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Come stanno gli stabilimenti Stellantis in Italia? Report Fim-Cisl

Stellantis Stabilimenti

Stellantis, come tutte le altre Case, è alle prese con la sfida dell’elettrificazione, ma come stanno i suoi impianti in Italia alla luce delle turbolenze geopolitiche?

La crisi morde Stellantis. E non poteva essere altrimenti, dato che la situazione geopolitica, il continuo rialzo delle materie prime e la costante carenza di chip sta frenando l’intero comparto dell’automotive. Perfino Tesla, che negli ultimi anni ha viaggiato come un treno, nella prima metà del 2022 ha riportato un primo, vistoso, rallentamento nella produzione, come segnalato dall’agenzia di stampa Energia Oltre. Ma come stanno gli ex stabilimenti Fiat in Italia? Lo svela un report Fim-Cisl secondo cui il 2022, dall’andamento di questi primi 6 mesi, si sta prefigurando come il quinto anno consecutivo di flessione delle produzioni. “Se nell’arco temporale di quattro anni, 2017-2021, si era perso il 35% della produzione complessiva da 1.035.454 a 673.475 – si legge nel documento -, rischiamo di scendere, su base annua, sotto le 650.000 unità (-37% rispetto 2017) tra auto e commerciali, con una produzione auto appena sopra le 400.000 (circa -40% rispetto 2017). Avremmo una situazione completamente opposta se non ci fossero stati gli stop produttivi per i semiconduttori: stimiamo che nel 2022 si perderanno circa 200.000/220.000 vetture rispetto alle potenzialità produttive generate dagli ordini acquisiti”.

IL FOCUS SUGLI STABILIMENTI STELLANTIS IN ITALIA

Venendo nel dettaglio dei singoli stabilimenti Stellantis nel nostro Paese, per quanto concerne il Polo Produttivo di Torino, nel report si sottolinea come i volumi produttivi misurati nel I° semestre 2022 siano pari a 48.760 unità rispetto alle 35.014 rilevate nel 2021 (+39,3%). Il peso maggiore della crescita continua a essere determinato dalla produzione della 500 bev che, partita nel mese di ottobre 2020, nel 2021 si è attestata sulle 53.819 unità. Dal 10 gennaio la linea della 500e è partita su due turni, raddoppiando l’attuale produzione, che mediamente oggi si assesta su circa 360 vetture al giorno, con una crescita rispetto al semestre 2021 del +54% (da 25.219 a 38.830) L’attuale andamento fa prefigurare un 2022 con oltre 70.000 Fiat 500e prodotte.

La crisi dei semiconduttori sembra finora aver risparmiato lo stabilimento di torinese, con la perdita di solo n. 14 turni (7 giorni) sulla linea della 500e. L’80% dei volumi dello stabilimento torinese sono rappresentati da 500 bev, il restante 20%, poco meno di 10 mila vetture, è rappresentato dalle produzioni Maserati Levante, Ghibli e Quattroporte che dal 17 gennaio 2022 sono tutte prodotte sulla “Linea Maserati” di Mirafiori, che marcia solo su un turno. A seguito della preparazione della produzione di Quattroporte e Ghibli su un’unica linea, la partenza della produzione delle Maserati a Mirafiori ad inizio anno non è partita immediatamente, ma nonostante questo nel I° semestre 2022, con le 9.930 unità si è di fatto raggiunto la produzione dello scorso semestre +1,4%.

Nel frattempo sulla linea di Maserati stanno facendo la loro comparsa, in fase di testing, le nuove Maserati Gran Turismo e Gran Cabrio, dove è prevista la partenza produttiva verso la fine del II° semestre. La versione full-elettric è già prevista per il 2023, a cui si aggiungerà dal 2024 la sostituzione dei modelli berlina E/E+ (attuale segmento di Ghibli e Quattroporte) e Levante. “Sul mondo Maserati – si legge nel report Fim-Cisl – ci sono molte aspettative, il Piano “dare Foward 2030” presentato da Ceo Carlos Tavares, pone al centro della strategia del gruppo Stellantis l’incremento di tre volte del peso delle nuove auto dei segmenti dei veicoli premium e di lusso “Maserati, Alfa Romeo, Lancia e Ds”, i ricavi aumenteranno di quattro volte e la redditività di cinque volte entro il 2030. Le aspettative di Torino sono innanzitutto di ritornare ai livelli 2017 dove i volumi Maserati erano esattamente il doppio di quelli raggiunti nel 2021”.

