Mobilità

Come la Cina accelera sull’auto elettrica

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auto elettrica

L’approfondimento di Giuseppe Gagliano su Cina e auto elettrica

Come e perché procede la diffusione dell’auto elettrica?

Il percorso completamente elettrico è attraente perché sembra risolvere una serie di problemi. Nel 2018 l’Agenzia internazionale dell’energia stima che l’aumento delle emissioni di CO2  per un’auto elettrica sia del 33% rispetto a un’auto termica.

Tuttavia, da un punto di vista ecologico, l’auto elettrica è ben lungi dall’essere un veicolo pulito. In effetti, la costruzione di un veicolo elettrico richiede molta più energia rispetto alla costruzione di un veicolo termico. Inoltre, per ricaricare la batteria di un’auto elettrica, è necessario produrre questa elettricità a monte. Le fonti di energia elettrica in tutto il mondo sono ancora carbone e petrolio. E queste fonti rimangono molto inquinanti.

Proprio per questo, a livello economico, l’industria automobilistica sta affrontando una vera rivoluzione. I produttori sono costretti a cambiare l’intera catena di produzione. La Renault-Nissan Alliance ha investito 4 miliardi di euro nella sua gamma elettrica e la Volkswagen prevede di investire 20 miliardi entro il 2030. Oltre agli investimenti, la produzione di un modello elettrico o ibrido richiede il 50% di tempo di produzione in più rispetto a quello di un veicolo termico.

La marcia forzata verso il veicolo elettrico e la fine del veicolo termico richiedono pertanto adeguamenti significativi da parte dei produttori europei in un contesto di cambiamenti tecnologici e incertezze commerciali. Ebbene questo cambiamento nel paradigma industriale ridurrà l’attività delle fabbriche europee di motori termici, aumentando nel contempo l’attività dei produttori di apparecchiature a batteria, principalmente nelle mani di gruppi cinesi.

È stato infatti nel 2011 che il miglioramento dell’efficienza energetica è stato classificato come una priorità nazionale nel dodicesimo piano quinquennale del governo cinese (2011-2015).

Si scopre che questa politica industriale energica e ambiziosa è strettamente legata alla sua dipendenza dal petrolio. In effetti, nel 2017 la Cina ha superato gli Stati Uniti per diventare il più grande importatore di petrolio al mondo. Proprio per questo la Cina sta diversificando le sue fonti energetiche aumentando la quota di gas e energie rinnovabili. Questa dipendenza dal petrolio, ancora strettamente legata al consumo di carburante delle auto termiche, doveva essere controllata e quindi ridotta. La transizione energetica, per la Cina, sarà lo strumento per ottenere l’autonomia energetica.

Non sorprende allora il fatto che nel 2018, la Cina era il leader mondiale dei veicoli elettrici e intende mantenere la propria leadership nel mercato automobilistico del futuro. Il Dragone infatti ospita ora il 65% della capacità di produzione di batterie elettriche al mondo e la metà delle vendite mondiali di auto elettriche.

Non a caso la dal 2011 ha aumentato gli incentivi per lo sviluppo del veicolo elettrico su base regolare.

Al fine di vincere la sua scommessa sul veicolo elettrico, la Cina ha rapidamente capito che doveva prima assicurarsi le sue forniture di terre rare necessarie per la maggior parte dei motori elettrici. Il termine “terre rare” si riferisce a un insieme di 17 elementi metallici (scandio, ittrio e 15 lantanidi). Ignorando le regole del commercio internazionale, nel 2011 la Cina ha posto restrizioni all’esportazione di terre rare, imponendo quote di esportazione e autorizzando la limitazione dell’offerta di esportazione. Questa distorsione è stata oggetto di una procedura di risoluzione delle controversie da parte dell’OMC, che ha trovato il suo epilogo nel 2015. La Cina controlla quasi tutto questo mercato. Delle 170.000 tonnellate prodotte nel 2018, il 71% (120.000 tonnellate) è stato prodotto da quest’ultima, secondo il Servizio geologico statunitense. Gli altri produttori – Australia (20.000 tonnellate) e Stati Uniti (15.000) – sono molto indietro.

I gruppi cinesi stanno ora prendendo di mira i mercati internazionali: complesse procedure di approvazione per i motori termici collegati alle emissioni hanno ostacolato l’accesso ai mercati americani o europei, ma il motore elettrico elimina questa barriera all’ingresso. BYD, il colosso cinese dei veicoli elettrici, ha annunciato il 6 dicembre di aver vinto il più grande ordine di autobus elettrici mai registrato in Europa in virtù di un accordo con Keolis Nederland BV, la filiale olandese di Keolis”, specifica il produttore cinese in un comunicato stampa. 

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