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Ecco le aziende che non rispettano il decreto anti Covid-19

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Critiche, auspici e suggerimenti ad aziende e governo dopo il decreto anti Covid-19. L’intervento di Raffaele Apetino, coordinatore nazionale Fim-Cisl settore Automotive


Ieri ancora una volta è stato emanato un nuovo decreto per fronteggiare emergenza sanitaria Covid-19, siamo all’ottavo decreto in ordine di tempo, dal 23 febbraio 2020. Nuove restrizioni agli esercizi commerciali ed ai cittadini ma come i precedenti non affronta in pieno il tema della sicurezza sul lavoro soprattutto nel settore automotive in materia di prevenzione del contagio. Dal governo semplici raccomandazioni e inviti che molte aziende non osservano.

Bisogna essere chiari, tutti siamo coscienti dell’emergenza in corso, ma quando si fanno provvedimenti di tale portata, che hanno impatti pesanti sulla vita delle persone, devono essere accompagnati da misure di sostegno al reddito come il ricorso ad ammortizzatori in via speciale, congedi parentali, altrimenti non si fa altro che accrescere un sentimento della paura già fortemente presente.

Su tutti questi temi, è necessario che il governo ascolti il sindacato. In questo momento più che mai con i nostri delegati, RSU e RSA, siamo in prima linea nei luoghi di lavoro per contrastare il coronavirus cercando in tutti i modi possibili di far applicare le normative di prevenzione del contagio, a partire dalla distanza di 1 metro per tutti, all’utilizzo delle mascherine, differendo le pause e mensa ecc. tutto per evitare assembramenti come invece sta avvenendo nei siti di Fca, Magneti Marelli, Cnhi, Piaggio, Bosch dove in questi giorni ci sono stati anche casi di lavoratori positivi al Covid-19.

Ma non basta se le norme emanate dal governo restano inviti o indicazioni di massima. E’ necessario essere chiari: se le aziende non sono in grado di far rispettare le misure di sicurezza bisogna fermare le produzioni altrimenti sarà il Covid 19 a fermarle a danno dei lavoratori.

Se nel Nord del nostro Paese il sistema sanitario è in una situazione vicina al collasso, non osiamo immaginare cosa potrebbe accadere nel Sud dove alcune strutture sanitarie escono da pochi giorni dal commissariamento per cattiva gestione delle risorse, dove nei presidi ospedalieri scarseggiano le mascherine e non ci sono abbastanza posti letto in terapia intensiva in grado di poter fronteggiare un’emergenza di tale portata.

Bisogna fare presto per evitare il peggio.

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