Economia

Covid-19, i tre scenari sull’impatto economico. Report Centro Einaudi

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Che cosa emerge da uno studio del Centro Einaudi diretto dall’economista Giuseppe Russo con gli scenari sugli impatti economici da Covid-19.

“Di previsioni sull’impatto del coronavirus se ne sono viste di tutti i colori. Quelle numeriche sono generalmente benevole. Quelle catastrofiche, per contro, sono solitamente prive di basi numeriche e logiche. In una delle più recenti, l’Ocse prevede addirittura il dimezzamento del tasso di crescita (da +2,9% nel 2019 a +1,5% nel 2020) del Pil mondiale, ma cade in contraddizione prevedendo per l’Italia una mite “crescita zero” nel 2020 (poco inferiore allo 0,2% del 2019). Come può essere? Non dovremmo avere un calo almeno pari alla media mondiale?”.

Se lo chiede l’economista e direttore del Centro Einaudi, Giuseppe Russo, che ha realizzato uno studio sugli effetti del coronavirus sul Pil italiano partendo dalla riduzione della spese delle famiglie. “All’impatto sui consumi – aggiunge Russo – abbiamo aggiunto un impatto sugli investimenti e sulle esportazioni, immaginando una benevola elasticità (0,5) di queste variabili al calo dei consumi. Il ragionamento è semplice. Più i consumi arretrano, più peggiora la fattibilità degli investimenti basati sui flussi di cassa. Per le esportazioni, poi, il ragionamento è il seguente: l’Italia non sarà il solo paese europeo a soffrire la crisi. Quindi pagherà, essendo un esportatore netto, anche un prezzo per il calo dei consumi altrui”.

I tre effetti di domanda escludono, al momento, che le misure di restrizione riguardino tutte le attività economiche. Per ogni variabile sono stati considerati tre scenari: se le misure durano fino al 2 aprile (scenario A), se proseguono fino al 15 aprile (scenario B) o se dureranno fino al 10 maggio (scenario C).

Gli effetti nei tre scenari vanno da un minimo di 41 fino a 81 miliardi di fatturati in meno. Partendo dai consumi e dallo scenario A, spiega Russo, questo prevede che gli 804 miliardi di consumi delle famiglie (prodotto di 2’571 euro di spesa media mensile per 26,1 milioni di famiglie) si eroderanno nel corso dell’anno di 24,9 miliardi. I settori più impattati in termini assoluti saranno quello dei trasporti (-7,3 miliardi), il settore della cultura, lo sport e i divertimenti (-4,5 miliardi), a seguire il turismo (-3,2 miliardi).

Nel complesso la spesa per i consumi si contrarrebbe del 3,1 per cento. Insieme a questa, scenderebbe del 2,5 per cento la spesa per gli investimenti (-7,9 miliardi) e dell’1,6% la domanda dall’estero (per via del contagio economico conseguente al contagio virale): -8,7 miliardi di esportazioni. Il vuoto di domanda da colmare, nello scenario più favorevole per l’economia italiana, ossia di fine dell’epidemia entro il 2 aprile, sarebbe di 41 miliardi e la contrazione del Pil sarebbe di 34 miliardi (-1,9 per cento).

Nello scenario B, il virus si prenderebbe ancora un paio di settimane per andarsene. “La spesa per i consumi – analizza l’economista – scenderebbe di 42 miliardi (- 5,2 per cento) e trascinerebbe giù gli investimenti (-13,3 miliardi, -4,2 per cento) e le vendite all’estero (- 14,7 miliardi, pari a -2,6 per cento). Il vuoto di domanda da colmare nello scenario intermedio (B) di fine delle misure nella seconda metà di aprile, sarebbe di 70 miliardi. Inserendo questo input nel modello dell’economia italiana, si avrebbe una contrazione del Pil di 57 miliardi (-3,2 per cento)”.

Infine, nello scenario C, il virus si sconfiggerebbe solo verso il 10 di maggio. La spesa per i consumi scenderebbe in ragione d’anno di 48 miliardi (-6 per cento) e porterebbe a una conseguente contrazione degli investimenti di 15,4 miliardi (-4,8 per cento) e delle vendite all’estero di -17 miliardi (-3 per cento). Il vuoto di domanda da colmare, nello scenario peggiore (C) sarebbe di 81 miliardi. E la contrazione del Pil italiano sarebbe di 66 miliardi (-3,7 per cento).

“Basta guardare questi risultati per comprendere che le misure in campo, se saranno 7,5 miliardi, non basteranno – conclude Russo – qualsiasi caso sia considerato, il vuoto nei consumi sarà di ampiezza ben maggiore di quella che il Governo si accinge ad affrontare”.

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