La procura francese se l’è presa decisamente comoda, ma ora, stando quando anticipato da Le Monde i tempi sarebbero finalmente maturi per far sfociare l’inchiesta “Dieselgate” del 2021 (lo scandalo mondiale scoppiò nel 2015) sul gruppo tedesco Volkswagen in un rinvio a giudizio accolto lo scorso 30 gennaio. La prima udienza? Il prossimo 18 dicembre. Il processo vero e proprio, insomma, pare destinato a svolgersi nel 2027.
LA GIUSTIZIA FRANCESE INSEGUE PENOSAMENTE IL DIESELGATE
“Il sistema giudiziario francese non è progettato per gestire casi di così vasta portata “, il commento sarcastico che l’avvocato di una delle parti ha rilasciato sempre a Le Monde. Ma i cinque anni di indagine e gli 11 mesi tra il rinvio a giudizio e l’avvio del processo non sono i soli numeri a lasciare interdetti considerato che le parti civili, tra cui gli acquirenti delle auto “incriminate”, numerose aziende, diversi enti pubblici (tra cui il dipartimento de La Réunion) e alcune associazioni ambientaliste, sono oltre 1.500 e le prime udienze serviranno proprio ai magistrati per comprendere chi abbia reale titolo per permanere e chi si sia invece aggregato intravedendo la possibilità di un facile guadagno.
LE ACCUSE MOSSE A VOLKSWAGEN
Le accuse sono ormai fin troppo note, dal momento che lo scandalo Dieselgate ha più di 10 anni. Volkswagen è sospettata di aver “installato deliberatamente un dispositivo” sui suoi veicoli che le consentisse la “commercializzazione di mezzi non conformi alle norme europee che non rispettassero la soglia regolamentare per le emissioni di ossidi di azoto ” .
Idealmente al banco degli imputati sfilerà circa un milione di veicoli della famiglia Vw, inclusi quelli commerciali, i marchi Seat, Audi e Skoda, tutti accomunati dall’avere installati i propulsori EA189 TDI da 1.2, 1.6 e 2 litri di cilindrata commercializzati tra il 2009 e il 2016.
Volkswagen – dettaglia Le Parisien – rischia una nuova sanzione di 750.000 euro, che può essere aumentata, in proporzione al beneficio derivante dalla violazione, fino al 10% del fatturato medio annuo. Inoltre, in questo tipo di casi potrebbe persino essere imposto il divieto di esercitare l’attività in questione, o determinate attività professionali o commerciali.
SI TRATTA DI UN PROCESSO GEMELLO?
La strada processuale per il Gruppo tedesco pare tutta in salita dal momento che in seguito alle accuse dell’agenzia ambientale statunitense nell’autunno del 2015 aveva ammesso di aver equipaggiato 11 milioni dei suoi veicoli diesel venduti in tutto il mondo con un software in grado di nascondere emissioni che potevano superare anche di 40 volte gli standard consentiti. Il Gruppo finora aveva sempre chiesto l’archiviazione di questo procedimento penale in Francia sostenendo che si sovrapponesse a quello gemello in Germania conclusosi nel 2018, al termine del quale Volkswagen ha pagato una multa di un miliardo di euro.
Ma a quanto pare il processo si celebrerà comunque. Non solo. Oltre alla casa automobilistica tedesca, secondo i media francesi sarebbero pronte anche le richieste a rinvio a giudizio per Peugeot-Citroën e Fiat-Chrysler confluite in Stellantis.




