Mobilità

Come si muoverà Aspi sulla mobilità elettrica

di

Ansfisa

Realizzazione di una rete diffusa di stazioni di ricarica ultra-veloce all’interno delle principali aree di servizio per favorire la diffusione della mobilità elettrica grazie all’installazione della nuova rete di colonnine HPC (High Power Charger).

E’ uno dei pilastri del piano green di Austostrade per l’Italia voluto dall’amministratore delegato di Aspi, Roberto Tomasi.

Nei prossimi mesi Aspi metterà in atto una sorta “rivoluzione green” che darà una spinta alla diffusione della mobilità elettrica in Italia che si basa su un nuovo modello di gestione energetica della rete.

In questa prospettiva, l’installazione delle prime 67 colonnine partirà già quest’anno. Aspi sta avviando una prima sperimentazione in tre Aree di Servizio (a Milano, a Bologna e Roma), per servire i due ambiti urbani con la più alta concentrazione di auto elettriche in Italia, oltre al nodo bolognese al fine di intercettare il traffico straniero proveniente dal centro/nord Europa. La tecnologia adottata sarà quella a 350 kW, in partnership con un primario operatore del settore. Il valore della sperimentazione ammonta ad oltre un milione e mezzo di euro.

Ma qual è al momento la situazione? Attualmente il mercato della distribuzione di energia elettrica finalizzata alla ricarica per le auto presenta essenzialmente due tipologie di infrastrutture:

a) quella fornita dagli operatori tradizionali della distribuzione, che offrono piattaforme per la ricarica a velocità base (fino a 50 Kw). Questo tipo di tecnologia non è adeguata alle esigenze dell’utenza autostradale, in quanto non consente tempi di ricarica rapidi. Ad esempio, per coprire il tragitto Roma – Milano oggi sarebbero necessarie, con una guida particolarmente economica e attenta, tra le 2 e le 4 soste per la ricarica, con tempi aggiuntivi per ciascuna ricarica tra i 30 e i 60 minuti, molto superiori rispetto ai 5 minuti necessari per l’unico rifornimento di auto ad alimentazione «tradizionale». Un viaggio affrontato con l’auto elettrica sarebbe quindi superiore alle 10 ore, contro le 6 di un’auto tradizionale.

b) quella fornita dai produttori automobilistici che, nella strategia di alimentare la produzione e la vendita delle automobili elettriche, offrono piattaforme di ricarica a prestazioni elevate ad alta potenza. Tali piattaforme tendono però a essere dedicate ai soli clienti della singola casa automobilistica e non risultano quindi adatte a servire un target “multiclient” (ogni cliente dotato di una qualsiasi delle vetture elettriche disponibili).

Ad oggi quindi – notano gli addetti ai lavori – non esiste una soluzione in grado di servire il mercato autostradale con tecnologia e caratteristiche (livello di servizio, potenza massima erogabile, neutralità tecnologica e di mercato, diffusione, etc.) adeguate a stimolare un reale ed effettivo sviluppo della mobilità elettrica sulla rete autostradale italiana.

Per questo Autostrade per l’Italia ha sviluppato il proprio piano strategico per la distribuzione dell’energia elettrica lungo la sua rete al fine di fornire ricariche ad alta velocità alla clientela, attraverso una gestione diretta dell’infrastruttura. Tale approccio garantisce infatti la totale neutralità tecnologica e di mercato, consentendo di servire qualsiasi cliente dotato di una vettura ricaricabile in corrente continua.

Ecco che cosa prevede in dettaglio il progetto di Aspi che ha già ricevuto il nulla osta dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti retto da Paola De Micheli:

– l’installazione, in una prima fase, di stazioni di ricarica ultra-veloce in 67 aree di servizio (il 31% del totale) individuate per coprire in modo omogeneo tutta la rete di Autostrade per l’Italia. Al termine di questa fase di start-up sarà dunque presente una stazione ogni 90 km, ciascuna delle quali sarà dotata di 4/6 postazioni di ricarica. L’investimento per l’infrastrutturazione sarà di oltre 35 milioni di euro e sarà totalmente a carico di Aspi, senza prevedere alcuna remunerazione in tariffa.

– la fase successiva scatterà quando, grazie all’investimento iniziale di Aspi, sarà stato raggiunto un elevato tasso di utilizzo in “day-time” delle colonnine installate, che certificherà il raggiungimento di una domanda di ricarica elettrica strutturale e in progressiva crescita lungo la rete autostradale. Questo consentirà ad Aspi di estendere la fornitura anche al restante 69% delle aree di servizio, mediante gare aperte ad altri operatori del settore che vogliano cimentarsi sul fronte retail. Si favorirà in questo modo la nascita di un mercato sempre più aperto e un’offerta diversificata e concorrenziale, che garantisca la determinazione dei prezzi di ricarica alla colonnina in modo libero e trasparente.

– dal punto di vista tecnologico, le colonnine di ricarica installate saranno tutte ad altissima potenza (fino a 350KW; si tratta di una tipologia che, al momento, è presente in soli 2 punti di ricarica in Italia) per consentire una ricarica completa tra 15 e 20 minuti. Questa significativa riduzione dei tempi consentirà di equiparare il tempo medio di sosta in un’area di servizio di chi viaggia con un’auto elettrica a quello di un viaggiatore con autovettura alimentata a benzina o diesel. Di conseguenza, il tempo di percorrenza della tratta Milano-Roma scenderà da 10 a 6 ore (la durata attualmente impiegata con auto a benzina o gasolio).

– la gestione diretta del servizio di ricarica presenta tre caratteristiche importanti: comfort, sicurezza e digitalizzazione, adottando una logica di totale neutralità tecnologica e di mercato secondo la modalità “multiclient”, in grado di servire qualsiasi cliente e autovettura elettrica.

– il piano di Aspi prevede, infine, l’ottimizzazione del circuito di distribuzione elettrica nelle aree di servizio, ottimizzando le potenze impiegate e i relativi consumi, abbassando così i costi e, soprattutto, risparmiando energia. Aspi, agendo come “ground-breaker” del settore.

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