Mobilità

Ecco come e perché il sistema dei trasporti in Italia sta implodendo

di

Germania

Crisi: dal trasporto aereo a quello ferroviario passando per il trasporto pubblico locale su gomma, ferro ed acqua. La mobilità interregionale dal 3 giugno è una chimera: treni e aerei presi d’assalto con costi per gli utenti elevatissimi e un’offerta di posti disponibili ridotta ai minimi termini. Ecco il quadro attuale del “sistema mobilità”.

 

Il DL “Rilancio” prevede una serie di misure economiche per i trasporti, interventi previsti “a pioggia” sulle diverse modalità di spostamento per un impegno economico di circa 1,2 miliardi di euro, ad esclusione di specifiche misure non quantificabili dal Decreto ed all’intervento puntuale previsto per Alitalia e per CIN (ex Tirrenia). Si potrebbe pensare ad una grande manovra finanziaria finalizzata ad incentivare la mobilità “alternativa” e sostenere le imprese del settore ma come vedremo, a mio avviso, questo non è.

Ma andiamo con ordine.

Iniziamo con la mobilità interregionale, motore dell’economia sul nostro territorio. È inutile rimarcare ancora una volta l’importanza del “sistema mobilità” il cui comparto, automotive e servizi, vale oltre il 10% del Pil italiano (non sono bruscolini). Muoversi tra le regioni significa utilizzare le diverse modalità di trasporto a lunga percorrenza: treni, aerei e bus. Avete provato ad organizzare un viaggio per il prossimo mese di giugno, per lavoro o per piacere? Io si. Un disastro.

In aereo è praticamente impossibile muoversi, costi elevatissimi. Un esempio: Genova-Palermo, A/R, con Alitalia, in lista di attesa, il biglietto costa poco meno di 1.000 euro. Sembra di ritornare indietro negli anni ’80 (ma su questo ho già espresso la mia opinione). Il punto è un altro. Il DL “Rilancio” prevede uno stanziamento di 3 miliardi di Euro per la nuova compagnia, ovvero lo Stato trasferisce un importo pari allo stesso volume di affari dichiarato dall’azienda nel 2018. Di conseguenza, la new company (la cui operazione è sotto i riflettori della Commissione Europea in quanto, secondo il nuovo quadro temporaneo Ue, gli interventi statali per le ricapitalizzazioni non possono riguardare le società già in difficoltà prima del 31 dicembre 2019) ha tutte le carte in regola per far volare i cittadini italiani (essendo nazionalizzata, direte, è il minimo), con una flotta disponibile dichiarata “di 92 aerei, più che sufficiente a soddisfare l’attività ordinaria una volta usciti dal lockdown”.

Orbene, dal 3 giugno, se la curva epidemiologica sarà dalla nostra parte, la nuova Alitalia potrà soddisfare, sulla carta, le nostre esigenze. Oggi non è cosi, anzi. Tutt’altro.

Con le disposizioni sanitarie attuali (limitazioni dettate per il distanziamento sociale di 1 metro anche a bordo degli aerei) la nuova company non potrà effettuare voli a pieno carico. Per cui, nonostante i 3 miliardi di bonus trasferiti dal Governo, la new Alitalia continuerà ad offrire voli con pochi posti disponibili e prezzi altissimi.

La soluzione? Lo ha evidenziato Airlines for Europe, rappresentante di 16 compagnie aeree, in una comunicazione inviata a tutti i ministri dell’Unione Europea. A4E evidenzia che “il distanziamento sociale non è né necessario né praticabile a bordo di un aereo”. Per cui si deve ritornare a volare a pieno carico, con tutte le attenzioni del caso già in atto: percorsi differenziati in aeroporto, termoscanner ai gate, mascherina e guanti a bordo.

Lo strumento? Linee guida standard per tutta la Comunità Europea e comunque avviare una prima iniziativa a cura del MIT.

Analogo discorso è valido per il sistema ferroviario. Anche le imprese che operano nel trasporto ferrato, a causa della pandemia, hanno subito una brusca frenata d’arresto nei ricavi da traffico. Il DL “Rilancio” prevede il trasferimento di 270 milioni di Euro a Rete Ferroviaria Italiana in cambio di una attenuazione del costo di pedaggio dovuto dalle imprese ferroviarie. Il Gruppo FS Italiane comunica che “per la prima volta il Frecciarossa arriva a Reggio Calabria. Il treno simbolo dell’eccellenza italiana nell’Alta velocità collegherà Reggio Calabria al Sistema AV”. Lo stesso ITALO con servizi diretti in Calabria. Si potrebbe pensare che finalmente il Sud sia raggiunto dall’Alta Velocità. Neanche a pensarlo!