Proseguendo nell’elenco degli stabilimenti Stellantis nel Paese, un’altra zona industriale col segno “più” è quella dell’impianto di Cassino la cui produzione nel I° semestre è di 26.310 unità, con un incremento rispetto al 2021 del + 14,6%, ma comunque sotto del -8,2% al dato 2019 pre-pandemia. Il vero raffronto con Cassino – spiegano gli autori del report – deve essere fatto con il 2017, dove le produzioni erano 2,7 volte in più (I° semestre 2017 n. 70.849).

Dal 2017 – denunciano da Fim-Cisl -, lo stabilimento continua a perdere volumi e occupazione. Si è perso oltre il 65% della produzione e oltre 1100 occupati. Nella produzione del I° semestre 2022, il 34% è rappresentato da Alfa Romeo Giulia e il 59% dall’Alfa Romeo Stelvio e il 7% dalla nuova Maserati Grecale. La produzione è stata condizionata da un continuo stop produttivo determinato dalla mancanza di semiconduttori, nei primi sei mesi sono state complessivamente 39 turni di lavoro, coperte in parte con CDS e con recuperi produttivi da effettuare. Nei restanti giorni lavorativi comunque si è marciato a velocità ridotta con circa 150 lavoratori ogni giorno in ammortizzatore sociale.

Le produzioni di Giulia e Stelvio, vengono svolte da tempo su un unico turno centrale. Nel corso del 2021 i fermi produttivi avevano raggiunto circa 92 giorni. Nel II° trimestre è partita la produzione del nuovo suv Maserati Grecale. “Durante la presentazione del Piano Stellantis – dicono i sindacati -, Cassino è stato descritto come la “Casa dell’Alfa Romeo”. Potenzialmente è uno stabilimento con una capacità produttiva di circa 300.000 auto, quindi se la strategia è quella di quadruplicare i ricavi nel segmento premium e lusso (Maserati, Alfa Romeo, Ds e Lancia), come Fim-Cisl ci attendiamo nei prossimi incontri una nuova assegnazione”. Con il Maserati Grecale approderà a Cassino anche la piattaforma premium con motorizzazione elettrica già nel 2023, in questi giorni si sono prodotte già le prime versioni ibride e avviati i corsi di formazione per il personale che produrranno per future versioni elettriche, che saranno poi sviluppate anche sugli altri due modelli di Alfa Romeo presenti nel Plant.

Nel I° semestre, il crollo più pesante in termini di volumi produttivi nelle auto è quello di Melfi, con – 17% rispetto al 2021 (- 19.216 unità). E’ l’unico stabilimento di assemblaggio auto che segna una perdita in rapporto al 2021. Quel che è peggio, è che anche rapportato al 2019 è comunque quello con la perdita maggiore, di oltre 59.187 auto (-38,7%). Delle quasi 93.580 auto prodotte il 23% è rappresentato da 500x, il resto sono le vetture Jeep, 34% Compass e 43% Renegade.

Nel report si legge: “Non si raggiungerà la produzione del 2021 e molto probabile nel 2022 la produzione sarà intorno alle 150.000 unità. Circa il -62% delle produzioni massime raggiunte nel 2015 dopo il lancio di Renegade e 500x. Lo stop produttivo generato dalla mancanza dei semiconduttori ha pesato enormemente sullo stabilimento, nei primi sei mesi sono circa 161 i turni di fermo gestiti con Cigo e CDS. La mancata partenza dei 20 turni preventivati inizialmente per il 1°marzo e la discesa di fatto a 15 turni hanno determinato un contraccolpo occupazionale di circa 1.500 lavoratori. Per evitare ripercussioni negative, si è dovuti intervenire con vari strumenti, trasferte infra-gruppo (circa 250) e incentivazioni all’uscita su base esclusivamente volontaria (nell’ultimo anno ha coinvolto 830 lavoratori), stipula di un nuovo Contratto di Solidarietà dal 4 aprile al 7 agosto 2022, che nella nuova normativa consente una riduzione massima mensile dell’orario di lavoro dell’80%”.

Da Agosto 2022 la direzione Stellantis ha già richiesto altri ammortizzatori sociali straordinari per accompagnare la transizione dello stabilimento di Melfi verso la produzione dei quattro nuovi modelli multibrand completamente elettrici, sulla piattaforma Bev STLA Medium.

