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Audi Cina

Da Audi a Mercedes: le auto tedesche continuano a prendere a bordo cinesi

La Germania si pone di traverso sulla strada per eventuali dazi europei che colpirebbero le auto elettriche cinesi. Gli Usa si sono blindati e il Vecchio continente ora rischia davvero l'invasione. Ma i marchi tedeschi continuano a fare affari con la Cina e non vogliono smettere.

Negli Stati Uniti non hanno impiegato nemmeno tre mesi a varare pesantissimi dazi sulle auto elettriche made in China. Duplice la fretta: da un lato scongiurare l’ormai imminente invasione, dall’altro l’attuale inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, nel vivo della campagna elettorale voleva spuntare una delle armi propagandistiche dell’avversario, Donald Trump, che lo accusa continuamente di aver spalancato la porta a Pechino, con ciò che ne consegue per le industrie americane. Anche in Europa la Commissione è ormai agli sgoccioli, ma non ha avuto la medesima fretta vista in America. Perché?

IN UE TUTTO FERMO DA SETTEMBRE 2023

«I mercati globali sono invasi da auto elettriche cinesi particolarmente economiche – diceva nel settembre 2023 davanti al Parlamento europeo la presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen -. Il loro prezzo è tenuto artificialmente basso da enormi sussidi statali. Questa tendenza provoca distorsioni di mercato. Oggi voglio annunciare che la Commissione europea sta avviando un’indagine anti-sovvenzioni sui veicoli elettrici provenienti dalla Cina. L’Europa è aperta alla concorrenza; non a una corsa al ribasso».

Tutto ciò, come si ricordava, accadeva nella prima decade del settembre scorso. Da allora tutto è rimasto immobile. Nel mentre la Casa Bianca, che ha avviato una indagine analoga a febbraio 2024, con maggio ha imposto dazi del 102% sulle auto elettriche, del 25% sulle batterie al litio e del 50% su chip e pannelli solari in arrivo dalla Cina. Una decisione che rischia di rendere il Vecchio continente il principale mercato dei veicoli che Pechino vuole esportare.

L’Unione europea resta ostaggio della Germania, che da decadi, più di ogni altro Paese Ue, tesse rapporti industriali con la Cina (si potrebbe persino dire che tutto ciò che i cinesi oggi sanno sulle auto lo hanno imparato dai tedeschi). Per questo Berlino, pressata dai giudizi degli industriali tedeschi, si dichiara contraria: teme ritorsioni.

AUDI STRINGE ALTRI AFFARI CON LA CINA

Nemmeno l’indagine avviata a Bruxelles sembra aver dissuaso le Case tedesche dal continuare a fare affari con la Cina. Non ultima l’Audi che ha appena perfezionato l’accordo di collaborazione con la cinese Saic avviata la scorsa estate che prevede lo sviluppo congiunto di modelli elettrici di alta fascia per la loro joint venture sino-tedesca.

Le due aziende intendono avviare un programma di condivisione di attività e risorse per sviluppare diverse auto elettriche destinate all’Oriente: la prima è prevista già nel 2025. Inoltre, Audi e Saic hanno intenzione di lavorare insieme su una nuova piattaforma denominata Advanced Digitized Platform.

Audi non è la sola a stringere ulteriormente alleanze con le omologhe cinesi, considerato che il Gruppo di cui fa parte ha appena firmato con Xpeng un accordo per lo sviluppo di una nuova architettura, la China Electrical Architecture, per auto elettriche per il mercato cinese sulla quale saranno assemblate quattro auto elettriche a marchio Volkswagen a partire dal 2026.

All’inizio di quest’anno la Commissione europea non ha trovato ostacoli nel regolamento comunitario sulle concentrazioni per la creazione di una joint venture tra la cinese Mercedes-Benz Group China, controllata dalla tedesca Mercedes-Benz Group, e la cinese BMW Brilliance Automotive, controllata dalla tedesca Bayerische Motoren Werke. Non va poi dimenticato che la Stella a tre punte per l’anteprima mondiale della Mercedes-Benz Classe G elettrica ha scelto il quartiere Dashanzi, conosciuto come Art Distric 798 – area a nord-est di Pechino.

Sebbene le auto tedesche arranchino sempre più in Cina, sorpassate dai marchi autoctoni, la loro ambizione continua a essere quella di colonizzare il principale mercato del mondo.

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