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Così Tesla accelera in Cina

Tesla Cina

Tesla ha venduto 76.965 veicoli realizzati e assemblati in Cina in agosto, quasi il triplo rispetto al mese precedente. Il perno della produzione è Shangai, ma il colosso dell’auto EV vuole costruire una dozzina di gigafactory ai quattro angoli del globo

In molti pensano che Elon Musk, patron di Tesla e SpaceX, per fermarci alle principali, sia uno smargiasso. E molte sue dichiarazioni, da quelle che hanno portato alla querelle con Twitter alle più recenti bordate alla serie Amazon Il Signore degli Anelli – Gli anelli del potere, passando per le esternazioni che hanno sferzato più o meno tutti i leader mondiali, sembrano esserne la prova.

LA SFIDA DEI LOCKDOWN

Tuttavia, non si può dire che Musk non mantenga molte delle cose che annuncia. Subito dopo gli ultimi lockdown cinesi, gestiti col pugno di ferro da Pechino, che aveva di fatto chiuso l’intera Shanghai, l’imprenditore sudafricano aveva promesso di rafforzare le linee di montaggio della gigafactory cinese, al momento perno della sua produzione globale (Austin e Berlino, del resto, sono ancora in rodaggio, tant’è che lo stesso Musk le ha definite “fornaci che inceneriscono miliardi”) per recuperare il tempo perduto. Detto, fatto.

TUTTI I NUMERI DI TESLA IN CINA

Secondo quanto dichiarato dalla China Passenger Car Association (CPCA), Tesla ha venduto 76.965 veicoli di produzione cinese in agosto, quasi il triplo rispetto al mese precedente. Merito, appunto, del profondo maquillage effettuato nello stabilimento di Shanghai.

L’aumento della produzione ha permesso a Tesla di accelerare le consegne delle auto elettriche Model 3 e Model Y ai clienti soprattutto in Cina, dove del resto deve affrontare una maggiore concorrenza da parte dei rivali locali. In Cina ha ridotto i tempi di attesa per la consegna dei due modelli più venduti a un massimo di 14 settimane, mentre gli acquirenti della Model Y a trazione posteriore possono ritirare il SUV entro un mese dall’ordine, almeno secondo quanto assicura il sito web di Tesla.

Le vendite complessive di autovetture in Cina nel mese di agosto sono aumentate del 28,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 1,9 milioni di unità. Le esportazioni di veicoli passeggeri sono aumentate del 77,5% il mese scorso, in controtendenza rispetto al rallentamento della crescita generale delle esportazioni, ha dichiarato il CPCA. La casa automobilistica statunitense ha esportato 42.463 Model 3 e Model Y dalla Cina. Nel mese di luglio ha venduto 28.217 veicoli e ne ha esportati 19.756.  Chiara l’intenzione di Musk di fare fronte alla domanda cinese soprattutto ora che il governo ha già annunciato che il piano di incentivi per l’acquisto di auto EV è agli sgoccioli e andrà diminuendo.

GLI AMBIZIOSI PIANI INDUSTRIALI DI MUSK

Quanto al prossimo futuro, Tesla intende edificare una dozzina di Gigafactory simili all’impianto costruito alle porte di Berlino, il primo in Europa, in tutto il mondo per raggiungere quota 20 milioni di unità prodotte all’anno entro il 2030. Per comprendere meglio la portata di questi numeri basta pensare che, attualmente, la casa di Elon Musk può contare su di una capacità produttiva di 1,5-2 milioni di unità annue. Il primo di questi nuovi stabilimenti, secondo alcune voci di corridoio, dovrebbe essere realizzato in Canada, regione del resto cruciale per l’estrazione delle materie prime necessarie alle batterie delle auto EV.

Inoltre, Tesla Inc sta valutando la possibilità di aprire una raffineria di litio sulla costa del golfo del Texas, per assicurarsi l’approvvigionamento del componente chiave utilizzato nelle batterie. Il potenziale impianto di raffinazione dell’idrossido di litio per batterie, che Tesla ha definito il primo del suo genere in Nord America, tratterà “materiale minerale grezzo in uno stato utilizzabile per la produzione di batterie”, ha dichiarato l’azienda in una domanda depositata all’Ufficio del Controllore del Texas.

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