Mobilità

Ecco chi in Francia frena il ritorno di fiamma tra Fca e Renault

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Tutte le ultime novità sul progetto Fca-Renault

 

I manager la farebbero domani stesso, ma il problema è prima che bisogna convincere un personaggio che ad ora non sembra per nulla essere persuaso. E siccome si tratta di Emmanuel Macron, che oltre ad essere il presidente della Repubblica francese, è anche il primo azionista di Renault, l’ostacolo non è da poco.

Dopo che nei giorni scorsi i vertici della casa transalpina – nelle persone del presidente Jean Dominique Senard e del ceo Thierry Bolloré – avevano parlato dei pregi del progetto di fusione tra Fca e la casa della Losanga, ieri, dalle colonne del Financial Times, ha ribadito lo stesso concetto anche l’amministratore delegato del Lingotto Mike Manley.

«Fca è pronta a riavviare il negoziato sulla fusione con Renault», ha detto il numero uno della casa italo-statunitense. «Nonostante ci siano ostacoli significativi a un accordo, siamo ancora interessati a sentire la società francese» i aggiungendo che una combinazione offre «sinergie significative» e che «la logica industriale che era presente in precedenza, sussiste ancora». In questo quadro, ha continuato, «se le circostanze dovessero cambiare allora forse i sogni si incontrano e le cose possono accadere».

L’accordo era naufragato per la «crescente esasperazione del consiglio di amministrazione di Fca per il comportamento del governo francese, che detiene il 15% delle azioni Renault e ha doppi diritti di voto» e anche per la crisi dell’alleanza di Renault con Nissan. La casa giapponese vorrebbe che Renault, da cui è controllata con il 43,4% , riducesse la sua quota (Nissan possiede solo il 15% di Renault).

Riequilibrare il rapporto tra le due società potrebbe contribuire ad allentare le tensioni e alleggerire così le perplessità di Nissan a creare un mega-gruppo con Fca. Ma se Parigi e Yokohama dovessero trovare un punto d’intesa, questa dovrà passare necessariamente al vaglio del governo francese che detiene il 15% di Renault.

Un passaggio difficile visto la dichiarata riluttanza di Macron a prendere in considerazione un mutamento nell’attuale schema di capitali e la pressione politica in Francia. «Mentre lavorano su quelle questioni, potrebbero verificarsi quelle circostanze che sono necessarie per un cambiamento», ha detto Manley riferendosi a Renault e Nissan e «Se così fosse, saremmo interessati a sentirli», ha concluso.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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