Le imprese ferroviarie si limitano ad offrire un servizio utilizzando il materiale rotabile che normalmente viaggia in AV (laddove la rete lo consente) ma che non sarà possibile da Salerno a Reggio Calabria. Con la pace di tutti.

Analogamente al trasporto aereo si rilevano le stesse criticità: seppur con nuovi servizi, vi sono pochi posti disponibili, pochi treni, prezzi elevatissimi.

Ma la mobilità non è soltanto interregionale, il sistema della mobilità è anche e soprattutto locale, svolta in ambito comunale e sub urbano.

In Italia, secondo gli ultimi dati dell’ISTAT, sono circa 30 milioni le persone che ogni giorno si muovono per lavoro o studio, i cui spostamenti avvengono per il 17,4% a piedi e per il restante 81,6% con l’utilizzo di mezzi. Per quest’ultima modalità domina l’automobile utilizzata per il 63,5% ed il resto della domanda disaggregata tra trasporto pubblico (gomma, ferro e metro), moto e bici. Per cui 19 milioni di cittadini si spostano sistematicamente con il mezzo privato.

Per sostenere la “mobilità alternativa”, ovvero, in parole semplici, per offrire alle persone l’opportunità di non utilizzare l’auto ed il bus a fronte di nuovi sistemi di mobilità (biciclette e monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard) il DL “Rilancio” ha stanziato un fondo di 120 milioni di Euro per incentivare e agevolare l’acquisto di mezzi legati alla cd. “micromobilità”.

Quindi, facendo due veloci calcoli, considerando le disposizioni del Decreto che prevede la ripartizione del fondo in bonus dal valore nominale di massimo 500 euro, la somma disponibile copre il cd “shift modale” per 240 mila cittadini, pari allo 0,8% della domanda sistematica italiana. La quota della mobilità aumenta, se si considera la limitazione del bonus alle città metropolitane ed ai Comuni con più di 50 mila abitanti, ma certamente impossibile a coprire neanche una minima parte delle reali necessità.

Il TPL in tutto questo risulta essere la chiave di volta del “sistema trasporti” in Italia in quanto rappresenta l’elemento portante della mobilità nelle aree urbane residenziali (dove vive più del 70% della popolazione).

Nel Decreto “Rilancio” trova posto un fondo da 500 milioni di euro per il trasporto pubblico, misura resasi necessaria per evitare il default dei trasporti pubblici (anche su questo aspetto ho espresso la mia opinione) a fronte delle numerose perdite dovute dai mancati introiti. I fondi stanziati servono a compensare la riduzione dei ricavi tariffari relativi alla domanda soddisfatta (passeggeri trasportati) rilevati tra il 23 febbraio e il 31 dicembre 2020 i cui valori devono essere confrontati rispetto alla media dei due anni precedenti (!).

Anche in questo caso si consenta un veloce calcolo. Sistema impresa TPL in IT: 930 aziende, fondo di 500 milioni di Euro sino al 31 dicembre 2020, trasferimento medio alle aziende di circa 50 mila euro/mese. Lascio libero qualsiasi commento.

La soluzione per il sistema della mobilità locale? Costruire la nuova “normalità” urbana ripensando il concetto della mobilità, a partire dagli Enti Locali che, escluse le città metropolitane ed i capoluoghi di provincia, non sono attrezzati per far fronte al cambio epocale delle abitudini sugli spostamenti. Le politiche di mobilità urbana non dovranno essere risolte in termini di problem solving ma dovranno essere affrontate anche e soprattutto in termini di pianificazione e progettazione su ampia scala territoriale. L’esigenza del territorio si configura quindi nell’obiettivo di pianificare interventi ed azioni per costruire la città del domani dove le abitudini di spostamento assumono un nuovo significato. Sarà strategico ripensare l’omogeneità dei comportamenti degli «utenti» e diventa fondamentale progettare strategie di programmazione che sappiano guardare ad una rimodulazione della vita quotidiana nella fase della ripartenza e della convivenza.

Lo strumento? Anche il TPL, individuato come strumento guida della mobilità. In questo caso dovranno essere necessariamente riviste le politiche e le misure adottate nell’utilizzo, come richiesto più volte dalle associazioni di categoria. I mezzi pubblici non possono viaggiare quasi vuoti: così come per gli aerei anche per il TPL non è possibile adottare un modello economico di siffatta tipologia.
Il fondo previsto nel Decreto Rilancio non è assolutamente sufficiente a far fronte allo tsunami abbattuto sulle società del trasporto pubblico. Una misura, a breve termine, può prevedere il trasferimento alle aziende degli importi derivanti dall’IVA sui biglietti venduti, oggi pari al 10%.

Cambiare il modo di vedere la mobilità è possibile. Basta crederci. E noi ci crediamo.

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