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Come sta la filiera italiana dell’automotive? È pronta per il Fit for 55?

Filiera Automotive

La filiera italiana dell’automotive guarda a partner tecnologici e alle università per affrontare le sfide della transizione ecologica. Ma il legislatore comunitario fatica a decidere e l’incertezza certo non aiuta gli investimenti in ricerca e sviluppo

Con la rapida trasformazione tecnologica in atto, data dall’incalzare del Fit for 55 che chiede all’automotive europeo di passare velocemente, entro il 2035, dalle motorizzazioni endotermiche a quelle elettriche, si sta ridisegnando una intera filiera. Chi può si adegua e si reinventa, chi non ci riesce è destinato a sparire. È per questo che mai come nella fase contingente le imprese stanno puntando sulla ricerca e sviluppo e anche su nuove partnership, in particolar modo con startup innovative e università, per accelerare processi, digitalizzare sistemi e mettere le mani su brevetti che sfruttino gli ultimi ritrovati della tecnica. Ma com’è la situazione in Italia, mercato storicamente chiuso e percepito come tradizionalista?

LA FILIERA DELL’AUTOMOTIVE FA INNOVAZIONE

Secondo la fotografia scattata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo basata sulla intervista a 126 imprese specializzate nella filiera dell’automotive italiana, soprattutto di dimensioni medie e grandi, con un fatturato complessivo che nel 2021 è stato pari a circa 15 miliardi di euro, ci sarebbe una buona diversificazione produttiva e una elevata propensione a innovare: il 69% ha, infatti, un centro di ricerca e sviluppo, con punte del 78% tra le imprese più grandi.

I fornitori di tecnologie e le università potranno divenire i principali partner delle aziende del settore: sono, infatti, stati indicati come potenziali partner rispettivamente dal 61% e dal 54% delle imprese intervistate.

Quasi nove imprese su dieci dichiarano di considerare un’opportunità la transizione tecnologica in corso nel settore. Sono però necessari rilevanti investimenti in R&S e vi è ancora un forte legame tra dimensione dell’impresa e progetti di innovazione.

LA SCURE DEL FIT FOR 55

Del resto, bisogna arrivare preparati all’entrata in vigore del pacchetto europeo sul clima, che sostanzialmente per l’industria dell’automotive del Vecchio continente si traduce nell’addio alle motorizzazioni endotermiche. A questo proposito giova ricordare che l’8% del PIL dell’Unione Europea è rappresentato da ricavi generati dal comparto auto; l’11,5% della forza lavoro manifatturiera e ben il 6,6% della forza lavoro complessiva in Europa è coinvolta nel settore.

Nell’ultima riunione, il Consiglio europeo Ambiente (che si compone appunto dei ministri dell’Ambiente dei 27 Paesi membri dell’Unione europea) oltre ad aver bocciato la proposta dell’Italia di rinviare al 2040 il termine ultimo per l’azzeramento delle emissioni climalteranti, ha adottato una “posizione comune” in vista dell’avvio delle trattative con l’Europarlamento e la Commissione sulla cosiddetta neutralità tecnologica, aprendo la porta anche a biocarburanti e alle tecnologie “intermedie” come l’ibrido plug-in.

COS’È LA NEUTRALITA’ TECNOLOGICA DELL’UE

Nel 2026, dunque, secondo quanto ha affermato il ministro francese per la transizione ecologica, Agnes Pannier-Runacher, la Commissione “valuterà i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100% e la necessità di riesaminare tali obiettivi tenendo conto degli sviluppi tecnologici, anche per quanto riguarda le tecnologie ibride plug-in e l’importanza di una transizione praticabile e socialmente equa verso le emissioni zero”.

Insomma, l’Ue non intenderebbe obbligare i costruttori al passaggio all’elettrico e si impegna a valutare soluzioni alternative a patto che consentano di raggiungere gli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici. “Questa è una grande sfida per la nostra industria automobilistica, è una necessità di fronte alla concorrenza di Cina e Stati Uniti che hanno scommesso molto sui veicoli elettrici”, ha ammesso l’esponente del governo francese. Naturalmente, non è proprio vero che l’Ue non stia obbligando le industrie dell’automotive e la rispettiva filiera a virare verso l’elettrico, visto che gli Stati hanno iniziato a muoversi sulle infrastrutture di ricarica, quindi difficilmente ci sarà spazio per altre soluzioni, almeno in tempi brevi.

TAVAREZ CONTINUA A SBUFFARE

Non a caso, l’ad del gruppo Stellantis, Carlos Tavares, continua a tenere una posizione molto critica rispetto al piano comunitario in costruzione. “Tutto ciò che ho visto e sentito finora mi fa credere che ai policy makers non interessi se i costruttori abbiano sufficienti materie prime per supportare il passaggio all’elettrico e che pensino che in ogni caso troveremo la soluzione”, ha detto il Ceo a margine della sua visita alle nuove linee dell’impianto francese di Trémery-Metz.

Quanto al balletto dell’Ue sulle soluzioni intermedie rispetto all’elettrico: “Non ci aspettiamo di partecipare al confronto sulle ibride: ci limiteremo a rispettare le decisioni prese. Il tempo delle discussioni è finito: oggi siamo nella posizione per cui i nostri piani sono operativi e nei prossimi mesi siamo pronti a investire ancora di più nell’elettrificazione, augurandoci soltanto che questa strategia europea rimanga stabile, perché in caso contrario si potrebbe creare un grosso problema”.

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