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Ineos

Cosa si aspettano le auto elettriche da Starmer. Il caso Ineos

L'uomo più ricco della Gran Bretagna, il patron dell'azienda chimica Ineos nonché numero 1 dell'omonima casa automobilistica, bussa già al nuovo governo chiedendo certezze sul futuro dell'auto elettrica

Keir Starmer non ha ancora fatto in tempo a insediarsi al numero 10 di Downing Street ma è già avvisato: l’uomo più ricco della Gran Bretagna, Sir Jim Ratcliffe, scalpita perché vuole regole chiare in merito alle auto elettriche. Senza non intende investire soldi in un mercato così incerto. Il patron di Ineos, terza azienda chimica al mondo per rilevanza (dopo BASF e Dow Chemical), nonché la più grande società privata del Regno Unito, aveva fatto sicuramente scalpore all’annuncio di volersi tuffare in una nuova avventura imprenditoriale (l’ennesima, considerando che a febbraio ha comprato il 25% del Manchester United per 1,3 miliardi di dollari) che riguardava il mondo dell’automotive. E torna a farne ora dato che ha deciso di puntare i piedi inoltrando al prossimo governo una richiesta ben precisa.

COM’È NATA LA INEOS A QUATTRO RUOTE

Il miliardario ex gestore di hedge fund Leon Cooperman, sportivo acclarato (maratoneta, nonché appassionato di sci e di vela) qualche tempo fa aveva chiesto all’industria automobilistica britannica un colpo di reni, considerata la condizione in cui versano ormai i marchi storici (emblematici sono i debiti in cui annaspa Aston Martin o il fatto che il marchio indiano Tata abbia acquisito Jaguar Land Rover). E dato che non aveva ricevuto risposta, aveva deciso di fare da sé, creando una divisione automobilistica interna alla propria azienda chimica che portasse perciò lo stesso nome: Ineos.

UNA 4X4 NON TROPPO BRITANNICA MA D’ALTRI TEMPI

Non proprio un’auto britannica al 100%, se si considera che il polo produttivo è a Smartville Hambach, in Francia e che il primo e unico modello sfornato finora, Grenadier – che riprende il nome del pub londinese in cui è stata partorita l’idea del veicolo – è stato sviluppato insieme all’austriaca Magna Steyr.

Si tratta di un 4×4 vecchio stampo che non ha mai fatto mistero di ispirarsi al leggendario (almeno per gli inglesi) Land Rover Defender, in commercio dal 1948 al 2016. Sarebbe stata proprio la sua uscita di produzione sul finire della passata decade ad aver spinto l’uomo più ricco del Regno Unito (con un patrimonio nel 2023 stimato da Forbes in 22,9 miliardi di dollari) a intraprendere la strada del costruttore d’auto.

E LA FUSILIER ELETTRICA?

Impresa per la quale non ha badato a spese, coinvolgendo per esempio il campione del mondo di Formula 1 Lewis Hamilton negli spot del Grenadier (in cui ovviamente appare anche l’eccentrico milionario). Non potendo restare a lungo con un solo modello a listino, a febbraio la Casa inglese ha presentato il prototipo della Fusilier, prevedendola per il 2027.

Ma a quanto pare il nuovo modello può attendere: “Ritardiamo il lancio dell’Ineos Fusilier per due motivi: la riluttanza dei consumatori ad adottare i veicoli elettrici e l’incertezza del settore in merito a tariffe, tempistiche e imposte”, ha infatti spiegato Sir Ratcliffe alla stampa.

LA POSIZIONE DI SIR RATCLIFFE

Una sorta di sciopero bianco attraverso il quale l’uomo più ricco della Gran Bretagna intende fare pressioni sull’esecutivo affinché decida in quale direzione andare. Ratcliffe non è un sostenitore convinto dell’elettrico: è un imprenditore e va dove gli dice di andare il mercato, o il legislatore (inizialmente anche l’Inghilterra pareva voler bandire i motori a scoppio, poi il rapido susseguirsi di premier ha reso confusa e pasticciata la situazione ancor più che nella vicina Unione europea) perciò la sua richiesta risulta pragmatica e sensata.

I DUBBI DELLA INEOS

Niente di nuovo rispetto a quanto dichiarato poco tempo fa dall’ad di Ineos, Lynn Calder, che aveva detto di non credere allo stop alle endotermiche previsto per il 2035 e che comunque fosse sbagliato puntare a livello legislativo solo sulle auto elettriche, come ha deciso di fare la Ue, sostenendo le parti della neutralità tecnologica. Quando gli stessi concetti vengono però espressi dall’uomo più ricco del Regno Unito la situazione cambia e le orecchie all’ascolto aumentano.

LE RICHIESTE RECAPITATE AL PROSSIMO GOVERNO

E dato che le sue parole hanno subito avuto eco in una Gran Bretagna chiamata al voto, la sua azienda ha puntualizzato: “L’infrastruttura di ricarica per i veicoli elettrici nella maggior parte dei mercati continua a crescere e la fiducia dei consumatori si adeguerà a questa tendenza, ma affinché l’industria raggiunga gli obiettivi di zero netto è necessaria una chiarezza a lungo termine da parte dei responsabili politici e una serie di opzioni tecnologiche disponibili che tengano conto di fattori quali le materie prime, le infrastrutture e l’accessibilità economica”. Insomma, il neo Primo ministro inglese Starmer è già avvisato: investimenti in cambio di certezza della legge. E magari anche di incentivi pubblici.

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