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Marina Sudcoreana

Come sarà la nuova arsenal ship che sta progettando la marina sudcoreana

La Marina sudcoreana ha ufficialmente annunciato la selezione del gruppo cantieristico locale Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering (DSME) per lo sviluppo del progetto della "joint firepower ship". L'approfondimento di Giovanni Martinelli

L’annuncio è arrivato quasi a sorpresa il 13 aprile scorso. A sorpresa nella misura in cui questo programma in corso per la Marina Militare della Repubblica della Corea del Sud ha la particolare caratteristica di rimanere sotto traccia per lunghi periodi, salvo poi emergere all’improvviso; ridestando così quell’interesse tra gli analisti nonché osservatori vari e presente fin dal suo primo momento.

È infatti il 14 agosto del 2019 quanto il Ministero della Difesa Sud Coreano svela un (ambizioso) piano di sviluppo della Marina di Seoul per il periodo 2020-2024; da una parte, questo piano conferma l’espansione di alcune classi di unità già in costruzione ma dall’altra presenta anche delle novità importanti, rappresentate dalla volontà di avviare la costruzione di una portaerei e (dato ancora più interessante ai fini del presente articolo) di almeno una “arsenal ship”.

Ma cosa è una “arsenal ship” e perché merita una attenzione particolare? La risposta è semplice: perché si tratta di una piattaforma navale innovativa. Il concetto nasce nei primi anni ’90 negli Stati Uniti, proposto dalla stessa US Navy; di fatto, una nave che si ipotizzava potesse arrivare a disporre di un numero davvero elevato di celle di lancio verticali (Vertical Launching System o VLS), ben 500! Queste ultime avrebbero così ospitato altrettanti missili di vario tipo, destinati in particolare all’attacco di bersagli terrestri; missili quali il Tomahawk e il Army Tactical Missile System (ATACMS).

Altro dettaglio fondamentale, la nave avrebbe dovuto avere un equipaggio ridottissimo; circa 50 uomini. Sia per l’elevato livello di automazione, sia perché di fatto di pensava che potesse essere controllata in molte sue funzioni dall’esterno. Del resto, il concetto operativo era proprio quello di una sorta di “magazzino galleggiante (di missili)”; capace di esprime un notevole volume di fuoco contro obiettivi terrestri e nulla più. Un progetto in qualche modo “estremo” che all’epoca impressionò moltissimo ma, evidentemente, non abbastanza per ricevere i fondi adeguati; tanto che nel 1998 fu infine cancellato.

Quelle idee però non sono mai scomparse del tutto dall’orizzonte di molti pianificatori e progettisti; e infatti, sono nuovamente tornate alla ribalta con questo innovativo progetto per la Marina Sudcoreana (nota anche come Republic of Korea Navy o ROKN). Che però, come si diceva in apertura, dopo l’annuncio del 2019 scompariva completamente dalla scena; per riemergere poi (sia pure fugacemente) nell’ottobre del 2021 quando il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Sudcoreane annunciava che era sua intenzione accelerare l’introduzione di questa nave, anche allo scopo di aumentare il proprio potenziale in termini di deterrenza nei confronti della Corea del Nord.

Anche in quell’occasione, tuttavia, non furono forniti elementi circa le caratteristiche della futura unità. E così, il programma ripiomba in un nuovo silenzio assoluto. Tutto questo fino a pochi giorni fa, quando la Marina Sudcoreana ha invece ufficialmente annunciato la selezione del (grande) gruppo cantieristico locale Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering (DSME) per lo sviluppo del progetto.

La stessa Marina di Seoul prevede così di completare quanto prima il lavoro destinato a individuare le dimensioni, le caratteristiche e l’armamento di queste navi. Navi perché che frattempo la ROKN ha indicato nel numero di 3 quelle potenzialmente necessarie alle proprie esigenze operative; con queste ultime che si sono nel frattempo già in parte precisate, come dimostra anche il nome a oggi ufficialmente loro assegnato: “Joint Firepower ship”.

“Joint” ovvero interforze, perché il programma di queste piattaforme si inserisce in uno più ampio e a carattere, per l’appunto, interforze. A esso contribuiranno infatti anche l’Esercito Sudcoreano, con i propri missili balistici Hyunmoo, e l’Aeronautica di Seoul, con i propri missili a lungo raggio Taurus lanciati da velivoli F-15K. Lo scopo è quello di creare una vera e propria “kill chain”, capace di colpire in profondità bersagli importanti nel territorio Nordcoreano in caso di necessità. Anche, se non soprattutto, in chiave preventiva. Con Esercito e Aeronautica di fatto già pronti, mentre per nuove “navi arsenale ” si ipotizza che possano arrivare comunque in tempi relativamente brevi; anche entro i prossimi 5 anni.

L’aspetto singolare è che, a oggi, poco nulla si continua a sapere di questa “Joint Firepower ship”. E quel poco che si sa è solo a livello di indiscrezioni; si ipotizza cioè che la piattaforma possa essere modellata sulla base dei cacciatorpediniere classe Chungmugong Yi Sun-sin (o KDX-II), costruiti per la ROKN stessa nei primi anni 2000. Ovvero unità lunghe 150 metri e con un dislocamento di 5.500 tonnellate.

Inevitabilmente però quel progetto verrebbe come stravolto, perché (sempre a livelli di “rumors”) si ipotizza l’installazione di oltre 80 VLS per altrettanti missili. Questi ultimi poi potrebbero essere, almeno in un prima fase, delle versioni dedicate degli stessi Hyunmoo; in attesa però dello sviluppo di nuovo “Ship to Surface Ballistic Missile”, a cui lavorerà il gruppo Sudcoreano LIG Nex1 e che  potrebbe arrivare all’inizio del prossimo decennio.

Dunque, un progetto quello delle “Joint Firepower Ships” che sarà da seguire con attenzione; con i suoi indubbi aspetti innovativi non solo in termini concettuali o costruttivi ma, anche, operativi. Ma che, al tempo stesso, non ha mancato di suscitare già critiche; delle quali occorre oggettivamente tenere conto.

In particolare, viene sottolineato il fatto che piattaforme del genere potrebbero essere più vulnerabili di una fregata o di un cacciatorpediniere; una questione non marginale, soprattutto perché in caso di conflitto potrebbero diventare fin da subito dei bersagli estremamente paganti per un qualsiasi nemico, il quale cercherebbe di concentrare le proprie forze per la loro distruzione. Da qui la (più che) probabile esigenza di farle operare con adeguata scorta; sopra e sotto la superficie del mare; il che porterebbe però a distogliere propri assetti da altri compiti.

Insomma, la novità rappresentata da queste future “Joint Firepower Ships” (potenzialmente) c’è. Ma non è scritto da nessuna parte che la novità sia un fatto positivo in quanto tale. Altrimenti detto, logica vuole che la Marina Sudcoreana svolga comunque un rigoroso lavoro di studio e analisi; in modo da esaminare in maniera adeguata sia i concetti operativi, sia i requisiti tecnici delle nuove piattaforme. Per evitare, detto senza mezzi termini, di commettere errori “clamorosi”.

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