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Ecco come Alfa Romeo rivoluzionerà la produzione

Alfa Romeo

Che cosa ha annunciato Jean Philippe Imparato, ceo di Alfa Romeo: “Produrremo le auto solo se abbiamo il cliente finale. non voglio vedere più di 90 giorni una vettura in un parcheggio”. Tutti i dettagli e gli scenari

Alfa Romeo si appresta a cambiare il ciclo produttivo standard dei costruttori auto generalisti. Il Biscione, infatti, intende passare ad una produzione basata sull’effettiva richiesta dei clienti in sostituzione di uno standard che sforna più auto rispetto a quelle ordinate, un surplus che va ad alimentare gli stock ma che, se troppo elevato, si trasforma in un peso per le finanze dei concessionari e del costruttore. Lo ha spiegato il Ceo di Alfa Romeo, Jean Philippe Imparato, in un incontro con la stampa nel quale ha illustrato il nuovo modello di business del brand, che prevede un rapporto 80-20 tra la produzione “on demand” e quella libera da vincoli.

IMPARATO: “BASTA GIACENZE OLTRE I 90 GIORNI”

“Dal 2023 – ha spiegato – Alfa Romeo punterà su una produzione ‘su misura’ basata sulla richiesta dei clienti. Sarà un modello ‘built to order’ per almeno l’80%: produrremo le auto solo se abbiamo il cliente finale. A inizio 2021 eravamo al 38%, passeremo all’80% nel 2023”, ha spiegato Imparato. “Questo – ha detto – consentirà una migliore gestione dei costi per evitare sprechi e per la gestione degli stock, che sono un cancro: non voglio vedere più di 90 giorni una vettura in un parcheggio. La sfida è di fare un controllo molto preciso della produzione”.

Si tratta di un cambiamento drastico rispetto a quella che è stata la norma tra i costruttori generalisti, almeno finora. Per anni, infatti, il settore automotive ha operato in una situazione di sovracapacità produttiva molto estesa, scontratasi di recente con le incertezze dalla transizione ecologica e con la pandemia. Gli stop alle fabbriche, uniti all’incertezza provocata sulle future normative antinquinamento, impongono di rivedere logiche obsolete e costose. Per case auto e concessionari, infatti, stock di vetture che rimangono sui piazzali per molto tempo rappresentano costi elevati tra interessi passivi e strutture.

MA ALTRI COSTRUTTORI SONO A CORTO DI AUTO

Secondo Imparato, la decisione non avrà ripercussioni sugli stabilimenti perché verranno adottate logiche nuove e ci sarà un attento controllo: “Si può decidere in base alla destinazione geografica, producendo ad esempio prima le auto che andranno negli Usa e in Giappone che hanno tempi di logistica più lunghi. La vita delle fabbriche non cambia, ma c’è più controllo sulla produzione e nella logistica”. Una decisione presa in un momento in cui l’auto fa i contri, ironia della sorte, con la mancanza di prodotto.

Come hanno sottolineato più volte anche le associazioni di categoria, tra crisi dei chip, collegamenti marittimi rallentati e ripartenze a singhiozzo delle fabbriche dopo i lockdown, molti concessionari si ritrovano ad avere contratti firmati dai clienti che non riescono ad evadere per mancanza di auto nuove. Un problema molto serio: secondo il report della società di analisi Ihs Markit, tra il 2021 e il 2022 si rischia di perdere qualcosa come 13,5 milioni di vetture in termini di produzione globale. Nel dettaglio, mancheranno all’appello 5 milioni di nuove auto nel 2021 e 8,5 milioni nel 2022. Tanto per dare un’idea del problema, il mercato auto europeo vale circa 18 milioni di veicoli all’anno, quello statunitense 16 milioni. Un problema che, a quanto pare, non riguarda Alfa Romeo.

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