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Chi critica (e perché) Ita post Alitalia

Altavilla

Ita: aumento di capitale, annunci e analisi degli esperti sulla neo compagnia aerea presieduta da Altavilla

L’assemblea dei soci di ITA – Italia Trasporto Aereo Spa – ieri ha deliberato, su proposta del consiglio di amministrazione, un aumento di capitale di 700 milioni di euro.

L’«iniezione dei 700 milioni» ci sarà «nei prossimi giorni», ha detto il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon. Secondo Ita la delibera segue «il perfezionamento dell’iter di approvazione in corso da parte della Commissione europea sulla scorta della “Comfort Letter” da essa emessa lo stesso 15 luglio».

“Quello di oggi è un altro importante passo del processo che vedrà il decollo della nuova compagnia il prossimo 15 ottobre. Con l’aumento appena deliberato, l’azionista pubblico conferma la solidità del progetto in un’ottica di investitore privato”, ha commentato ì il presidente di Ita Alfredo Altavilla. “Il prossimo passo sarà l’avvio immediato della negoziazione con Alitalia in amministrazione straordinaria per l’acquisizione del perimetro ‘Aviation’, in attesa del bando di gara per la cessione del brand Alitalia che auspichiamo avvenga nei tempi più brevi possibili”.

Ieri al termine dell’audizione alla Camera sulla «nuova Alitalia» Claudio Durigon, sottosegretario leghista all’Economia, riconosce che sono fondate le critiche all’accordo del 15 luglio tra il governo e la Commissione europea fatte da deputati delle commissioni Trasporti e Attività produttive.

“Le obiezioni dei deputati – ha scritto il Sole 24 Ore – riguardano il ridimensionamento di Ita, decollerà con meno della metà degli aerei di Alitalia pre-Covid (erano 113 a fine 2019), meno della flotta attuale, 85 aerei. Intanto i commissari hanno chiesto il prolungamento di 12 mesi della cigs fino al 23 settembre 2022 per un numero massimo di 7.086 addetti equivalenti a tempo pieno (Fte). Ita prevede un nuovo contratto di lavoro, più flessibile e con paghe più basse, da negoziare con i sindacati”.

Su numeri e prospettive si è concentrato in maniera critica anche l’economista esperto di trasporti, Ugo Arrigo, in un’analisi su Lavoce.info:

“Molte critiche possono essere formulate dal punto di vista economico a questa soluzione, peraltro quasi tutte già ripetutamente illustrate. Mi limito a riassumere le principali sotto forma di due domande.

La prima domanda: come è possibile che, in un mercato come quello del trasporto aereo che nel quinquennio pre-Covid è cresciuto in Italia di più del Pil cinese, vi siano esuberi pari ai tre quarti del personale dell’unica azienda nazionale rimasta di rilevanti dimensioni? La seconda: come è possibile che dei circa mille aerei impegnati full time pre-Covid a coprire i cieli italiani, oltre l’85 per cento appartenesse a vettori esteri? Ora, con Ita, la quota è destinata a salire al 92 per cento e, senza Ita – qualora dovesse fallire anch’essa – ad avvicinarsi al 100 per cento. Possibile che non siamo in grado di tenere in volo un solo vettore nazionale di discrete dimensioni?

Questi numeri non sono da fallimento aziendale e neppure da fallimento di settore, che è in realtà florido, sono numeri da fallimento del paese. L’Italia può permettersi di rinunciare a produrre in un intero settore, quello del trasporto aereo, affidandosi quasi totalmente alla produzione di vettori esteri? È evidente che non può trattarsi di una soluzione che sia plausibile estendere a una molteplicità di settori produttivi. Se non siamo capaci di produrre, dobbiamo diventarlo, non possiamo accontentarci del ruolo di meri consumatori.

Qualcuno potrà sostenere che l’analisi precedente sia pessimista, dato che la nuova azienda ha dichiarato di voler crescere nel tempo rispetto alle limitate dimensioni con cui partirebbe nel prossimo autunno. Ma non appaiono intenti plausibili, non è così che funzionano le strategie aziendali. L’offerta deve precedere e non seguire la dinamica della domanda, dunque la ripresa post-Covid, altrimenti saranno i concorrenti a soddisfarla. Gli spazi lasciati libero al decollo di Ita non resteranno liberi, ma saranno rapidamente e stabilmente occupati dai concorrenti low cost. E certo non saranno restituiti a Ita quando vorrà crescere di dimensioni. L’incremento di offerta sui cieli italiani annunciato dai principali operatori low cost già per i mesi estivi è la dimostrazione più evidente di questo dato di fatto”.

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