La produzione nello stabilimento di Pomigliano d’Arco ha raggiunto le 79.730 unità (+9,7% rispetto al 2021). Se lo raffrontiamo al periodo pre-covid del 2019 il calo è del -32%. La novità del II° trimestre è costituita dalla salita produttiva del nuovo suv Alfa Romeo Tonale con 3.730 unità. Anche a Pogliano i semiconduttori hanno colpito le produzioni, nello specifico solo la Panda, che rispetto al 2019 è a -35%. Nel corso del I° semestre 2022 i fermi produttivi sono stati di 82 turni (41 giorni), a cui bisogna aggiungere nel primo trimestre la presenza di circa 300 persone ogni giorno in cassa integrazione.

Lo stabilimento di Pomigliano occupa 4.250 lavoratori, circa 230 in meno a seguito delle uscite volontarie. Oggi lo stabilimento è organizzato a due turni sulla linea della Panda e ad un turno sulla linea del Tonale, con una produzione di circa 180 vetture. Le previsioni sono positive, nel mese di settembre è prevista una crescita produttiva del Tonale e il lancio della produzione del Dodge Hornet, questo dovrebbe determinare il passaggio a due turni, con un beneficio sia sui volumi che sull’occupazione.

La conferma della produzione di Panda fino al 2026 e la salita produttiva di Tonale e Hornet, mette lo stabilimento nella condizione di una potenziale piena occupazione e un azzeramento degli ammortizzatori sociali, già in questa ultima fase il CDS è in gran parte usato solo per la gestione dei fermi produttivi. Inoltre nello stabilimento di Pomigliano sono in fase di inserimento occupazionale tutti i dipendenti di PCMA e del Polo Logistico di Nola.

Venendo all’impianto Sevel – Atessa, il report di Fim-Cisl informa che le produzioni nei veicoli commerciali nel I° semestre del 2022 ha raggiunto la quota di 102.900 unità, con un risultato negativo rispetto al 2021 del – 37,2% dove si erano prodotte 163.780 unità. Quello abruzzese è l’unico stabilimento di produzione al di sotto anche del periodo covid del 2020. La situazione dei fermi produttivi per i semiconduttori ha condizionato fortemente i risultati produttivi. Nel 2021 rispetto alle stime del mese di maggio 2021 (quando erano partiti i 18 turni) si son perse circa 40.000 furgoni per la mancanza di semiconduttori. Tutto questo ha impattato negativamente sui livelli occupazionali del sito. “L’azienda unilateralmente ha portato la turnistica a 15 con un contraccolpo occupazionale di oltre 1000 lavoratori: circa 600 sono i lavoratori in somministrazione a cui l’azienda non interrotto il lavoro a questi vanno aggiunti i cassintegrati infragruppo che erano in trasferta”.

Nei primi sei mesi dell’anno 2022 i semiconduttori hanno fermato complessivamente 116 turni lavorativi. Nei mesi scorsi l’azienda in un primo momento aveva valutato la possibilità di partire con un incremento di turni, ma per il shortage dei componenti ha rinviato la decisione. “Ad oggi il problema dei semiconduttori rimane quello più grave in particolare per Sevel -spiegano da Fim Cisl -, c’è un numero importante di ordini che non vengono evasi e soprattutto il costo a carico dei lavoratori per via dell’uso degli ammortizzatori sociali diventa sempre più pesante. Il recente accordo con Toyota rappresenta una ulteriore potenzialità per il futuro di Sevel, oltre a quella che si è determinata dalla partenza nel mese di ottobre 2021 della produzione dei veicoli commerciali anche di Opel e Vauxall”.

Per questo da Fim-Cisl continuano a chiedere alla dirigenza di investire e sviluppare le motorizzazioni ad idrogeno. “La copertura anche di questa tipologia di produzione consentirà allo stabilimento di Val di Sangro di continuare ad avere la leadership nel settore. Nel Piano Stellantis la costituzione di un’area specifica del business dei veicoli commerciali, rappresenta un chiaro segnale di rafforzamento sia di investimenti che di volumi. Per noi comunque rimane aperta la questione che dovrà essere verificata con attenzione circa gli equilibri interni al gruppo dopo la partenza della produzione in Polonia. Ribadiamo la necessità da parte nostra, di avere la garanzia che la produzione del nuovo stabilimento polacco sia aggiuntiva e non sostitutiva di quella italiana. In linea con gli impegni di rafforzamento di Sevel, è necessario che Stellantis stabilizzi i lavoratori a tempo indeterminato con una soluzione positiva per i lavoratori in somministrazione ancora in forza in azienda (circa 280), e assuma l’impegno a recuperare in via prioritaria gli oltre 650 a cui è stato interrotto il contratto nel corso del 2021 a seguito della mancanza di semiconduttori. Alla ripartenza dei volumi questa è una questione non rinviabile”.

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