferito separare le 2 missioni (difesa aerea e lotta antisommmergibili, per l’appunto) su altrettante piattaforme di dimensioni più contenute e ragionevolmente più semplici/economiche; in modo da privilegiare la quantità sulla qualità. Fermo restando che entrambe dispongono comunque di capacità nell’ambito del contrasto alle navi nemiche (AsuW, o Anti-Surface Warfare).

Di queste navi si sa relativamente poco; nonostante, come detto, le prime 2 unità (una per ciascuna versione) siano già in costruzione presso i cantieri Jong Shyn Shipbuilding Group. Fino a poco tempo fa, per esempio, si pensava che avessero le stesse dimensioni; di recente invece si è scoperto che, mentre larghezza massima (21 metri) e pescaggio (3,03 metri) sono identici, esse differiscono in quanto a lunghezza: 116 metri per la versione ASW e 96 metri per quella AAW. Il dislocamento viene genericamente indicato intorno alle 2.500 tonnellate; anche se appare più che probabile che la versione ASW, alla fine, ne abbia uno maggiore.

Nulla si sa poi dell’impianto propulsivo; anche se si ipotizza che esso possa avere una classica configurazione basata su motori diesel per le andature di crociera e una turbina a gas per gli spunti di velocità. Niente è dato sapere anche sul numero degli uomini di equipaggio.

Qualche informazione in più è invece nota sul tema del sistema di combattimento. Queste fregate avranno infatti come radar principale l’Artisan della BAE Systems per la scoperta aerea e di superficie. Non vi sarà invece alcun sonar a scafo; solo la versione ASW avrà un apparato a profondità variabile rimorchiato.

Differenze ci saranno poi anche a livello di armamento. La versione AAW disporrà di un pezzo da 76/62 di Leonardo, un sistema di difesa di punto Phalanx (che in futuro potrebbe essere sostituito da quello di produzione locale Sea Oryx), 32 celle di lancio verticali (VLS) per altrettanti missili antiaerei TC-2N e 8 contenitori-lanciatori per missili antinave HF-2 e/o HF-3. Sulla versione ASW invece i VLS scenderanno a 16, i missili antinave saliranno a loro volta a 16 e, infine, saranno imbarcati anche 2 impianti lanciasiluri trinati. Entrambe le versioni non disporranno di hangar per il ricovero di elicotteri (e/o droni) ma solo di una zona dedicata a ponte di volo per atterraggi/decolli occasionali.

LE ALTRE UNITÀ PREVISTE

Accanto a queste fregate che nel tempo andranno a sostituire le 5 vecchie unità della classe Chi Yang (ex-US Navy, classe Knox) diventando per certi versi la “spina dorsale” della ROCN in quanto a numeri, come detto in precedenza quest’ultima punta anche a realizzare altre navi.

In particolare, due cosiddette unità “rescue and salvage” con compiti di supporto e una nave soccorso sommergibili per la flotta di sottomarini in servizio; per entrambe le piattaforme non si conoscono ancora le caratteristiche ma intanto si nota che la nave soccorso che andrà a supportare la componente subacquea è un progetto importante, perché andrà a completare le capacità di quest’ultima.

Ugualmente interessanti anche le ultime 2 piattaforme previste; in entrambi i casi, si tratta della prosecuzione di classi già in servizio nella ROCN. Nel dettaglio, i piani attuali prevedono la costruzione di una seconda “fast combat support ship” della classe Panshih; una unità da rifornimento e supporto che per le proprie dimensioni generose (quasi 200 metri di lunghezza e circa 21.000 tonnellate di dislocamento) è in grado di assolvere molti compiti, da quelli propri dell’unità ad altri quali il trasporto e il supporto di forze anfibie, anche grazie a importanti dotazioni aeronautiche capaci di supportare diversi elicotteri.

Altrettanto significativa è la scelta di costruire una seconda unità anfibia della classe Yushan; tecnicamente parlando, si tratta di una LPD (Landing Platform Dock), cioè di una piattaforma dotata di un bacino allagabile per far operare i mezzi da sbarco e di un ponte di volo per far operare degli elicotteri. Con una lunghezza di oltre 150 metri e un dislocamento di quasi 11.000 tonnellate, la Yushan è in grado di ospitare un battaglione di Marines della ROCN, completo dei propri equipaggiamenti.

LUCI E OMBRE

La diffusione di questi piani ha avuto un effetto immediato: cioè, nuove polemiche. Da tempo infatti molti analisti si domandano che senso abbia spendere ingenti risorse in programmi come quelli dei sottomarini Hai Kun o, adesso, quello delle fregate leggere. Risorse ingenti che però alla fine restituiscono un numero di unità non modesto in assoluto ma sicuramente di gran lunga inferiore a ciò che è in grado di schierare la Marina Cinese.

Da qui la domanda, sempre meno scontata: non sarebbe allora meglio per Taipei investire in programmi “asimmetrici”? Progetti cioè che facciano perno su una risposta per l’appunto asimmetrica, sfruttando sistemi e concetti operativi innovativi, capaci a loro volta di cambiare i termini dell’equazione del confronto con la Cina. Qualcosa, in realtà, si sta muovendo in questo campo; lo sviluppo di droni navali, i grandi programmi missilistici, più altre iniziative. Ma questo non basta ancora e, alla fine, la vera svolta continua a mancare; segno la stessa ROCN appare ancora troppo “prigioniera” di schemi appartenenti al passato.

 

 

 

 

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