Mobilità, Mobilità elettrica

Come l’Europa viaggia verso l’elettrico. Report Giuricin (Milano Bicocca)

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autobus elettrico

A livello europeo, circa un terzo delle emissioni di CO2 è emesso dal settore dei trasporti. Per questo, sempre più governi si stanno rendendo conto che è ormai necessario andare verso un sistema maggiormente sostenibile da un punto di vista ambientale, senza però scordarsi dell’elemento dell’economicità. Anche perché, coi dovuti investimenti, lo sviluppo tecnologico può aiutare a rendere più efficiente il trasporto pubblico, per esempio potenziando quello su rotaia o rendendo accessibili costose tecnologie pulite.

Su questi temi ieri all’Università Milano Bicocca, nell’ambito delle iniziative di Bicocca Sostenibile, è stato presentato un report curato dall’economista Andrea Giuricin che fa il punto sulla situazione (leggi anche: A Milano la presentazione del Libro Bianco sull’auto elettrica, tutti i dettagli).

COME CI SI SPOSTA NEL VECCHIO CONTINENTE

Se nei trasporti il nostro Paese registra una arretratezza ormai nota, anche nel Vecchio Continente la situazione non è entusiasmante – come riporta il report del professor Andrea Giuricin – con il 76,4% delle merci che viaggia su gomma e solo il 17,4 su rotaia. Medesima situazione è riscontrabile lato trasporto di persone: circa il 73% si sposta su auto e moto, circa il 10 si affida ai mezzi pubblici.

COME CI SI SPOSTA IN ITALIA

Dati ancora più sconfortanti con riferimento al sistema di trasporti italiano, dove oltre l’85% delle merci viaggia su gomma e circa il 15% su rotaia (via nave solo una quota infinitesimale) mentre, per ciò che concerne il trasporto di persone, più dell’81% viaggia su mezzi propri, circa il 13 su bus e metro e il 6% su treno.

PERCHE’ OCCORRE INTERVENIRE SUI TRASPORTI

Come si anticipava, il sistema dei trasporti è responsabile di un quarto delle emissioni nocive prodotte nel Vecchio Continente, così ripartite: quota più o meno analoga è prodotta dal riscaldamento domestico mentre il 28% dall’industria, per limitarci agli attori principali. C’è però una differenza sostanziale tra l’impatto ambientale dei vari tipi di trasporto: nel 2014 i trasporti merci su gomma sono stati responsabili dell’emissione di 140 g/tkm di Co2, contro i circa 16 g/tkm del ferro.

SOSTITUIRE LA GOMMA E’ IMPOSSIBILE

Chiaro, dunque, dove intervenire. Anche se, tenuto conto che circa l’80% dei trasporti viaggia su gomma, non è possibile pensare di sostituire completamente l’automobile con altri mezzi di trasporto nel breve-medio periodo. “La mobilità – emerge dalle ricerche – deve però essere concepita in maniera differente, sempre tenendo in considerazione dell’aspetto economico, ma è indubbio che un minore impatto ambientale possa essere di fatto raggiunto anche o soprattutto tramite l’innovazione tecnologica”. L’innovazione tecnologica verrà affrontata in due punti: in termini di energia utilizzata (tipologia di carburante) e di sviluppo di nuove modalità.

CONSIDERARE IL CICLO COMPLETO DELLE EMISSIONI

“Per tale ragione è necessario compiere un’analisi del ciclo “all inclusive” per la mobilità e non ci si può fermare alle sole emissioni per l’utilizzo delle automobili o dei camion. Il ciclo completo delle emissioni considera anche la produzione dei veicoli, il trasporto dei carburanti e l’uso dello stesso da parte dei veicoli. Le emissioni di anidride carbonica, nel caso del biometano, possono essere considerate simili a quelle dei veicoli elettrici con una produzione dell’energia elettrica effettuata completamente con fonti rinnovabili”.

LO SHARING COME POSSIBILE SOLUZIONE

“La condivisione – proseguono gli analisti – sta diventando un elemento chiave della mobilità cittadina e le diverse alternative servono un mercato differente. Tutte queste modalità devono però essere considerate come una parte del tutto, dove non esiste in generale un mezzo migliore, ma dove ogni “pezzo” della mobilità deve essere costruito nella logica “seamless” o di continuità. Una continuità dove il trasporto pubblico locale è in grado di giocare un ruolo sempre più importante e dove le nuove forme di mobilità devono integrarsi ad un sistema di forza come questo”.

IL TEMA DELLA REGOLAMENTAZIONE

Resta poi il tema della regolamentazione. In molte città si sta sviluppando il free floating sharing dei monopattini elettrici (e-scooters). Lo sviluppo però è notoriamente bloccato dal fatto che nel nostro Paese non esiste ancora una normativa a livello nazionale (codice della strada) che renda chiaro l’utilizzo di questi mezzi (ieri il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha annunciato il varo del decreto). Da un punto di vista regolatorio è bene infine ricordare che la certezza della regolazione è chiave per attrarre investimenti (vale nel settore AV così come per gli e-scooters).

LA MOBILITA’ SOSTENIBILE NELLE UNIVERSITA’ ITALIANE

C’è poi un secondo studio, elaborato da Matteo Colleoni, che fotografa la mobilità green all’interno degli atenei. Se da un lato emergono differenti aspetti positivi quali una buona ripartizione modale e propensione alla condivisione, un elevato uso di modalità sostenibili (soprattutto TP e TPL) e un contesto strutturalmente favorevole all’innovazione, dall’altro si registrano ancora più numerose criticità. Tra queste: una forte disomogeneità territoriale (piccoli atenei e PTA), uno scarso ricorso alla mobilità attiva (soprattutto bicicletta mono-modale da parte degli studenti), sebbene – laddove presente – molto soddisfacente; profili pienamente insostenibili dove i bacini demografici sono più piccoli e le distanze intermedie; distanze e tempi elevati per gli studenti (qualità della mobilità e minore frequenza scolastica per chi impiega più tempo per raggiungere l’Università) e, infine, costi elevati della mobilità per chi vive lontano (oltre 40 km). Criticità che potranno essere superate solo facendo dell’Università un attore riconosciuto nella governance della mobilità sostenibile e dell’accessibilità accademica e con robuste iniezioni di liquidità pubblica.

ECCO DI SEGUITO LE SLIDE DEL PROF. ANDREA GIURICIN:

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