L’automotive europeo sta attraversando una delle crisi più serie della sua storia recente, scrive Antonio Sileo in un capitolo intitolato “Auto europea: verso una correzione di rotta?” incluso in un nuovo rapporto Ispi dedicato alla sicurezza energetica.
La domanda di auto, soprattutto quelle elettriche, cresce molto più lentamente di quanto previsto dal Green Deal, mentre i costruttori cinesi guadagnano terreno con prezzi aggressivi e un’offerta sempre più ampia.
Il risultato è una perdita di competitività, tagli di posti di lavoro e investimenti in bilico. Per provare a invertire la rotta, osserva l’autore, l’Unione Europea ha aperto un dialogo strategico guidato direttamente da Ursula von der Leyen e ha varato un piano d’azione per sostenere il settore.
Allo stesso tempo ha dovuto fare marcia indietro su alcune regole rigide, in particolare sul famoso “bando” alle auto a benzina e diesel dal 2035.
Una crisi che non accenna a finire
Il settore auto europeo è in affanno da tempo. Le vendite di veicoli elettrici arrancano, lontane dagli obiettivi climatici, e l’arrivo massiccio di marchi cinesi sta cambiando gli equilibri.
Fabbriche che riducono turni, esuberi annunciati, investimenti congelati: la situazione è ormai strutturale.
A gennaio 2025 la Commissione ha deciso di affrontare il problema di petto, aprendo un tavolo politico di alto livello proprio con von der Leyen in prima linea.
Il piano in cinque mosse per non affondare
Dal dialogo, rimarca Sileo, è uscito un piano d’azione concreto, organizzato attorno a cinque pilastri: più innovazione e digitalizzazione, una transizione verso la mobilità pulita, catene di approvvigionamento più solide, persone formate e protette dal punto di vista sociale, regole di gioco uguali per tutti.
Tra le misure annunciate ci sono un’Alleanza europea per i veicoli connessi e autonomi, un miliardo di euro di fondi Horizon Europe per ricerca e sviluppo, programmi di leasing accessibile per chi ha meno risorse, regole più severe sull’origine dei componenti nelle misure anti-dumping e un’attenzione maggiore al riciclo dei materiali delle auto.
Le prime correzioni
Ancora prima di pubblicare il piano, l’Ue ha dovuto correre ai ripari sul Regolamento CO2 del 2023. Gli obiettivi 2025 erano ormai irraggiungibili: senza abbastanza vendite di elettriche, i costruttori rischiavano multe pesantissime anche sulle auto tradizionali.
La soluzione è stata spalmare le penalità fino al 2027, dando un po’ di ossigeno. Ma era solo l’inizio.
Addio (parziale) al divieto totale del 2035
La pressione è arrivata da più parti: Germania in testa, PPE, Italia insieme a Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Bulgaria.
Alla fine la Commissione ha anticipato di un anno la revisione del regolamento e ha proposto un aggiustamento importante: dal 2035 non più 100% di emissioni zero, ma 90%.
In pratica si potranno ancora vendere auto a benzina, diesel, ibride plug-in e range extender, a patto di compensare le emissioni con crediti (acciaio verde europeo, e-fuels, biocarburanti). L’obiettivo al 2030 è stato abbassato dal 50% al 40%.
Mario Draghi, già nel suo rapporto sulla competitività, aveva detto chiaramente che il mercato non stava seguendo il copione previsto: infrastrutture di ricarica insufficienti, batterie e semiconduttori che non decollano in Europa, prezzi alti, innovazione indietro rispetto alla Cina.
Che cosa ne pensano le case e i politici
Come ricorda Sileo, Von der Leyen ha parlato di “realismo necessario per salvare l’industria”.
Le reazioni del comparto sono state miste. Acea (l’associazione dei costruttori) ha salutato un primo passo verso maggiore flessibilità, ma ha ribadito che gli obiettivi restano irrealistici.
Anfia, in Italia, ha chiesto “fatti, non solo parole” e ha criticato l’atteggiamento rigido di Francia e Spagna.
Antonio Filosa di Stellantis è stato tra i più diretti: “pacchetto insufficiente”, manca attenzione ai veicoli commerciali, ai costi energetici e del lavoro.
Le tedesche (BMW, Mercedes, Volkswagen) vedono nella revisione un’apertura alla neutralità tecnologica e un segnale positivo, anche se chiedono ancora di più.
Manfred Weber, leader del PPE, è stato netto: “Il divieto ai motori endotermici è fuori discussione”.
Serve cambiare passo, e in fretta
La strategia europea punta tutto sulla sostituzione rapida del parco auto con vetture a zero emissioni. Ma i dati dicono che non sta funzionando: il circolante invecchia, le emissioni calano troppo poco, gli incentivi non bastano a cambiare le abitudini.
L’autore suggerisce di puntare di più sulla decarbonizzazione dei carburanti già oggi (e-fuels, biocarburanti avanzati), perché possono ridurre le emissioni di tutte le auto in circolazione, non solo di quelle nuove.
Senza un cambio di rotta più deciso, il rischio è di perdere competitività, posti di lavoro e, alla fine, anche credibilità sugli obiettivi climatici.






