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Da Toyota a Nissan, la crisi dei chip fa perdere al mercato milioni di auto

Crisi Dei Chip Auto

Il prezzo per veicoli sempre più intelligenti è l’alto numero di semiconduttori necessari per costruirli. La crisi dei chip, nonostante i proclami dei Ceo, non è affatto migliorata e ora il mondo dell’auto fa la conta dei danni…

A rileggere ora, una dopo l’altra, le dichiarazioni che i Ceo delle case automobilistiche più importanti hanno rilasciato nel corso degli ultimi mesi in merito alla crisi dei chip, non divergono troppo dai proclami e dai vaticini di politici e governanti quando parlano di economia, dato che le parole ricorrenti sono “si vede una luce in fondo al tunnel”, “il peggio è ormai passato”, “il prossimo anno sarà sicuramente migliore”. Previsioni regolarmente disattese. A dirlo sono gli stessi player dell’automotive.

LA CRISI DEI CHIP NON RISPARMIA I GRANDI DELL’AUTO

L’ultima in ordine di tempo ad ammettere il protrarsi di una situazione eccezionalmente difficile è stata la divisione statunitense di Nissan Motor Co che ha dichiarato che i problemi della catena di approvvigionamento la costringeranno a ridurre la produzione nello stabilimento di Canton, nel Mississippi.

La casa automobilistica giapponese ha dichiarato che a novembre taglierà alcuni giorni di produzione per i pick-up Titan e Frontier e per la berlina Altima. Colpa, si legge in una nota inviata ai concessionari e visionata da Reuters, di “interruzioni della catena di fornitura legate alla carenza di chip semiconduttori in atto nel settore”. Nell’e-mail inviata ai concessionari viene però spiegato che “l’inventario totale dei concessionari Nissan è più che raddoppiato negli ultimi 60 giorni ed è aumentato (di circa) il 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”. Secondo alcune ipotesi, in ballo ci sarebbe la produzione di circa 10mila unità.

Al 30 settembre, le vendite di Nissan negli Stati Uniti risultano scese del 31% a circa 538.000 unità. Il player nipponico, comunque ostenta sicurezza e ha dichiarato che “le spedizioni totali ai rivenditori sono ancora previste in aumento rispetto al trimestre precedente”. Non solo, per Nissan “il tanto atteso inizio delle vendite della prossima generazione di veicoli elettrici inizierà prima della fine dell’anno solare”.

I PROBLEMI DI TOYOTA

La crisi dei chip aveva recentemente rotto le uova nel paniere a un altro colosso giapponese, Toyota che, nonostante i tanti proclami in senso contrario snocciolati durante l’anno, alla fine è stato costretto a rivedere al ribasso la produzione globale di mezzo milione di veicoli per l’anno fiscale in corso. A nulla sembra essere servita l’ultima mossa annunciata dal Gruppo: accantonare, momentaneamente, le smart key per tornare a quelle tradizionali che non richiedono chip, come riportato dall’agenzia di stampa Energia Oltre.

VOLKSWAGEN VEDE GRIGIO

Vira al mal tempo anche il barometro europeo. Arno Antlitz, numero 1 delle finanze del Gruppo Volkswagen, in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Boersen-Zeitung, ha dichiarato che la crisi dei chip migliorerà leggermente nel 2023, ma perdurerà fino al 2024. Dichiarazioni ben diverse, insomma, da quelle fatte un po’ da tutti i Ceo all’inizio del 2022, quando la situazione era data in miglioramento già da giugno.

Secondo Antlitz le forniture di microprocessori non si normalizzeranno fino di lì a poco per il semplice fatto che i produttori di chip continueranno a non essere in grado di soddisfare la domanda crescente mentre per l’avvio dei maxi impianti in costruzione serviranno, nella migliore delle ipotesi, molti mesi. Gli USA prima e l’Ue dopo hanno approntato maxi piani e giganteschi finanziamenti pubblici al comparto, ma da qui ad avere fabbriche a pieno regime passerà parecchio tempo.

QUALCHE PREVISIONE

Del resto, secondo l’ultimo aggiornamento del Global Automotive Outlook pubblicato dalla società di consulenza globale AlixPartners, la perdita sulle vendite globalmente, per l’intero comparto dell’automotive, è stata pari a 238 miliardi di euro per colpa dei tempi di consegna eccessivamente lunghi. Non c’è solo la crisi dei chip alla fonte (e il report stesso evidenzia come la domanda di nuovi veicoli comunque sia alta, nonostante il periodo economico non favorevole), ma anche la guerra e più in generale l’aumento diffuso dei prezzi di tutte le materie prime.

Sta di fatto che le continue interruzioni alle catene di montaggio faranno sì che, secondo le stime di AlixPartners, quest’anno nel mondo si venderanno 78,9 milioni di auto contro gli 80,3 milioni di vetture vendute nel 2021, che era ancora caratterizzato dagli strascichi pandemici. Se così fosse, dalle fabbriche usciranno 1,4 milioni di auto in meno.

AutoForecast Solutions (AFS) parla di una perdita di auto prodotte per colpa della crisi dei chip più che doppia: inutile dire che per i dati certi occorrerà attendere la fine dell’anno. Quel che è sicuro è che sono ormai del tutto superate le previsioni di fine 2021 dell’Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), secondo cui la crisi dei chip porterà a un calo della produzione mondiale di 14 milioni di veicoli in 3 anni: 4,5 milioni nel 2021, 8,5 milioni nel 2022 e 1 milione nel 2023.  La realtà pare difatti essere stata ben peggiore di questi cupi pronostici.

Comunque sia, per lo studio di AlixPartners, i cali principali interessano e continueranno a interessare, trasversalmente, i mercati di Cina, Giappone ed Europa e i livelli pre-pandemia (90 milioni di auto) saranno raggiunti solamente nel 2024. Il mercato italiano dovrebbe chiudere il 2022 a 1,3-1,4 milioni di auto, 700.000 vetture in meno rispetto ai livelli pre-Covid, ovvero -34% sul 2019.

Nei prossimi tre anni il mercato tricolore dovrebbe attestarsi sugli 1,6 milioni di veicoli, vale a dire sotto del 23% rispetto alle vendite pre-Covid. Quanto al numero globale di chip, Dan Hearsch, amministratore delegato di AlixPartners, sostiene che la capacità degli impianti che costruiscono i semiconduttori più usati dall’industria automobilistica “aumenterà di circa il 20% il prossimo anno”.

Lo scoppio di una guerra a stretto giro da una pandemia dovrebbe averci insegnato quantomeno che è inutile fare previsioni, dunque queste stime lasciano il tempo che trovano (anche se poi concorrono a indirizzare azionisti e investitori). Non dimentichiamo anche che su simili scenari incombe pure la spada di Damocle di una recessione globale che potrebbe sparigliare ulteriormente le carte.

A ogni modo, sempre a conferma che la carenza dei semiconduttori colpisce tutti, per Sam Fiorani di AutoForecast Solutions, Stellantis prevede di ridurre la produzione 2023 della Jeep Cherokee a causa della carenza dei microprocessori. Il vice president of global vehicle forecasting in AFS stima che l’intera industria automobilistica nel 2023 rischia di perdere 2 o 3 milioni di unità sulla produzione già pianificata.

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