Mobilità

Cosa succederà al trasporto pubblico (bus, treni e metro) nella Fase 2?

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Come cambierà il trasporto pubblico. Le ipotesi al vaglio del governo. Il ruolo dell’Istituto superiore di sanità. La posizione dell’aziende del settore. E l’analisi di Giuricin

Il rischio è che la Fase 2, quella della ripartenza, possa presentare più ostacoli e limitazioni della Fase 1. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha assicurato che entro questo fine settimana sapremo i dettagli del piano elaborato dalle sue numerose task force, ma nel frattempo sono già circolate talmente tante indiscrezioni (confermate in parte dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala), che viene da chiedersi come le nostre città potranno reggere ai nuovi diktat, volti essenzialmente a far circolare il minor numero possibile di persone. Come si eviterà l’ora di punta, in che modo il trasporto pubblico locale, che già nella maggior parte delle Regioni non brilla per puntualità ed efficienza, sarà in grado di reggere il colpo e, soprattutto, siamo sicuri che tali limitazioni non causeranno altri assembramenti?

IN METRO SI ENTRA DOPO AVER MISURATO LA FEBBRE

Per quanto riguarda le metropolitane, pare che, trovandosi sotto terra e quindi in zone in cui l’aerazione è limitata e affidata a sistemi di riciclo dell’aria, saranno studiate le restrizioni più severe, tra cui il termoscanner ai tornelli. I posti saranno limitati: solo quelli a sedere, nessuno potrà sostare in piedi nel vagone e i sedili comunque dovranno tenere conto del distanziamento sociale, quindi 1 o 2 lasciati obbligatoriamente vuoti. In terra verranno tracciati percorsi da seguire, riquadri in cui sostare alle banchine e cerchi in cui disporsi sui vagoni prima della discesa, sempre per evitare i contatti con gli altri passeggeri. Le criticità non mancano: bisognerà infatti capire come evitare resse ai tornelli, dove gli addetti faranno entrare scaglionati, fino alla capienza massima dei vagoni secondo le nuove disposizioni.

SUL BUS SOLO POSTI A SEDERE

Le medesime regole varranno anche per autobus e tram. Qui i Comuni e le aziende del trasporto pubblico urbano dovranno confrontarsi per capire come rendere efficiente il servizio e regolari le corse nonostante a ogni fermata ci si dovrà accertare che salgano solo i passeggeri che potranno sedersi (sempre rispettando le sedute a scacchiera), perché sarà evitato lo stazionamento in piedi, lungo i corridoi. Le municipalizzate con maggior personale si doteranno probabilmente di un controllore per ciascuna corsa, le altre adotteranno regole più rigide per l’ingresso: si salirà solo davanti, per permettere all’autista di controllare, si scenderà dalle porte posteriori, in modo da non creare assembramenti tra chi sale e chi scende. Come si eviteranno invece quelli alle banchine se non verranno aumentate le corse?

SONO MISURE SOSTENIBILI?

Come si evince, sono misure difficilmente sostenibili, in grado di mettere in seria difficoltà anche le aziende di trasporto pubblico urbano più grandi e strutturate. Nell’ATAC di Roma sono impiegati oltre 11 mila dipendenti, mentre ATM si sta avvicinando a 10 mila: in entrambi i casi difficilmente (soprattutto nella capitale, dove a scarseggiare sono i mezzi) però si riuscirà ad aumentare in modo importante il personale viaggiante per fornire assistenza e assicurare il rispetto delle regole e il numero delle corse così da garantire continuità al servizio, evitando resse sui marciapiedi e ai tornelli della metropolitana.

LA CAPORETTO DEL TRASPORTO PUBBLICO?

C’è poi il tema, non secondario, dei costi di tali misure, considerato che molte delle municipalizzate viaggiavano con i conti in rosso ben prima della pandemia. Il comparto del trasporto pubblico locale in Italia impiega un migliaio di imprese, 124mila addetti per circa 12 miliardi di fatturato l’anno. Anche su questi numeri, non secondari, si giocherà la ripresa di un Paese che è rimasto immobile per troppo tempo. Secondo i primi dati, durante la quarantena si sono persi quasi 400 milioni di viaggi al mese (-90% dei passeggeri). La Fase 2 ora chiederà al trasporto pubblico urbano nuovi sacrifici: imbarcare meno passeggeri e contemporaneamente aumentare corse e personale viaggiante.

BRUSAFERRO: EVITARE LE ORE DI PUNTA

Per questo gli esperti che bisbigliano alle orecchie del Governo chiedono di «spalmare gli orari lavorativi per evitare affollamenti sui mezzi di trasporto» e «procedere a piccoli passi, verificandone man mano l’impatto». Lo ha ribadito questa mattina il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, intervenuto ad Agorà, su Rai 3. «L’aspetto dei trasporti è molto importante. Bisogna immaginare – ha detto il numero 1 dell’ISS – una redistribuzione degli orari tali da evitare affollamenti nelle ore di punta. Quindi riorganizzare gli orari di accesso alle attività in modo da spalmarli nell’arco della giornata. Imprese e sindacati stanno cercando di lavorare su questo».

LE PROPOSTE DI ASSTRA

“A livello nazionale nell’Italia ante COVID-19 – fanno sapere da ASSTRA, principale associazione di categoria -, in un giorno medio feriale, si registravano circa 100 milioni di spostamenti e si percorrevano 1,1 miliardi di km1. L’85,8% degli spostamenti motorizzati veniva effettuato con auto e moto, la quota del trasporto pubblico si fermava al 14,2 %”. Non potendo far gravare sul trasporto pubblico urbano l’intera gestione della Fase 2, e stante l’impossibilità di aumentare il numero di carrozze e mezzi, viene chiesto al governo di: diversificare gli orari di avvio delle attività scolastiche, universitarie, lavorative, produttive; incentivare lo smart working; proseguire con la digitalizzazione della PA; aumentare le corsie preferenziali per i bus; disincentivare il ricorso all’auto privata per evitare l’aumento del traffico.

LE PROPOSTE DI GIURCIN

Andrea Giuricin, CEO TRA consulting, Spec. Consultant Italo-NTV, nella sua analisi pubblicata su Mobility Press Magazine, fa notare: “Se si mettono limiti alla capienza dei mezzi (pubblici, aerei o treni) significa limitare i ricavi delle aziende. Questo potrebbe portare a servizi non remunerativi che di fatto potrebbero non essere più effettuati se non tramite eliminazione di costi esistenti (vedi pedaggio, tasse volo, costi della navigazione aerea) o compensazioni. Chiaro è che le aziende di TPL, che sono state inefficienti fino ad ora, dovrebbero prima di tutto ridurre i propri costi operativi”. Ma tali azioni andrebbero in controtendenza con lo sforzo che sembra richiedere il Governo alle municipalizzate.

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